sito n.11 “I graniti e le brecce ofiolitiche di Groppo Maggio”

(P. Vescovi)

 

 

Accessibilità

 

Si risale la valle del T. Manubiola e circa 1 km prima di arrivare al paese di Corchia si devia a destra e si risale il versante per Case Giareto e Fagiolo (FIGURA 1) giunti a quest’ultima località, a quota 871 si lascia l’auto e dopo aver chiesto l’autorizzazione, si procede a piedi lungo la strada privata; aggirando sul lato orientale il rilievo di Pradaccio, in circa 30 minuti si può raggiungere agevolmente la dorsale di Groppo Maggio.

 

 

Descrizione del sito

 

Questo sito propone l’osservazione di un complesso ofiolitico di età cretacica superiore che nella cartografia geologica viene ascritto all’unità tettonica Ottone (Vescovi, 2002) appartenente alle Liguridi esterne (Marroni et alii, 2001).

Risulta di particolare interesse la presenza nel complesso caotico ofiolitico di rocce granitiche estranee all’originario dominio oceanico ed antecedenti come età all’impostazione dell’oceano ligure-piemontese. Anche se su questi graniti non sono disponibili datazioni radiometriche, è plausibile che essi possano essere riferiti al ciclo ercinico. Infatti, solo 5 km più a SE, in un contesto stratigrafico-strutturale ben confrontabile con quello di Groppo Maggio, si ritrovano rocce granitiche molto simili che hanno fornito un’età tardo-paleozoica (Eberhard et alii, 1962).

L’alloctonia di questi graniti risulta chiarissima; essi infatti ricoprono tettonicamente rocce ofiolitiche (FIGURA 2) e sono a loro volta sovrascorsi da brecce poligeniche cretaciche ad elementi ofiolitici (FIGURA 3).

Per spiegare la presenza di graniti paleozoici nei complessi cretacici ofiolitici delle Liguridi esterne è necessario partire dalla ricostruzione del quadro paleotettonico che ha accompagnato l’apertura giurassica dell’oceano ligure-piemontese. Nei modelli interpretativi maggiormente accreditati in letteratura, si ipotizza l’esistenza di importanti superfici di taglio a basso angolo che in regime di tettonica estensionale avrebbero assottigliato la litosfera, fino alla completa lacerazione della crosta continentale (FIGURA 4). Tale meccanismo potrebbe aver isolato elementi di crosta granitica (alloctoni estensionali), abbandonandoli in un contesto di nuova litosfera oceanica in via di formazione. La successiva chiusura dell’oceano, in regime tettonico di subduzione, sarebbe responsabile dell’incorporazione dei lembi di antica crosta continentale nel prisma di accrezione (FIGURA 5).

Per osservare da vicino i graniti inglobati nel complesso ofiolitico si può agevolmente salire lungo il sentiero che parte da Case Fagiolo (Perego e Vescovi, 2005). Una volta raggiunta la dorsale di Groppo Maggio, orientata con direzione circa W–E, si oltrepassano alcuni ingressi di antiche gallerie minerarie (FIGURA 6). Gli imbocchi delle gallerie, ora parzialmente invasi dall’acqua, sono aperti in rocce serpentinitiche molto fratturate, tettonicamente interposte a brecce basaltiche. Le miniere, destinate all’estrazione di pirite e calcopirite per la produzione di ferro e rame, ebbero attività saltuaria in un ampio arco di tempo, dalla metà del 1800 alla metà del 1900. Limitate e irregolari concentrazioni di minerali furono rinvenute sia in prossimità di contatti tra brecce basaltiche e litotipi calcarei, sia nel corpo stesso della breccia basaltica (Adorni e Guelfi, 1997).

Lo stato di abbandono in cui si trovano oggi le gallerie, ne rende pericoloso l’accesso; comunque, nell’area immediatamente circostante, possono essere effettuate interessanti osservazioni mineralogiche, esaminando il materiale detritico di discarica, prevalentemente costituito da peridotite serpentinizzata, basalto e calcare (Bertolani, 1962; Moroni, 1988). Nella peridotite si osservano concentrazioni di steatite verde chiara e aggregati fibrosi di crisotilo, entrambi formati durante il processo di serpentinizzazione che ha coinvolto queste rocce ultramafiche del mantello, durante la formazione dell’oceano ligure giurassico.

Un agevole sentiero corre sulla cresta che conduce a Groppo Maggio e consente l’osservazione dettagliata del complesso ofiolitico che in questa zona è costituito da diversi corpi litologici tettonicamente sovrapposti. Attraversata una prima sella, impostata sul contatto tra serpentiniti e brecce basaltiche, si ha una panoramica completa su quasi tutto il versante destro della Val Manubiola. Il sentiero prosegue in cresta verso est sulle brecce basaltiche, lambendo una scarpata strutturale WSW-ENE, impostata su fratturazione tettonica subverticale. In corrispondenza della sella a quota 1027 m, si passa ad un’unità sedimentaria caotica, molto più erodibile delle brecce basaltiche. Osservando da vicino questa unità cretacica superiore, si possono fare alcune considerazioni sulla sua origine. La matrice pelitica scura che ingloba elementi rocciosi di varia natura, testimonia l’abbondanza di sedimento fangoso in questo bacino cretacico. I clasti inglobati sono molto diversi nelle dimensioni, nella forma e nella litologia, ma presentano una caratteristica comune: quasi tutti sono privi del tipico arrotondamento per abrasione, caratteristico della degradazione in ambiente continentale. Questa unità caotica quindi deriva solo da elementi clastici bacinali, prodotti dallo smembramento della crosta oceanica ligure e della sua copertura sedimentaria, avvenuto durante il processo tettonico di chiusura oceanica. Dopo lo smembramento tettonico, flussi gravitativi sottomarini hanno formato cospicue coltri di accumulo caotico (olistostromi), senza un sostanziale apporto terrigeno da zone emerse. Fra gli elementi clastici di origine bacinale si osservano anche diversi pillows basaltici, che rappresentano cuscini di lava giurassica velocemente raffreddata in ambiente sottomarino, inglobati nell’unità sedimentaria cretacica (FIGURA 7). Localmente, nel complesso ofiolitico, si ritrovano lembi di alternanze argilloso-calcaree biancastre, molto deformate dalla tettonica e originate dallo smembramento di Argille a palombini cretacico inferiori (FIGURA 8). Proseguendo sulla cresta in direzione est si arriva ad un’ultima sella che segna il passaggio tra due unità litologiche a grado di erodibilità molto diverso (FIGURA 9). Qui infatti è esposto il contatto tra l’unità caotica sedimentaria e la massa granitica (FIGURA 10), quest’ultima a sua volta sovrascorre un potente spessore di brecce basaltiche, dalle quali rimane distinguibile soprattutto per il colore più chiaro.

 

 

Motivo della scelta

 

Questo sito consente osservazioni su affioramenti rocciosi dei complessi ofiolitici liguridi e considerazioni sui processi geologici che li hanno formati, nel Cretacico superiore, mentre si stava chiudendo il Bacino ligure.

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR Tavola 216 NE “Berceto”, scala 1:25.000

        Tavola 216 SE “Passo della Cisa”, scala 1:25.000