Sito n. 16 “Le brecce basaltiche del Rio di Roccaprebalza”

(P. Vescovi)

 

 

Accessibilità

 

Al sito si accede percorrendo la strada che, da Ghiare, risale sul versante di destra la valle del T. Manubiola in direzione di Berceto. Oltrepassato il ponte sul Rio di Roccaprebalza, all’innesto con la strada provinciale si prende a destra e si scende per un centinaio di metri, fino all’accesso di una strada privata (FIGURA 1) che ovviamente obbliga a richiedere il permesso dei proprietari per poter effettuare le osservazioni qui descritte.  

L’alveo del Rio di Roccaprebalza nel suo ultimo tratto, può essere raggiunto anche scendendo lungo il greto del T. Manubiola, al quale si accede agevolmente, poco prima di oltrepassare il ponte della Strada Provinciale n° 523 che lo attraversa.

 

 

Descrizione del sito

 

In questa parte della valle affiorano diverse tipologie rocciose ascrivibili al Complesso di Casanova di età campaniana (Casnedi et alii, 1993). In FIGURA 2 sono distinte grandi masse di peridotite serpentinizzata (Σ) e di basalti (βp), inglobate in argille a blocchi calcarei dall’assetto caotico (CCVb). Localmente si interpongono anche lembi di calcari a calpionelle (cc), esposti lungo la strada che sale al paese di Roccaprebalza. Il Complesso di Casanova affiora estesamente in questo settore della Val Manubiola grazie alla deformazione tettonica che ha creato una struttura positiva ed ha consentito l’erosione delle sovrastanti Arenarie di Scabiazza (SCB in FIGURA 2). E’ presumibile che questo grande piegamento antiforme possa essere espresso anche nella sottostante unità del Flysch di M. Caio (CAO in FIGURA 3) che verso sud è ampiamente esposta, lungo l’alta Val Baganza. Verso nord si apre invece la finestra tettonica di Ghiare di Berceto, dove il sollevamento tettonico espone una successione cretacica e terziaria rovesciata (GHR in FIGURA 3).

In questo sito si descrivono unità appartenenti al Complesso di Casanova, ascrivibili dal punto di vista tettonico all’Elemento Roccamurata dell’Unità Ottone (Vescovi, 2002). Si tratta di brecce basaltiche, particolarmente ben esposte nell’incisione erosiva del Rio di Roccaprebalza, dove affiora una successione costituita da episodi di brecce ofiolitiche sedimentarie e livelli di brecce basaltiche verosimilmente attribuibili a processi vulcano-sedimentari.

Oltrepassato il ponte sul Rio di Roccaprebalza la scarpata stradale attraversa il contatto tra basalti molto fratturati e brecciati e una soprastante breccia di natura sedimentaria; la superficie di contatto è inclinata circa 30° a sud-ovest (FIGURA 4).

La breccia sedimentaria si caratterizza per l’abbondanza di clasti basaltici, talora spigolosi, più frequentemente arrotondati, immersi in una matrice argillosa prevalente, arrossata dalla presenza di ossidi di ferro (FIGURA 5). La natura sedimentaria della breccia è particolarmente evidente ai lati dei clasti più grandi, dove ha agito di meno l’effetto della compattazione sulla frazione fine e dove perciò è più evidente la tessitura originaria del deposito (FIGURA 6). Questa breccia sedimentaria ricopre geometricamente dei basalti brecciati (FIGURA 4): non si riconoscono strutture diagnostiche utili a rivelare la polarità della stratificazione che rimane indeterminata.

I basalti brecciati che sono visibili lungo la strada, non sono esposti in condizioni ottimali, possono però essere osservati nella loro struttura, lungo l’alveo del Rio di Roccaprebalza, dove l’erosione del corso d’acqua ha prodotto una profonda incisione (FIGURA 7) ed ha ben levigato le rocce (FIGURA 8). Qui si riconosce un insieme di elementi basaltici grigio verdastri, privi di arrotondamento, inglobati in una massa basaltica di colore rossastro (FIGURA 9). La forma molto irregolare degli elementi inglobati evidenzia il loro carattere plastico e quindi una probabile condizione che precede il completo raffreddamento (FIGURA 10). Il colore rossastro e l’aspetto molto compatto della litologia inglobante, indicano un’intensa ossidazione che può essere stata favorita dall’azione termica. Si nota anche la frequente presenza di elementi poliedrici spigolosi di dimensioni centimetriche, probabilmente derivanti dalla disgregazione di piccoli pillows (FIGURA 11).

Questi basalti brecciati sono privi di stratificazione, non sono gradati e non mostrano orientazione preferenziale degli elementi inglobati. La roccia nel suo aspetto generale ricorda le “brecce diabasiche a clasti poliedrici e matrice ematitica” descritte da Terranova e Drago (1975) in alta Val Ceno, interpretate come l’effetto di fenomeni esplosivi che avrebbero interessato le parti più alte di colate basaltiche.

I basalti brecciati del Rio di Roccaprebalza si interpongono tra la breccia sedimentaria che affiora sulla strada provinciale e una facies basaltica di aspetto più massivo, solo localmente molto fratturata, appena intaccata dall’erosione del torrente (FIGURA 12).

Si può avanzare l’ipotesi che la successione rocciosa descritta in questo sito possa rappresentare una sequenza rovesciata, sviluppata dove una colata sottomarina di basalti ha ricoperto un precedente deposito di brecce sedimentarie. La sequenza rocciosa registrerebbe quindi gli effetti di particolari processi vulcano-sedimentari come ad esempio fenomeni esplosivi, capaci di fratturare e sgretolare la roccia basaltica in via di raffreddamento.

Una situazione molto simile è stata ricostruita da Cortesogno (1994) nelle colate basaltiche del Monte Rossola, dove vengono riconosciute, al tetto e a letto di episodi di colata, breccie connessa al brusco raffreddamento e livelli dove la vaporizzazione dell’acqua, imprigionata nei sedimenti sottostanti la colata, porta alla fratturazione dei basalti.

 

 

Motivo della scelta

 

In questo sito si possono osservare alcuni prodotti dei processi vulcano-sedimentari che hanno accompagnato le effusioni basaltiche giurassiche dell’oceano ligure-piemontese. Qui infatti l’erosione torrentizia ha favorito l’esposizione di superfici rocciose particolarmente levigate, dove si osservano egevolmente le caratteristiche primarie delle rocce brecciate.

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR Sezione 216080 “Berceto”, scala 1:10.000