sito n.22  “IL caotico epiligure di specchio”

(K. Ogata e A. Artoni)

 

Accessibilità

 

Questo sito è raggiungibile risalendo la bassa Val Ceno lungo la Strada Provinciale SP28, da Fornovo in direzione Bardi. Superato l’abitato di Varano de’ Melegari di qualche chilometro, in prossimità del km 10 della SP 28 si imbocca una stradina sulla sinistra (di fronte alla Trattoria Case Contini) (FIGURA 1) seguendo le indicazioni per Specchio (frazione di Solignano). Attraversato uno stretto ponte che si trova all’incirca sulla confluenza tra il torrente Ceno e il torrente Pessola, suo affluente sinistro, si prosegue costeggiando e risalendo questo ultimo, entrando nell’omonima valle (FIGURA 1).

 

Descrizione del sito

 

Nell’ultimo tratto del suo percorso il torrente Pessola incide in maniera circa ortogonale una blanda sinclinale costituita da rocce eocenico-oligoceniche appartenenti alla Successione Epiligure (Ricci Lucchi e Ori, 1985). La bassa Val Pessola permette una visione quasi continua di questa successione, rappresentata dai sedimenti fini delle Marne di M. Piano alla base, e dai depositi arenaceo-grossolani delle Arenarie di Ranzano Auctt. al tetto (Pieri, 1961).

Intercalato all’interno di queste ultime compare un esteso complesso caotico da frana sottomarina, rappresentato da circa 400 m di sedimenti epiliguri arenacei e pelitici rimescolati. Questa unità, riconoscibile anche in altre “placche epiliguri” del versante padano dell’Appennino Settentrionale tra la Val Trebbia e la Val d’Enza, raggiunge in quest’area il suo massimo spessore e può essere osservata, perfettamente esposta, in sponda sinistra nell’ultimo tratto della valle (FIGURA 1).

Questo complesso caotico, comunemente identificato col nome di “litofacies caotica di Specchio” (dal nome del piccolo abitato sotto il quale si sviluppa), si interpone tra due successioni torbiditiche regolarmente stratificate delle Arenarie di Ranzano, in particolare, tra il membro della Val Pessola alla base, e il membro di M. Roccone (o Varano de’Melegari) al tetto (Mora, 1992; Mutti et alii, 1995; Catanzariti et alii, 1997; Martelli et alii, 1998; Ogata, 2010).

L’unità caotica di Specchio si depone nell’Oligocene basale (Rupeliano inferiore; ~32-33 M.a.) in seguito ad una serie di franamenti sottomarini avvenuti durante un periodo critico per la storia geologica dell’Appennino, sia dal punto di vista tettonico che climatico. Questo periodo coincide infatti con due importanti eventi (o serie di eventi):  1) l’incipiente collisione continentale (legata alle ultime fasi dell’orogenesi Alpina) tra le placche Europea ed Africana, che porta il cuneo d’accrezione Ligure, formatosi in seguito alla chiusura del Oceano Ligure-Provenzale, a giustapporsi all’avanpaese Appenninico (Cerrina Feroni et alii, 2004), e 2) le glaciazioni dell’Oligocene inferiore, riconoscibili a livello globale come anomalie isotopiche nella curva dell’ossigeno (O18) (Miller et alii, 1987).

In affioramento, questa unità si presenta sotto vari aspetti, sempre caratterizzati dalla mancanza di strutture primarie come la stratificazione e da litologie pelitiche, sabbiose e conglomeratiche mescolate (FIGURA 2). Talvolta l’aspetto è assimilabile a quello di un paraconglomerato (conglomerato matrice-sostenuto), con clasti sedimentari (spesso carbonatici) ben arrotondati e lembi di strato e pacchi di strati, immersi in una matrice argillosa con granuli dispersi (pebbly/cobbly mudstone), le cui caratteristiche sono tipicamente attribuibili ai depositi da colata di detrito (debris flows) (FIGURA 3). In altre situazioni l’aspetto che assume questa unità è invece tipico dei depositi da slump, con affioramenti di successioni stratificate piegate e deformate quando il sedimento non era ancora del tutto litificato (Ogata, 2010) (FIGURE 4,5). La presenza di fori di litodomi e di ciottoli arrotondati, l’abbondanza di fossili (gusci di ostriche, spicole di spugne, coralli, etc.) e di detrito di origine vegetale (sotto forma di lignite), e la natura delle successioni sedimentarie contenute nella massa caotica ed ancora riconoscibili (biocalcareniti nummulitiche di piattaforma, arenarie fini a stratificazione sottile di origine fluvio-deltizia), indicano che questi franamenti sottomarini hanno avuto origine a partire da ambienti di scarpata superiore, per poi progredire in maniera retrogressiva verso situazioni più prossimali, coinvolgendo anche sedimenti depositatisi in un ambiente marino relativamente poco profondo, all’incirca prossimo alla fascia costiera (Ogata, 2010).

Queste differenze litologiche e strutturali (riconoscibili lungo la verticale) e le relazioni geometriche latero/verticali, suggeriscono che questo complesso caotico è il prodotto di almeno 4 eventi da frana sottomarina ravvicinati nel tempo: due eventi inferiori, di carattere locale, e due superiori, di portata regionale, il maggiore dei quali è stato stimato aver rimobilizzato ca. 150 km3 di materiale (Ogata, 2010).

 

Motivo della scelta

Lo studio di questa unità fornisce informazioni alla ricostruzione paleogeografia del settore occidentale dell’Appennino. E’ inoltre importante per la caratterizzazione sedimentologica dei depositi da trasporto di massa comuni nei margini continentali sottomarini attuali.

 

Riferimenti cartografici

CTR Tavola 198-SE “Varsi”, scala 1:25.000.