sito n.10 “Il piegamento polifasico nelle arenarie dei complessi di base”

(P. Vescovi)

 

 

Accessibilità

 

Le osservazioni proposte in questo sito si possono effettuare sulla strada che da Ostia Parmense conduce al paese di Belforte (FIGURA 1). Ostia Parmense si può raggiungere velocemente con la nuova strada di fondovalle (non indicata in carta); non è invece più percorribile, a causa di movimenti franosi, la provinciale del Colle delle Centocroci, nel tratto a valle di Ostia.

 

 

Descrizione del sito

 

In questi affioramenti sono ben esposte arenarie del Cretacico superiore, riferibili ai cosiddetti “complessi di base” dei flysch ad elmintoidi liguri esterni, perchè vengono a far parte di una successione stratigrafica cretacica che si completa con il Flysch ad elmintoidi di Testanello campaniano-maastrichtiano (Vescovi coord., 2002). Queste arenarie, note in letteratura come Arenarie di Ostia (Istituto di Geologia dell’Università di Parma, 1964), nelle carte geologiche più recenti vengono definite Arenarie di Scabiazza, facendo riferimento ad una formazione dell’Appennino piacentino, perfettamente analoga alle Arenarie di Ostia, ma di precedente istituzione (Ludwig, 1929).

Questa formazione ligure esterna è costituita da torbiditi arenacee e pelitiche in strati generalmente sottili, riferibili come età al Coniaciano-Santoniano (Villa, 1991). Nella porzione inferiore della formazione si distingue una litofacies pelitico-arenacea in strati molto sottili e in quella superiore una litofacies arenaceo-pelitica in strati sottili e medi. Fra le due si interpone un’unità caotica, formata di brecce calcaree e lembi argilloso-calcarei molto deformati, di età cretacica inferiore.

Le litofacies a sottili alternanze pelitico-arenacee e arenaceo-pelitiche rendono le Arenarie di Scabiazza particolarmente adatte a registrare alla mesoscala la deformazione plicativa che qui mostra un carattere polifasico (Meccheri et alii, 1982); infatti, le mesopieghe che si osservano in questa unità, come si vedrà in seguito, hanno caratteristiche che non consentono di imputarle ad un’unica fase deformativa.

Risalendo la strada per Belforte, affiora la porzione inferiore dell’unità, costituita dalla litofacies pelitico-arenacea, in cui si sviluppano limitate deformazioni da slumping (FIGURA 2), testimonianza di una destabilizzazione molto precoce che già nel Cretacico interessava il bacino di sedimentazione.

In questa litofacies è molto ben espressa anche una deformazione di sicuro carattere tettonico. Qui infatti si riconoscono pieghe chiuse, di tipo simile, con direzioni assiali SO-NE che ripiegano la stratificazione rovesciata con vergenza sud-est (FIGURA 3); talora si riconoscono anche piegamenti molto serrati, fino ad isoclinali, con piani assiali sempre inclinati a NO (FIGURA 4).

Nel dettaglio le mesopieghe mostrano uno stile molto plastico che può essere imputato alla dominanza delle litologie argillose a comportamento duttile, frequentemente, le superfici assiali immergenti a NO, risultano deformate da mesofaglie compressive, successive al piegamento (FIGURA 5).

Queste deformazioni plicative SE-vergenti della litofacies pelitico-arenacea sono sempre associate a superfici di scorrimento blandamente inclinate ad est che mostrano un movimento del blocco di tetto verso est e delimitano sempre zone di piegamento diversamente raccorciate (FIGURA 6); a questi scorrimenti si sovraimpongono talora superfici di faglia inversa immergenti ad ovest (FIGURA 7).

Le mesopieghe SE-vergenti potrebbero essere geneticamente relazionabili con gli scorrimenti a basso angolo che hanno compartimentato la deformazione e possono aver creato localizzate zone contrazionali, dove viene registrato il piegamento SE-vergente.

Salendo nella successione, si attraversa un’unità caotica costituita da alternanze argilloso-calcaree cretacico inferiori, molto deformate (FIGURA 8). La litofacies pelitico-arenacea precedentemente descritta risulta sovrapposta tettonicamente a questa unità caotica che a sua volta si sovrappone alla litofacies arenaceo-pelitica delle Arenarie di Scabiazza in giacitura rovesciata. Quest’ultimo contatto però risulta sedimentario ed è caratterizzato dalla presenza di una breccia ad elementi calcarei, formati dal disfacimento dell’unità caotica del cretacico inferiore (FIGURA 9). Ciò testimonia che l’interposizione tettonica del caotico, nella successione delle Arenarie di Scabiazza, registra una fase di destabilizzazione tettonica di età cretacica.

Nella litofacies superiore (arenaceo-pelitica) delle Arenarie di Scabiazza si riconoscono piegamenti di tipo “chevron”, con piano assiale sub-orizzontale e con assi orientati SO-NE. Queste pieghe interessano la stratificazione rovesciata, hanno vergenza a NO e possono essere considerate strutture plicative di secondo ordine, sviluppate sul fianco inverso di una piega di ordine superiore, rovesciata a sud-est (FIGURA 10).

L’esteso fianco inverso rovesciato che qui può essere ricostruito nelle Arenarie di Scabiazza, risulta incongruente con la vergenza appenninica, mentre è in accordo con la direzione assiale e il senso di rovesciamento delle deformazioni eoceniche della Fase Ligure, ben documentate in media Val Taro (Bernini e Vescovi, 2002).

Come si verificava nella parte inferiore della formazione, anche qui le mesopieghe sono dislocate da superfici di scorrimento che risultano blandamente inclinate ad est e mostrano un movimento del blocco di tetto verso questa direzione (FIGURE 10,11,12).

L’interpretazione di questi scorrimenti a basso angolo rimane piuttosto problematica, sia per quanto riguarda il ruolo che essi potrebbero avere nell’ambito della struttura generale, sia per quanto riguarda la loro età.

In una prima ipotesi, gli scorrimenti con trasporto verso est potrebbero venire interpretati come strutture connesse al processo di destabilizzazione gravitativa del prisma tettonico neogenico appenninico.

Questa ipotesi però non può essere avvalorata dall’esame della sovrastante successione paleogenica epiligure che registra, al suo interno, scorrimenti con una direzione di trasporto a NE (Artoni et alii, 2006), sensibilmente diversa da quella delle Arenarie di Scabiazza.

Gli scorrimenti qui descritti potrebbero perciò essere meglio interpretati come strutture eoceniche che si sono realizzate durante la Fase Ligure. In questo quadro interpretativo essi potrebbero aver avuto un ruolo importante anche nel fenomeno tettonico che ha smembrato le originarie pieghe coricate, separando i grandi fianchi normali da quelli inversi; situazione che si ritrova costantemente nei flysch ad elmintoidi e anche nelle Arenarie di Scabiazza.

 

 

Motivo della scelta

 

In questo sito vengono descritte deformazioni tettoniche che possono essere verosimilmente attribuite alla Fase Ligure e che sono quindi precedenti alla strutturazione appenninica,.

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR  Sezione 216070 “Ostia Parmense”, scala 1:10.000