Evoluzione morfologica del versante di Berceto.

 

L’assetto strutturale ricostruito nella scarpata dei Pianelli è sicuramente molto utile per interpretare correttamente l’evoluzione morfologica del versante che si apre verso nord-ovest, oltre lo spartiacque del Poggio di Berceto. Questo versante conserva forti spessori di unità prevalentemente argillose (argille caotiche a blocchi ofiolitici) e consistenti spessori di Arenarie di Scabiazza (Vescovi coord, 2002; Cerrina Feroni e Vescovi coord, 2002). Tali unità sono state preservate dall’erosione perchè il versante di Berceto risulta meno coinvolto nel sollevamento tettonico rispetto alla Val Baganza. Inoltre, il paese si colloca in una depressione morfologica che nel Pleistocene terminale è stata caratterizzata da subsidenza ed ha ospitato un piccolo bacino lacustre, come testimoniato da un sondaggio che ha rinvenuto nel sottosuolo del paese cospicui spessori di sedimenti fini laminati di origine lacustre (Bertoldi et alii, 2004).

Si può ritenere che il ribassamento relativo subito nel tardo Pleistocene dalla conca lacustre di Berceto sia dovuto in gran parte al collasso gravitativo in blocco di cospicui pacchi stratificati di Arenarie di Scabiazza che ricoprono notevoli spessori di unità argillose, caratterizzate da un comportamento più plastico. Questo fenomeno si sarebbe verificato nell’ambito di un più generale processo di deformazione gravitativa profonda che coinvolge gran parte del versante e che può essere favorito dal contemporaneo sollevamento tettonico della zona del Poggio di Berceto, sovrastante la prosecuzione occidentale della struttura tettonica dei Pianelli.

La porzione di versante dove si colloca Berceto, sottoposta a questo processo gravitativo profondo, può aver sviluppato una zona di collasso (trincea) che si sarebbe lentamente ribassata, sfruttando precedenti superfici tettoniche e rimobilizzandole. Il paese si colloca in una depressione morfologica (FIGURA 12) prodotta nel tardo Pleistocene in conseguenza di collassi gravitativi (linee azzurre nella sezione geologica di FIGURA 12) che hanno rimobilizzato precedenti superfici di faglia (linee rosse), ribassando in blocco cospicue porzioni di Arenarie di Scabiazza (AS). In profondità questi movimenti gravitativi si sarebbero tradotti in una deformazione plastica delle Argille a palombini (ap) e delle Argille con ofioliti (aof). Il processo gravitativo può essere favorito dal sollevamento tettonico recente del settore sud-orientale che porta ad affiorare il Flysch di M. Caio (FC) in Val Baganza. La deformazione lungo le fratture e le superfici di taglio dei collassi gravitativi, in profondità, nelle unità argillose a comportamento duttile, si sarebbe ridistribuita ed avrebbe acquisito i caratteri di un fenomeno assenzialmente plastico. Questa deformazione plastica, nella porzione inferiore del versante, a valle dell’abitato di Berceto, avrebbe prodotto un generalizzato rigonfiamento del fondovalle e sensibili incrementi di acclività in diverse aree, con una conseguente destabilizzazione e con l’innesco di scivolamenti roto-traslazionali.    

Le datazioni eseguite sui depositi lacustri rinvenuti nella trincea di Berceto hanno permesso di ricostruire che la depressione chiusa si è impostata circa 30.000 anni fa e si è mantenuta in grado di raccogliere sedimenti fini laminati, per uno spessore complessivo di circa 20 metri, fino a 11.000 anni fa, divenendo poi una conca che si è colmata di torbe.

I fenomeni di deformazione gravitativa profonda del versante, caratterizzati da una dinamica molto lenta, si differenziano dalle normali frane perchè interessano una porzione molto rilevante dell’intero versante senza sviluppare una superficie di scorrimento ben definita su tutta l’area coinvolta nel processo gravitativo. Inoltre, le entità degli spostamenti indotti in superficie sono decisamente piccole rispetto alle estensioni delle aree interessate ed ai volumi delle masse rocciose coinvolte (Sorriso-Valvo, 1995).  

Questi fenomeni gravitativi sono stati riconosciuti in diverse zone dell’Appennino settentrionale dove si verifica la sovrapposizione di unità rocciose a comportamento rigido su litofacies prevalentemente argillose a comportamento plastico (Cancelli et alii, 1987; D’Amato Avanzi et alii, 1995).