sito n.14 “le Marne di Monte Piano nella localita’ tipo”

(P. Vescovi)

 

 

Accessibilità

 

La località di M. Piano si raggiunge risalendo la valle del T. Mozzola con la strada provinciale n° 42, circa 3 km dopo Mormorola, si devia a sinistra e si sale verso Lago dei Pesci, 1km dopo il lago si lascia l’auto (punto quotato 798) e si prosegue lungo il sentiero che sale in direzione SO, verso la cresta orientale di M. Piano. Già a quota 875m si può abbandonare il sentiero e raggiungere la cresta sui primi affioramenti rocciosi (FIGURA 1).   

 

 

Descrizione del sito

 

La formazione delle Marne di Monte Piano si è deposta dopo la Fase Ligure che ha chiuso completamente il bacino oceanico ligure-piemontese e ricopre quindi in discordanza stratigrafica le Unità liguri, dopo la loro intensa deformazione tettonica. In altri termini, si può dire che questa formazione apre la successione stratigrafica epimesoalpina (Mutti et alii, 1995) che nell’Appennino settentrionale è rappresentata dalle cosiddette Epiliguri e nel settore piemontese dalla successione del Bacino delle Langhe, discordante sulle unità metamorfiche alpine.

In questo sito si possono osservare le Marne di Monte Piano, sedimentate in discordanza stratigrafica su un flysch ad elmintoidi cretacico che si ritrova in giacitura rovesciata.

Questo flysch liguride (Flysch di Testanello) è coinvolto in importanti strutture plicative, formate prima della sua completa litificazione e connesse ad importanti accumuli di brecce intraformazionali, osservabili sul versante sinistro della Val Taro, presso Barca, circa 3 km più a sud di questo sito. Dopo la sedimentazione delle Marne di Monte Piano la successione delle Epiliguri continua con la Formazione di Ranzano, costituita da un’unità torbiditica arenacea che a M. Piano mostra con una spettacolare esposizione la sua base (FIGURA 2).

Le Marne di Monte Piano vengono istituite come formazione da Marchesi (1961) che descrive per la prima volta la loro litostratigrafia e fissa in questo sito la località tipo di riferimento.

I primi studi biostratigrafici a nannofossili delle Marne di Monte Piano della località tipo hanno permesso di assegnare all’unità un’età eocenica superiore (Vescovi e Rio, 1981). Queste determinazioni biostratigrafiche lasciavano aperta la possibilità che la formazione si estendesse temporalmente verso il basso; infatti, i primi 20 m della successione campionata, caratterizzati da litologie rossastre più argillose (FIGURA 3), erano risultati quasi privi di nannofossili calcarei. Successivi studi biostratigrafici, condotti in zona per realizzare il Foglio Borgo Val di Taro della Nuova Carta Geologica a scala 1: 50.000, hanno consentito di datare anche la parte basale delle Marne di Monte Piano che è risultata riferibile come età all’Eocene medio terminale (Mancin e Cobianchi, 2000; Catanzariti et alii, 2002; Vescovi, 2002). 

La successione che si può osservare in questo sito è potente circa 100 metri ed inizia con marne argillose rosso vinato, talora grigio-verdastre, frequentemente deformate da slumping. Questa litofacies è attraversata da un fitto reticolo di vene calcitiche, geometricamente poco organizzate, conseguenti ad una deformazione fragile di significato ancora molto incerto. Verso l’alto la formazione acquisisce caratteri più uniformi e diviene una marna siltosa più compatta, di colorazione grigio-verdina, localmente intercalata da straterelli sottili di torbiditi arenacee, utili ad individuare l’assetto della stratificazione (FIGURA 4).

In questa litofacies a marne grigie, potente circa 70 metri, si osserva una variazione ciclica nel contenuto in carbonato di calcio che porta ad un leggero cambiamento litologico; tale carattere risulta molto evidente nel profilo di erosione, dove i livelli più ricchi in carbonato, maggiormente compatti e meno erodibili, risultano in rilievo (FIGURA 5).

Dal punto di vista paleoambientale, un indizio significativo può essere la presenza di slumping, molto frequenti nella parte inferiore dell’unità. Queste strutture infatti sarebbero indicative di un ambiente deposizionale di scarpata, la cui profondità è compatibile con le paleobatimetrie desunte da studi micropaleontologici. Queste ricerche hanno infatti rivelato la presenza di foraminiferi agglutinati normalmente localizzati a profondità maggiori di 500 metri (Morlotti e Kunht, 1992) e associazioni di foraminiferi planctonici e bentonici con caratteri che indicano profondità comprese tra 600 e 1500 metri (Mancin e Cobianchi, 2000).  

Il contatto con la sovrastante Formazione di Ranzano è caratterizzato dalla comparsa dei primi strati torbiditici arenacei che aumentano di frequenza e divengono più spessi mano a mano che ci si avvicina alla sommità del rilievo di M. Piano. Da notare che immediatamente sotto il contatto con la Formazione di Ranzano, nelle Marne di M. Piano compaiono focature di colore rosato che potrebbero essere interpretate come la conseguenza di localizzate destabilizzazioni del bacino e di parziali rimaneggiamenti della litofacies argillosa rossastra.

 

 

Motivo della scelta

 

Questo sito costituisce la località tipo della formazione delle Marne di Monte Piano e quindi consente di esaminare i caratteri litostratigrafici dell’unità in tutto il suo sviluppo.

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR Tavola 216 NE “Berceto”, scala 1:25.000