sito n.3 “La finestra tettonica di M. zuccone”

(P. Vescovi)

 

 

Accessibilità

 

Questa importante struttura può essere esaminata nei suoi caratteri principali percorrendo la Strada provinciale n° 3 Bedonia-Passo del Bocco. Le soste utili alle osservazioni possono essere effettuate nel tratto compreso tra Piane di Carniglia e Pontestrambo (FIGURA 1).

 

 

Descrizione del sito

 

La finestra tettonica di Monte Zuccone riveste un’importanza fondamentale nella ricostruzione dell’assetto strutturale dell’Appennino ligure-emiliano (FIGURA 2). Essa infatti, testimonia l’esistenza delle unità di avanfossa oligoceniche anche in questo settore appenninico nord-occidentale, dove il sollevamento tettonico è limitato e le unità alloctone liguri sono conservate in potenti spessori  (Bernini et alii, 1997). La cartografia geologica più recente mostra che in questa finestra tettonica affiorano le Arenarie di M. Zuccone, deformate in anticlinale, con un asse orientato circa N-S; questa direttrice assiale viene a trovarsi sul prolungamento a sud della direttrice tettonica della finestra di Bobbio (Bernini e Vescovi, 2002), dove però le arenarie di avanfossa risultano di età burdigaliana. La struttura di M. Zuccone risulta completamente separata dal Macigno toscano che costituisce la dorsale principale dell’Appennino tosco-emiliano. Inoltre, l’orientazione meridiana dell’asse di piegamento dell’anticlinale di M. Zuccone mal si raccorda con le direttrici strutturali del Macigno della Val Verde e dell’alta Val Magra. Per spiegare questo assetto possono essere ipotizzate torsioni assiali di tipo orario, attive nelle fasi deformative mioceniche, precedenti al definitivo sollevamento dell’anticlinale (Bernini e Vescovi, 2002).

La struttura di M. Zuccone risalta dal punto di vista morfologico (FIGURA 3) ed è attraversata dall’erosione del F. Taro (FIGURA 4) che dopo aver asportato le unità alloctone (FIGURE 5,6), intacca profondamente anche le arenarie di avanfossa (FIGURE 7,8), creando un’incisione valliva con caratteristiche di antecedenza.  

Una dettagliata descrizione delle Arenarie di M. Zuccone è disponibile nelle Note Illustrative del Foglio 215 “Bedonia” (Elter et alii, 2005). Questa formazione, la cui base non è esposta, è costituita da arenarie grigio chiare a tessitura media, localmente grossolana, in strati da medi a spessi, gradati e laminati. Si intercalano arenarie fini e peliti, in regolari alternanze di strati medi, più frequenti verso l’alto. Lo spessore minimo stimabile è di 500 metri.

La porzione di formazione che viene considerata in questo sito, esposta con andamento anticlinalico (FIGURE 2,9), comprende un’importante intercalazione caotica, potente almeno 120 metri (la base non affiora). Si tratta di un intervallo caratterizzato da una deformazione penecontemporanea (FIGURE 10,11) che coinvolge alternanze arenacee e corpi discontinui di arenarie grossolane e di ortoconglomerati, nei quali si riconoscono clasti di calcare nocciola e nero, di filladi e di granito; si associano lembi di siltiti provenienti dalle Arenarie di Ponte Bratica e lembi di Argille e Calcari. La presenza di questi elementi alloctoni fa presumere che la destabilizzazione tettonica, responsabile della deformazione penecontemporanea, abbia coinvolto anche cospicui settori del margine interno del bacino di avanfossa, costituito dal prisma tettonico delle Unità Subliguri.  

Dal punto di vista petrografico le Arenarie di M. Zuccone coprono un campo composizionale che si colloca tra le arenarie feldspatolitiche e quelle litofeldspatiche, con litotipi metamorfici nettamente dominanti fra i litici fini. Queste arenarie mostrano una moda detritica significativamente diversa da quella del Macigno, cui sono state in passato riferite (Monteforti e Raggi, 1980; Zanzucchi, 1980) e soprattutto dai dati relativi ai litici fini, mostrano una sostanziale corrispondenza con le Arenarie di M. Modino (Costa et alii, 1989).

L’ attuale assetto strutturale e le differenze composizionali riscontrabili tra le Arenarie di Monte Zuccone e il Macigno di Monte Orsaro, suggeriscono di ascrivere queste formazioni arenacee di avanfossa a due unità tettoniche che si sono mantenute relativamente indipendenti.

L’evoluzione strutturale dell’unità tettonica formata dalle Arenarie di M. Zuccone può essere ricostruita partendo dalla considerazione che il margine interno dell’avanfossa, dove sedimentavano le torbiditi arenacee, poteva essere costituito dal fronte alloctono delle Unità Subliguri. Queste ultime potevano costituire un prisma tettonico che nell’Aquitaniano inferiore ha sovrascorso il bacino torbiditico, determinandone la chiusura. La deformazione di sovrascorrimento (fase D1) è testimoniata da una foliazione pervasiva a basso angolo con la stratificazione; una seconda fase deformativa (fase D2) che coinvolge anche le sovrastanti unità alloctone, ha originato la struttura anticlinalica ad asse N-S ed è associata a piani di taglio est-vergenti (Elter et alii, 2005).

 

 

Motivo della scelta

 

In questa finestra tettonica possono essere osservati i caratteri litostratigrafici e deformativi delle arenarie di avanfossa oligo-mioceniche che costituiscono l’ossatura dell’Appennino ligure emiliano. 

 

 

Cartografia di riferimento

 

CTR Tavola 215 SE “Tornolo”, scala 1:25.000