SITO n. 25 “I SALTI DEL DIAVOLO”

(P. Vescovi)

 

 

Accessibilità

 

Per questo sito, che descrive i Conglomerati dei Salti del Diavolo, è stata scelta la migliore esposizione che si localizza nella media Val Baganza, in corrispondenza dell’abitato di Chiastre (FIGURA 1), dove un taglio stradale seziona trasversalmente l’unità.

 

 

Descrizione del sito

 

L’unità dei Salti del Diavolo si estende dal Monferrato al Modenese e consiste in episodi conglomeratici gradati e grossolani, con uno spessore medio di 15 m circa. I conglomerati sono inseriti stratigraficamente nella successione cretacica che costituisce il substrato del Flysch di M. Cassio (Papani e Zanzucchi, 1970; Cerrina Feroni e Vescovi, 2002).

I Salti del Diavolo sono riferibili come età al Campaniano inferiore (Rio e Villa, 1987) e risultano intercalati ad argille rosse abissali (FIGURA 2) che a loro volta, contengono alternanze di torbiditi arenacee cretaciche superiori, in strati sottili (Vescovi et alii, 1999).

I caratteri litologici di questa successione cretacica superiore, dove le bancate conglomeratiche si trovano interposte ad unità argillose molto più erodibili, favoriscono l’individuazione di una morfologia selettiva e mettono in risalto i conglomerati rispetto alle argille. Inoltre, la particolare condizione tettonica della successione in questo tratto di Val Baganza, caratterizzato dal fianco sud-occidentale di un’importante struttura sinclinalica, conferisce una giacitura quasi verticale ai conglomerati (FIGURA 3). Questi costituiscono così un nastro roccioso abbastanza continuo, allungato trasversalmente sui due versanti della valle, dal paese di Cassio all’abitato di Piovolo, per una lunghezza di circa 5 km (FIGURA 4).

Il cordone conglomeratico che con continuità attraversa trasversalmente la Val Baganza (FIGURA 5), è senza dubbio la migliore esposizione di questa formazione geologica che come si è detto, si ritrova dal Monferrato all’Appennino modenese, in elementi molto discontinui, ma ben allineati secondo la direzione NO-SE della catena appenninica.

Immediatamente a nord di Cassio si osservano affioramenti molto spettacolari (FIGURA 6) dove vengono messe in risalto le particolari morfologie dei conglomerati, sottoposti all’azione degli agenti meteorici (FIGURA 7): nelle bancate sub-verticali l’erosione ha scolpito suggestive guglie, torrioni e pinnacoli di indubbia bellezza (FIGURA 8).

L’affioramento roccioso meglio esposto, che viene descritto in questo sito, è però la scarpata prodotta con il taglio stradale in prossimità dell’abitato di Chiastre (FIGURA 9). Qui si possono osservare agevolmente le caratteristiche sedimentarie e composizionali dei conglomerati. Alla base si riconosce un contatto erosivo con arenarie in strati decimetrici; queste risultano molto deformate dall’impatto prodotto dal flusso gravitativo catastrofico, quando è stata convogliata in ambiente marino abissale questa grande quantità di ciottoli, precedentemente elaborata da processi fluviali. L’azione erosiva del flusso conglomeratico lo ha portato ad inglobare lembi di argille rossastre e nere che costituivano l’originario substrato e che ora sono la causa di numerosi incavi, molto evidenti sulle superfici esposte all’erosione subaerea.

La porzione inferiore della bancata conglomeratica mostra la tessitura più grossolana (FIGURA 10) ed è formata da ciottoli di dimensioni millimetriche e centimetriche (generalmente non superano i 15 cm); talora, soprattutto nei litotipi granitici, si riscontrano clasti più grandi (FIGURA 11) (un blocco di granito di 3 metri di diametro è stato segnalato da Sames, 1967).  

I conglomerati verso l’alto passano gradualmente a granulometrie più fini, mostrando una chiara gradazione;

carattere molto comune nei depositi da flusso gravitativo. La parte alta della bancata presenta arenarie grossolane e medio-fini che nelle porzioni più massive sono state frequentemente oggetto di attività estrattiva (Bargossi et alii, 1997). Verso l’alto queste arenarie di tetto risultano laminate, consentendo di valutare con precisione l’inclinazione della stratificazione (FIGURA 12).

I ciottoli di dimensioni più grandi permettono di riconoscere abbastanza agevolmente che tutte le tipologie litologiche sono analoghe a quelle che affiorano nel settore lombardo del Sudalpino.

Fra i ciottoli si riconoscono litotipi metamorfici appartenenti al basamento ercinico (gneiss, micascisti e graniti), ignimbriti permiane violacee, vulcaniti verdi di età indeterminata, dolomie triassiche e carbonati giurassici (calcari oolitici biancastri, calcari selciferi grigi e selci verdastre). Si riconoscono inoltre, clasti spigolosi di calcari micritici bianchi e di calcari silicei verdini, riferibili come età al Giurassico terminale-Cretacico inferiore, originati in aree intrabacinali dalla disgregazione di depositi parzialmente litificati.

La composizione dei Conglomerati dei Salti del Diavolo indica una provenienza dei clasti da zone paleogeografiche molto affini al Sudalpino lombardo, ubicate lungo il margine cretacico superiore della microplacca adriatica (Elter et alii, 1966), in zone dove i rilevi si spingevano in posizioni molto prossime alla costa (FIGURA 13).

Interessante notare inoltre che nei conglomerati mancano gli elementi di litosfera oceanica così diffusi nelle altre unità liguridi cretacico superiori. Ciò porta ad escludere che la porzione di bacino ligure su cui si è accumulato il Flysch di M. Cassio, potesse ricevere apporti da zone oceaniche in subduzione.

Queste considerazioni suggeriscono quindi di collocare paleogeograficamente la successione dell’Unità Cassio sul margine continentale assottigliato della placca adriatica (Abbate e Sagri, 1982; Zanzucchi, 1988; Vescovi, 1993).

 

 

Motivo della scelta

 

L’unità dei Salti del Diavolo descritta in questo sito, costituisce uno degli elementi fondamentali che consentono la ricostruzione dell’evoluzione stratigrafica delle Liguridi esterne più orientali e la definizione della loro struttura tettonica. La composizione dei Conglomerati dei Salti del Diavolo è inoltre un elemento di massima importanza per elaborare ipotesi di ordine paleogeografico per il bacino ligure cretacico.

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR Tavola 217 NO "Cassio" scala 1:25000