SITO n. 17  LA BASE DEL FLYSCH DI M. CAIO A BERCETO”

(P. Vescovi)

 

 

Accessibilità

 

Il sito è raggiungibile in auto partendo dal Poggio di Berceto e imboccando la strada secondaria che corrisponde al Sentiero 731 della Carta Escursionistica (1: 50.000) “Alto Appennino parmense est” della Regione Emilia-Romagna (FIGURA 1). Questa strada risale per più di 2 km il versante sinistro del T. Baganza, consentendo anche l’osservazione di ottimi affioramenti del Flysch di M. Caio.

 

 

Descrizione del sito

 

In questo sito è ben esposta la base del Flysch ad elmintoidi di M. Caio (Vescovi, 1982; 2002) che, con giacitura rovesciata, affiora estesamente lungo l’incisione del T. Baganza (FIGURA 2). Gli strati di questa formazione torbiditica di età campaniana superiore mostrano spessori variabili da qualche centimetro a diversi metri. Gli strati più sottili sono sempre costituiti da arenaria grigio scura, molto fine a cemento carbonatico, mentre gli strati più potenti mostrano un letto basale, generalmente decimetrico, di arenaria molto fine e compatta che passa superiormente ad un intervallo di marna grigia, potente diversi metri. Osservando con attenzione soprattutto le parti basali arenitiche degli strati più spessi e gli straterelli sottili, si riconosce facilmente la struttura a lamine (FIGURA 3), caratteristica di un ambiente deposizionale dominato da correnti che hanno trascinato sul fondo le sabbie prima di depositarle (Fontana et alii, 1994). Queste sabbie, prodotte dall’erosione in ambiente continentale, sono state trasportate dai fiumi e hanno raggiunto ambienti costieri e di piattaforma. Da queste zone le sabbie sono state poi convogliate su lunghissime distanze, verso i fondali profondi, ad opera di processi gravitativi sottomarini (correnti torbiditiche). I potenti intervalli marnosi, molto frequenti nel flysch, derivano invece da fanghi molto ricchi in carbonato di calcio. Questi ultimi non hanno un’origine terrigena, ma arricchiscono i flussi torbiditici dopo essere stati prodotti dall’attività biologica degli ambienti di piattaforma e delle zone meno profonde del bacino marino,

L’ambiente di sedimentazione molto profondo del flysch ad elmintoidi rende estremamente rari i ritrovamenti di macrofossili e gli studi che hanno permesso le datazioni si basano essenzialmente sull’analisi di nannofossili, rinvenibili abbastanza facilmente.

Alla base stratigrafica del flysch si trovano brecce poligeniche in strati lenticolari (FIGURA 4) e in corrispondenza del contatto tra le due formazioni si nota uno strato di breccia formata da clasti centimetrici, spigolosi o poco arrotondati, di litologie molto diverse (FIGURE 5,6). Fra gli elementi della breccia prevalgono i calcari micritici e sono molto diffuse anche rocce arenacee fini e ofioliti, talora si notano anche graniti (FIGURA 7). Percorrendo la strada verso nord-est, si scende stratigraficamente e si osservano diversi corpi lenticolari, di spessore metrico, di una breccia analoga alla precedente (FIGURA 8); essi testimoniano come il fondo del bacino cretacico, immediatamente prima dell’inizio della sedimentazione del flysch ad elmintoidi, fosse interessato da numerose colate sottomarine di materiale grossolano (FIGURE 9,10). Si possono notare anche lembi di strati calcarei le cui terminazioni risultano assottigliate dalla deformazione tettonica di estensione che ha agito quando la roccia non era ancora completamente litificata (FIGURA 11). Durante questi primi stadi della deformazione tettonica si formano anche insiemi di fratture che raccolgono i fluidi espulsi dal sedimento che viene compattato (Bettelli e Vannucchi, 2003). In queste fratture cristallizza calcite (cristallina o fibrosa), in reticoli di vene bianche e in guaine che rivestono molti clasti (FIGURA 12). I lembi di strati calcarei e i clasti di calcari micritici spigolosi che si ritrovano abbondanti nelle brecce sottostanti il flysch, derivano verosimilmente dallo smembramento della formazione delle Argille a palombini, avvenuto in gran parte quando queste ultime non erano ancora completamente litificate.

Insieme alle brecce sedimentarie ad elementi calcarei, fanno parte del substrato stratigrafico del flysch anche porzioni argilloso-calcaree brecciate, caratterizzate da una scagliosità pervasiva (FIGURA 13). Queste unità rocciose, definite in letteratura “argille scagliose”, rappresentano il prodotto di una deformazione che riorienta completamente i minerali argillosi durante la compressione tettonica e durante le fasi di espulsione dei fluidi contenuti nel sedimento (Pini, 1999; Vannucchi et alii, 2003).

 

 

Motivo della scelta

 

Il sito permette di osservare il contatto stratigrafico tra le torbiditi del flysch ad elmintoidi cretacico e le brecce ofiolitiche che costituiscono il suo Complesso di base.

Tale opportunità è piuttosto rara perchè l’intensa deformazione tettonica subita da queste formazioni liguridi e soprattutto la grande diversità di competenza, producono quasi sempre un’intensa tettonizzazione di questo particolare livello stratigrafico, obliterandone i caratteri primari.

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR Tavola 216 NE "Berceto", scala 1:25.000

        Tavola 216 SE "Passo della Cisa", scala 1:25.000