sito n.12 “I graniti ercinici alla base del Flysch di M. Caio”

(P. Vescovi)

 

 

Accessibilità

 

Il sito si localizza lungo il primo tratto del Rio Baganzolo, alle pendici meridionali di M. Formigare, dove il corso d’acqua ha una direzione circa est-ovest. La località è facilmente raggiungibile dal Passo della Cisa, seguendo il sentiero 00 in direzione est, verso il M. Valoria; da qui si può proseguire sempre lungo il sentiero di crinale 00 e poco prima di raggiungere il Groppo del Vescovo, si può scendere nell’alveo del Rio Baganzolo (FIGURA 1).

E’ anche possibile seguire un percorso alternativo: una volta raggiunto M. Valoria si prosegue verso nord-est, lungo il sentiero 733 e poi si devia verso est sul sentiero 733A che scende lungo l’alveo del Rio Baganzolo.   

 

 

Descrizione del sito

 

Nell’impluvio che separa Il Groppo del Vescovo dal M. Formigare affiora la base del Flysch di M. Caio (FIGURA 2) deformato in un’estesa sinclinale coricata. Questo flysch ad elmintoidi ligure esterno sovrascorre le Subliguridi ed in particolare entra in contatto tettonico con le Arenarie di Ponte Bratica oligoceniche affioranti nella sella morfologica immediatamente a nord del Groppo del Vescovo (FIGURA 3).

La stratificazione del Flysch di M. Caio in quest’area mostra giaciture immergenti a NO, diretta conseguenza del sollevamento pleistocenico della dorsale del Macigno di M. Orsaro (Bernini e Papani, 2002; Bernini et alii, 1997) .

La particolarità che rende interessante questo sito è l’ottima esposizione del contatto sedimentario che affiora nel Rio Baganzolo tra il Flysch di M. Caio e il suo complesso di base che qui è costituito da brecce poligeniche e da una massa granitica di dimensioni ettometriche (FIGURA 4).

La natura alloctona di questi graniti associati alla coltre liguride è nota da molto tempo (Anelli, 1927). Analisi radiometriche sulla muscovite hanno rivelato un’età di circa 300 Ma, compatibile con quella dei graniti ercinici della Sardegna (Eberhardt et alii, 1962).

Ad un’attenta osservazione la massa granitica si rivela completamente brecciata (FIGURA 5), con porzioni granitiche ancora integre di dimensioni molto variabili, dalla scala decimetrica a quella metrica (Page, 1962). I graniti mostrano un colore a dominante grigiastra chiara (FIGURA 6) in relazione al tipo di feldspati contenuti nella roccia, sono molto comuni sfumature verdastre per l’intensa cloritizzazione della biotite (Page, 1962; Vescovi, 1982).

Per la loro natura ed età di queste rocce granitiche possono essere considerate lembi di crosta continentale ercinica, incorporati nel prisma di accrezione cretacico superiore, prima della sedimentazione del flysch ad elmintoidi (Elter e Raggi, 1965; Treves, 1984).

La possibilità che lembi di crosta continentale ercinica siano rimasti isolati nel dominio oceanico giurassico ligure-piemontese è prospettata da Marroni et alii (2001) che ipotizzano la formazione di scaglie tettoniche di crosta continentale (alloctoni estensionali), come conseguenza di faglie normali a basso angolo, attive durante le fasi distensive giurassiche. Successivamente il processo di subduzione che chiude il bacino ligure-piemontese avrebbe comportato l’incorporazione di queste scaglie di crosta continentale nel prisma di accrezione.

Se in linea generale questa ipotesi interpretativa trova concordi tutti i ricercatori che si sono occupati finora dell’argomento, rimane piuttosto enigmatica la natura dei processi deformativi che devono aver coinvolto la massa granitica, portandola a costituire parte del substrato stratigrafico del Flysch di M. Caio.

L’unico geologo che avanza un’interpretazione entrando più nel dettaglio è Page (1962) che ipotizza come area sorgente un’isola granitica contornata da una scarpata molto acclive, lungo la quale, in relazione ad eventi sismici, si sarebbero sviluppati crolli e scivolamenti di gigantesche dimensioni.

Questa interpretazione parte dalla constatazione che la sedimentazione torbiditica di arenarie fini laminate del Flysch di M. Caio (FIGURA 7) viene a livellare un substrato di brecce sedimentarie (FIGURA 8) precedentemente accumulate sul fondo del bacino in modo irregolare. Inoltre, si osserva che anche le brecce sedimentarie deposte sulla massa dei graniti brecciati mostrano notevole variabilità di spessore (FIGURA 9) e ciò lascia supporre che la massa granitica potesse avere a sua volta una geometria irregolare che andrebbe meglio definita per poterne interpretare la genesi.

Per quanto riguarda le brecce sedimentarie si può constatare che risultano poligeniche e contengono clasti di ofioliti, di calcari micritici e di arenarie, questi ultimi inglobati in uno stato di non completa litificazione (FIGURA 10); sono comunque in netta dominanza i clasti granitici, spigolosi o poco arrotondati. Si può quindi ritenere che la maggior parte dai clasti (quelli granitici) possa trovare una provenienza dalla stessa massa granitica brecciata che costituisce il substrato della breccia sedimentaria.

Infine, è interessante notare come la breccia sedimentaria che ricopre la massa di granito brecciato venga a riempire larghe fratture verosimilmente connesse a fenomeni tettonici (FIGURE 11,12).

Rimane abbastanza difficoltoso formulare un unico quadro interpretativo che possa giustificare tutte queste evidenze. Le brecce sedimentarie possono trovare spiegazione in processi deposizionali, la massa dei graniti brecciati invece potrebbe essersi formata in relazione a fenomeni di tipo tettonico che ne avrebbero prodotto la pressoché totale frammentazione.

 

 

Motivo della scelta

 

Questo sito riveste grande importanza per le ricostruzioni paleogeografiche del bacino di sedimentazione dei flysch ad elmintoidi, qui infatti, si può documentare come corpi granitici paleozoici vengano a costituire parte del substrato stratigrafico del Flysch di M. Caio.

 

Riferimenti cartografici

 

CTR Elemento n.216122 “Groppo del Vescovo”, scala 1:5.000