sito n.21 “Le arenarie di Petrignacola”

(P. Vescovi)

 

 

Accessibilità

 

Il sito si raggiunge risalendo la Val Parma con la Strada Provinciale per Corniglio, in località Moretta si devia sulla strada secondaria che risale il versante in direzione di Petrignacola e si prosegue fino a Rivalba (FIGURA 1); da qui, con un agevole sentiero, si può risalire la cresta boscata in direzione NO, arrivando ai piedi della scarpata rocciosa oggetto di questa descrizione (FIGURA 2).

 

 

Descrizione del sito

 

Questa porzione alta della Val Parma  risulta impostata nell’Unità Canetolo che è costituita da formazioni cretacico-eoceniche, prevalentemente argilloso-calcaree, a cui seguono formazioni oligoceniche di natura arenacea (Zanzucchi, 1963; Barbieri e Zanzucchi, 1963; Plesi, 1975; Vescovi, 1998). Fra queste ultime si distinguono, per il loro caratteristico colore verde, le Arenarie di Petrignacola (FIGURA 3).

La colorazione verde di queste arenarie è dovuta ad una forte percentuale (superiore al 50%) di clasti andesitici ed elementi piroclastici (cristalli di plagioclasio idiomorfi, frammenti di vetro cloritizzato, frammenti di lava), a cui si associa una frazione clastica eterogenea costituita da quarzo, calcari e frammenti di roccia di vario genere (Elter et alii, 1964; Aiello, 1975).

Le Arenarie di Petrignacola costituiscono una formazione oligocenica (datazione radiometrica 29 Ma, in Mattioli et alii, 2002a) che si colloca nell’elemento tettonico più alto dell’Unità subligure di Canetolo (FIGURA 4). I caratteri litostratigrafici di questa formazione si possono osservare agevolmente nella scarpata di Rivalba, dove sono esposte potenti bancate torbiditiche arenaceo-conglomeratiche, per uno spessore stratigrafico di 20 m circa (Aiello, 1975). Alla base della scarpata queste torbiditi arenaceo-conglomeratiche si sovrappongono ad una litofacies pelitica (FIGURA 5), con un contatto di carattere erosivo (FIGURA 6).

Localmente, alla base delle bancate più potenti, si osservano concentrazioni di ciottoli (FIGURA 7). Un’analisi condotta da Aiello (1975) sui tipi litologici che costituiscono questi letti conglomeratici ha evidenziato la netta prevalenza delle rocce metamorfiche (gneiss, micascisti e cloritoscisti 50%) sui ciottoli effusivi (10%), mentre la restante porzione è costituita da graniti (10%), litotipi sedimentari (15%), selci e quarziti (15%). In questa formazione Mattioli et alii (2002a) documentano la presenza di clasti magmatici effusivi ed ignimbritici con caratteri geochimici riferibili ad un vulcanismo orogenico calcalcalino di arco vulcanico, impostato su una crosta continentale di considerevole spessore, dove era attivo un processo tettonico di subduzione. Secondo questi autori le grandi quantità di materiale vulcanoclastico prodotto nell’arco erano rapidamente erose e ridepositate in bacini marini adiacenti ai centri eruttivi.

Nella scarpata di Rivalba le Arenarie di Petrignacola sono coinvolte in una deformazione tettonica plicativa che con una direzione assiale SO-NE, quasi ortogonale rispetto alla direzione dei più diffusi piegamenti appenninici, le ha rovesciate a nord-ovest (FIGURA 8). Questo piegamento, probabilmente relazionato allo sviluppo dell’importante struttura arcuata miocenica di M. Ventasso, precedente al sollevamento dell’attuale dorsale appenninica (Vescovi, 2005), rende molto difficoltosa in questa zona la ricostruzione della sequenza stratigrafica completa delle Arenarie di Petrignacola. Per osservare l’effettiva base della formazione occorre spostarsi ad occidente, lungo la strada che unisce Braia a Vestana superiore (AT in FIGURA 1). Qui, dove la strada attraversa il Rio di Vestana, affiora il substrato stratigrafico delle Arenarie di Petrignacola, costituito dalle Argille e calcari del Passo di Ticchiano (FIGURA 9). Queste ultime analizzate nel loro contenuto in nannofossili calcarei, sono risultate riferibili, come età, ad un intervallo esteso dal Priaboniano al Rupeliano; è in quest’ultima Età inoltre che trova inizio la sedimentazione torbiditica delle Arenarie di Petrignacola (Catanzariti e Vescovi, 1998).

Come si è detto, la frazione clastica prevalente che conferisce la colorazione verde a queste arenarie, deriva da rocce vulcaniche di tipo andesitico, prodotte da apparati vulcanici che localmente possono aver fornito anche un contributo piroclastico.

Questo vulcanesimo andesitico oligocenico ha lasciato altre testimonianze indirette, sia nell’Appennino settentrionale che nelle Alpi occidentali. E’ ben espresso infatti anche nella Formazione della Val d’Aveto, analoga come età e litologie a quella di Petrignacola (Elter at alii, 1997) e nella Formazione epiligure di Ranzano (Cibin et alii, 1998). Nelle Alpi occidentali le testimonianze indirette del vulcanesimo andesitico oligocenico si ritrovano nella formazione eocenico-oligocenica delle Arenarie di Taveyanne, distinta nella successione dei flysch elvetici.

Mentre rimane molto problematico ricostruire la posizione dell’originaria zona vulcanica che avrebbe alimentato il bacino dei flysch oligocenici alpini, è forse più agevole tentare una ricostruzione per i flysch appenninici. Per questi ultimi infatti, la localizzazione paleogeografica dei centri di emissione che possono aver fornito gli apporti vulcanoclastici potrebbe essere ipotizzata nel settore padano più occidentale. Nel sottosuolo di questa zona infatti, sotto 5-8 km di sedimenti miocenici e pliocenici, sono stati individuati dall’AGIP i corpi vulcanici di Mortara (Cassano et alii, 1986), riferibili come età all’Eocene superiore-Oligocene e caratterizzati da una composizione andesitico-dacitica di tipo calcalcalino.

Si può quindi ipotizzare che nell’Oligocene inferiore, questa zona vulcanica possa aver fornito apporti clastici di tipo andesitico che sarebbero stati trasportati verso sud dai flussi torbiditici, sia nel bacino della Formazione di Ranzano che in quello subligure delle Arenarie di Petrignacola, posto immediatamente più ad est (Cibin et alii, 1998, Mattioli et alii, 2002b).

 

 

Motivo della scelta

 

In questo sito si possono osservare i prodotti dello smantellamento erosivo di apparati vulcanici che nell’Oligocene inferiore dovevano essere impostati lungo il margine della placca adriatica. Oggi rimangono parziali testimonianze di questo allineamento di vulcani nel sottosuolo della Pianura Padana occidentale, sotto una successione neogenica potente migliaia di metri.  

 

 

Riferimenti cartografici

 

Tavola 217 NO “Cassio” scala 1:25.000

Tavola 217 SO “Corniglio” scala 1:25.000