sito n.4 “Le peridotiti di M. Nero”

(P. Vescovi)

 

 

Accessibilità

 

Per raggiungere il Monte Nero dalla Val Ceno, si percorre un breve tratto della strada che unisce il Passo del Tomarlo al Passo Zovallo; arrivati ad intersecare il Sentiero 821, si prosegue a piedi e si sale alla spianata di Prato Grande, per poi continuare fino al Sentiero 003 che si snoda sullo spartiacque tra le Valli del Ceno e del Nure e consente di raggiungere la cima di Monte Nero (FIGURA 1).

 

 

Descrizione del sito

 

Al Monte Nero sono ampiamente esposte rocce ultramafiche che trovano origine in quelle porzioni di mantello che sono state denudate con l’oceanizzazione giurassica del bacino Ligure-Piemontese. Dopo essersi messe in posto sul fondo dell’oceano giurassico, queste unità rocciose vengono incorporate nel prisma di accrezione, venendo così a far parte delle Unità Liguri esterne.

Dal punto di vista petrografico, le ultramafiti si presentano come peridotiti lherzolitiche a struttura tettonitica, variamente trasformate in minerali cloritici e serpentinosi, fra i quali di norma prevale la lizardite, mentre il crisotilo acquista importanza, spesso apparendo concentrato in vene, nelle zone maggiormente tettonizzate e brecciate (Pagani et alii, 1972).

Le ultramafiti di Monte Nero si trovano in ricoprimento tettonico sul Complesso di Casanova; la loro indipendenza tettonica è stata riconosciuta da Pagani et alii (1972) e successivamente confermata con i rilevamenti di dettaglio di Terranova e Zanzucchi (1982).

Il rilievo di M. Nero (1753 m) si erge in un’area estesa tra la testata dell’alta Val Nure e l’alta Val Ceno, caratterizzata dalla presenza dell’Unità Ultramafica (U in FIGURA 2) che in giacitura blandamente inclinata a NW, sovrascorre un esteso fianco rovesciato del Complesso di Casanova (Terranova e Zanzucchi, 1982). La successione rovesciata del Complesso di Casanova mostra spessori valutabili dai 300 ai 500 m circa e sembra seguire stratigraficamente il corpo basaltico di M. Maggiorasca-M. Tomarlo, affiorante al margine occidentale di FIGURA 2. Questo corpo basaltico è esteso per circa 4 km2 e potrebbe costituire la continuazione verso nord dell’altrettanto esteso lembo basaltico di M.Penna-M.Cantomoro, anch’esso messo in posto per scivolamento sinsedimentario nel Bacino Ligure Esterno (Casnedi et alii, 1993; Elter et alii, 1991).

In FIGURA 2 sono riportate le principali caratteristiche litostratigrafiche del Complesso di Casanova che giace rovesciato sotto le ultramafiti di M. Nero.

Dal punto di vista strutturale, nella zona studiata sono state riconosciute faglie orientate secondo le direzioni NW-SE, WNW-ESE, N-S e subordinatamente SW-NE (FIGURA 2). Anche fra i sistemi di frattura subverticali che interessano le unità cartografate in Carta si possono riconoscere queste quattro direzioni, ben espresse nell’Unità Casanova e nella sovrastante Unità Ultramafica. In quest’ultima Unità è particolarmente evidente il sistema di diaclasi e fratture estensionali subverticali con una direzione SW-NE (FIGURA 3), analoga a quella delle mesofaglie estensionali riconosciute nell’Unità Aveto da Perotti et alii (1988).

Dal punto di vista morfologico possono essere fatte interessanti osservazioni, soprattutto sul versante che si apre verso la Val Ceno. Qui estese porzioni delle ultramafiti (Uf in FIGURA 2) risultano coinvolte in processi gravitativi che le hanno smembrate, traslandole verso il basso. I fenomeni di scorrimento gravitativo (linee tratteggiate azzurre in FIGURA 3) si impostano sfruttando una preesistente fratturazione tettonica (tratteggio rosso in FIGURA 3) che costituisce un importantissimo fattore predisponente all’instabilità, soprattutto nei settori dove le fratture sono orientate parallelamente alla direzione del versante.

A sud-est di Monte Nero fenomeni di collasso gravitativo hanno coinvolto l’unità peridotitica sviluppando una depressione chiusa (trincea) allungata in direzione SO-NE (FIGURA 4). Scendendo ancora verso sud-est, le morfologie del versante registrano gli effetti dei processi gravitativi di scorrimento che qui coinvolgono unità rocciose prevalentemente pelitiche, a comportamento relativamente plastico (FIGURA 3). La trincea, impostata lungo sistemi di fatturazione tettonica molto inclinati, orientati SO-NE, ha la sua terminazione sud-occidentale in una sella dove si conservano depositi torbosi (FIGURA 5). Si ritiene che i depositi torbosi di questa sella possano costituire ciò che rimane del riempimento di un’antica depressione chiusa, forse originaria prosecuzione a sud-ovest dell’attuale trincea di M. Nero. Questa antica depressione chiusa, prima di rimanere una sella isolata dall’inversione del rilievo, avrebbe potuto anche proseguire verso sud-ovest, nel vallone di Prato Grande (FIGURA 2).

La scarpata sud-orientale di M. Nero, attiva ed in rapida evoluzione, è impostata nelle peridotiti fratturate, in corrispondenza della superficie di distacco del collasso gravitativo che ha formato la trincea. I detriti della falda connessa alla scarpata (FIGURA 6) mostrano caratteristiche molto diverse da quelle dei detriti delle coltri più antiche che si conservano sui rilievi della Tana di Monte Nero e dei Lupastri. Qui infatti si possono riconoscere gli effetti di una degradazione intensa e prolungata, caratteristica del regime climatico glaciale. 

Da notare infine lo stretto legame che in questa zona sembra esistere tra i processi gravitativi e le emergenze sorgentizie. Soprattutto nella zona di Nove Fontane (FIGURA 2), si localizzano sorgenti con regime permanente e valori di portata consistenti. Si ritiene che il movimento di scivolamento gravitativo che coinvolge le peridotiti della Tana di Monte Nero possa essere in grado, soprattutto nell’intorno delle superfici di scorrimento, di creare zone di allentamento delle preesistenti fratture tettoniche (FIGURA 7), rendendole molto efficaci ai fini della permeabilità (De Nardo et alii, 2007).

 

 

Motivo della scelta

 

La dorsale di Monte Nero rappresenta una delle migliori esposizioni di quell’Unità Ultramafica che sovrascorre il Complesso di Casanova e viene a costituire uno dei principali rilievi morfologici dell’Appennino ligure-emiliano.

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR Tavola 215 NE “Bedonia”, scala 1:25.000

         Tavola 215 NO “Torrio”, scala 1:25.000