SITO n. 33   I conglomerati fluvio-deltizii di Tabiano”

(A. Artoni)

 

 

Accessibilità

 

Il sito, situato nei pressi del castello di Tabiano, è facilmente accessibile e localizzato sulla strada che da Tabiano Bagni conduce a Tabiano (FIGURA 1). Il sito si suddivide in due stops. Il primo stop si trova tra la salita al castello di Tabiano (strada privata) e l’abitato di Tabiano (SA1 in FIGURA 1). Lo stop 2 si raggiunge ritornando verso Tabiano Bagni dallo stop 1 ed imboccando la prima strada a sinistra; dopo aver percorso questa strada per circa 500 m, all’incrocio di quota 328,5 m, in corrispondenza di C. Pallavicina, si svolta a sinistra e si percorre la strada sterrata. L’affioramento è visibile dopo aver superato C. dei Denti (SA2 in FIGURA 1).

 

 

Descrizione del sito

 

Lungo il margine padano e parmense dell’Appennino settentrionale, tra il torrente Stirone ad ovest e il fiume Taro ad est, sono presenti conglomerati che costituiscono una serie di rilievi orientati WNW-ESE (Carta Geologica d’Italia, 1967): Tabiano, Monte Manulo, Monte Desio, Miano. Questi conglomerati di età Messiniana (tra 7,2 M.a. e 5,33 M.a) sono presenti lungo tutto il margine appenninico, ma anche in tutta l’area mediterranea. Essi registrano l’evento noto come Lagomare quando, cioè, l’area mediterranea era occupata da diffusi rilievi che limitavano ampi bacini (laghi) comunicanti con il mare ed in cui si depositavano, oltre ai corpi conglomeratici, argille e i tipici livelli di carbonati da precipitazione chimica noti come “colombacci” (Ricci Lucchi et alii, 2002). Tale evento segue la nota crisi di salinità del Mediterraneo (5.96 M.a.-5.6 M.a.), caratterizzata dalla deposizione di successioni di rocce evaporitiche (gessi, salgemma, anidriti) e precede il ritorno di ambienti marini profondi nel Pliocene (5.33 M.a. fa) (Ricci Lucchi et alii, 2002). La caratteristica peculiare di questo sito è che i depositi conglomeratici, coevi all’evento Lagomare, testimoniano la presenza di ambienti fluvio-deltizii che si sono sviluppati in prossimità di rilievi montuosi che bordavano gli ampi laghi comunicanti con il mare ed esistenti in questa zona tra 5.6 M.a. (termine crisi di salinità del Mediterraneo) e 5.33 M.a. (inizio Pliocene).

 

Stop A1

Strati conglomeratici da medi a spessi costituiti da orto- e para-conglomerati a matrice arenacea con bassa maturità tessiturale e composizionale (FIGURA 2); i clasti sono mal selezionati e alcuni livelli hanno clasti con bassissimo grado di arrotondamento e brecce.

Gli strati hanno base erosiva e mostrano una gradazione verticale, talvolta data da gradazione inversa.

A tetto degli strati si osservano localmente strutture a festoni e livelli molto arrossati che indicherebbero un’iniziale pedogenizzazione (FIGURA 3). La composizione dei clasti è data da litologie che si ritrovano nella successione Ligure ed epi-Ligure delle aree limitrofe; sono inoltre presenti clasti delle Arenarie del Rio Gisolo e delle Marne del Torrente Ghiara.

I caratteri deposizionali e le strutture sedimentarie che si osservano sono associabili a processi di deposizione in massa di flussi iperconcentrati legati a piene fluviali e successivo modellamento da parte di correnti fluviali; tali depositi si ritrovano in ambienti deposizionali di barra di foce (Mutti et alii, 2000) che si formano allo sbocco di torrenti che costruiscono delta-conoidi e che si immettono in uno specchio d’acqua (lago o mare) provenendo dai rilievi circostanti, come ad esempio lungo le coste attuali della Nuova Zelanda (FIGURA 4). Generalmente questi sistemi deposizionali sono legati a bacini di drenaggio di piccole e medie dimensioni che trasportano il materiale d’erosione presente nel bacino durante i periodi di maggiore e/o più intensa piovosità.

Gli strati che si osservano in questo sito appartengono ad un delta-conoide che verso sud era collegato ad un bacino di drenaggio i cui corsi d’acqua attraversavano ed erodevano i rilievi costituiti da rocce che sono contenute come clasti all’interno degli stessi strati, ossia rocce delle unità Liguri, epi-Liguri, delle Arenarie del Rio Gisolo e delle Marne del torrente Ghiara. I livelli pedogenizzati evidenziano momenti di esposizione subaerea del delta-conoide. I caratteri dei depositi presenti in questo sito sono molto simili a tutti i coevi depositi presenti lungo il margine appenninico parmense (Artoni, 2003; Tebaldi e Molinari, 1999).

 

Stop A2

In questo stop è possibile osservare il passaggio da depositi pelitici e marnosi deposti in un ambiente marino da pelagico a emi-pelagico, di mare aperto, a depositi fluvio-deltizii equivalenti a quelli osservati nello stop A1. I depositi pelitici e marnosi appartengono all’unità delle Marne del Torrente Ghiara (Langhiano-Serravalliano circa 13.8 Ma) mentre i conglomerati fluvio-deltizii sono del Messiniano e posteriori a 5.6 Ma. Camminando lungo il sito si attraversa un’inconformità stratigrafica, una superficie sulla quale i processi geologici hanno fatto sì che non venissero preservate le rocce deposte, o che si sarebbero deposte, in un intervallo di tempo di 8.5 Ma (tra 13.8 e 5.6 Ma). La superficie di inconformità si è generata in una zona in cui hanno agito prevalentemente processi erosivi che hanno asportato tutte le unità stratigrafiche deposte al di sotto di tale superficie fino a raggiungere le marne langhiane. Queste ultime, nelle zone limitrofe, sono situate al di sotto delle Arenarie del Rio Gisolo (vedi sito n.32 “Le Ripe di San Biagio”). L’erosione ha asportato almeno 200 m di successione stratigrafica ed è legata al sollevamento di questa zona, in parte coevo, ma prevalentemente successivo alla deposizione delle arenarie torbiditiche del Rio Gisolo. Queste, da una profondità di deposizione stimata grossolanamente intorno ad alcune centinaia di metri sotto il livello del mare, sono state portate a quote tra i 400 e i 500 m sopra il livello del mare (408 m sul Monte San Biagio). Nel loro tragitto verso l’emersione, (da sotto a sopra il livello del mare è durato 13.8 Ma), le Arenarie del Rio Gisolo, che affiorano 1 km a sud del sito, devono aver attraversato una o più fasi durante la/le quali si trovavano in corrispondenza di zone costiere o prossime all’emersione. Una di queste fasi è avvenuta nel Messiniano, come testimoniano i depositi conglomeratici fluvio-deltizii con aree sorgenti molto prossime e osservabili sia allo stop A1 che in questo stop.  

 

 

Motivo della scelta

 

I conglomerati fluvio-deltizii sono molto diffusi nell’Appennino settentrionale; quelli che affiorano in questo sito mostrano il loro appoggio sopra una superficie di inconformità erosiva, con una lacuna temporale di circa 8.5 Milioni di anni, che mette a contatto depositi di mare aperto con depositi marino-marginali con un marcato carattere fluviale.

Il sito permette ricostruzioni paleo-ambientali, sedimentologiche e paleogeografiche e ha inoltre un interesse didattico.

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR Elemento 199014 “Tabiano” scala 1: 5.000;

        Tavola 199 NO “Medesano” scala 1: 25.000.