sito n.1 “Le brecce calcaree cretaciche di Santa Maria del Taro”

(P. Vescovi)

 

 

Accessibilità

 

Questo sito si colloca in sinistra Taro lungo la strada che esce da Santa Maria del Taro e risale il corso del fiume verso nord. Gli affioramenti descritti nel testo sono indicati con l’asterisco in FIGURA 1.

 

 

Descrizione del sito

 

Subito a nord di Santa Maria del Taro, lungo la strada che esce dal paese, affiorano brecce ofiolitiche che appartengono al Complesso di Casanova (CCV in FIGURA 2). In questo complesso ofiolitico si interpongono grandi lembi olistolitici di peridotiti serpentinizzate (Σ) e di basalti (verde scuro in FIGURA 2).

Proseguendo lungo la strada, in corrispondenza del primo asterisco rosso di FIGURA 1, affiorano Argille a palombini (APA in FIGURA 2) che registrano una deformazione tettonica molto complessa. Si riconosce in questa unità un piegamento polifasico: la deformazione duttile ha prodotto strutture isoclinali di prima fase ad asse NW-SE (FIGURA 3), alle quali segue un piegamento con direzione assiale circa W-E (FIGURA 4). Queste due deformazioni plicative sono ben confrontabili nello stile e nelle direzioni assiali con quelle che sono state riconosciute da Marroni et alii (1988) negli Scisti zonati che affiorano sul versante settentrionale di M. Ghiffi (SZO in FIGURA 2), alla base stratigrafica delle Arenarie di M. Gottero (GOT). Questa osservazione avvalora l’interpretazione di Elter e Zanzucchi (2005) che attribuiscono questo lembo di Argille a palombini all’Unità Gottero (FIGURA 2). Il contatto di sovrascorrimento sul Complesso di Casanova di queste Argille a palombini crea una fascia di deformazione molto intensa, dove l’unità risulta completamente smembrata (FIGURA 5).

Risalendo il F. Taro si osserva che il fondovalle diviene molto stretto perchè si trova ad incidere litologie meno erodibili; a NW di Morgallo infatti, il fiume imposta il suo corso in bancate di brecce basaltiche piuttosto potenti (FIGURA 6), alle quali seguono brecce poligeniche, sempre molto resistenti all’erosione. Nelle brecce basaltiche sono frequenti intraclasti calcarei, inglobati quando non erano ancora completamente litificati (FIGURA 7). Proseguendo verso nord, si continua ad attraversare un notevole spessore di brecce poligeniche, dove sono molto abbondanti gli intraclasti derivanti da unità sedimentarie cretaciche scompaginate che originariamente potevano configurarsi come una successione di strati torbiditici calcarei ed arenitici fini, di spessore medio e sottile, intercalati da frequenti livelli argillosi nerastri. Le brecce poligeniche contengono anche clasti ofiolitici che rimangono comunque decisamente subordinati (FIGURA 8), a testimonianza di un importante apporto da aree dove le alternanze argilloso-calcaree cretaciche, prima di essere completamente litificate, venivano smembrate dalla deformazione tettonica e da dinamiche gravitative. Avvalora quest’ipotesi la constatazione che nella breccia sono frequenti intraclasti calcarei a forma angolare ed a spigoli smussati che rivelano un evidente stato di consolidazione, ma una litificazione solo parziale. Le litologie pelitiche, decisamente più lente nel processo litogenetico (Labaume, 1987), durante l’episodio deformativo che ha creato gli intraclasti calcarei, perdono quasi completamente la loro coerenza e risultano ora maldistinguibili rispetto alla matrice (FIGURA 9). Per osservare nel dettaglio la forma degli elementi clastici della breccia ed i rapporti di tessitura, è opportuno scendere nell’alveo dove l’erosione torrentizia favorisce le esposizioni (FIGURA 10). Si potranno così osservare zone dove vengono ad adunarsi gli intraclasti calcarei e zone dove si concentrano fasce a litologia arenitica (FIGURA 11), in una breccia dove gli elementi ofiolitici risultano generalmente rari (FIGURA 12).

Le brecce descritte in questo sito sono note in letteratura come Brecce di S. Maria e si distribuiscono in prossimità del contatto tettonico tra l’Unità Ottone e l’Unità Orocco (Elter e Zanzucchi, 2005).

Mancano sicuri elementi biostratigrafici per dare a queste brecce un riferimento come età; la letteratura propone due interpretazioni che le collocano in posizioni stratigrafiche abbastanza diverse.

Una prima interpretazione ipotizza che il Complesso di Casanova e il Flysch ad elmintoidi di M. Orocco facessero parte originariamente di un’unica successione stratigrafica; in questo scenario le Brecce di S. Maria potrebbero occupare una posizione stratigrafica molto elevata, al passaggio tra il Complesso di Casanova ed il Flysch ad elmintoidi (Elter et alii, 1987).

In una seconda interpretazione si immagina invece che il Complesso di Casanova sia formato da una successione stratigrafica cretacica che inizia con Argille a palombini, a queste seguirebbero le Brecce di S. Maria e poi la potente successione ad ofioliti rimaneggiate del M. Penna (Casnedi et alii, 1993). In questa seconda ipotesi quindi le Brecce di S. Maria potrebbero essere riferite come età alla parte bassa del Cretacico superiore.

 

 

Motivo della scelta

 

La qualità delle esposizioni rende molto adatto questo sito per effettuare osservazioni finalizzate a meglio comprendere la genesi di queste brecce che nell’ambito delle Liguridi esterne costituiscono uno dei numerosi elementi di problematica collocazione stratigrafica.

 

  

Riferimenti cartografici

 

CTR   Sezione 215 SO “Borzonasca”, scala 1: 25.000