SITO n.23  “LE SISMOTORBIDITI DEL FLYSCH DI SOLIGNANO”

(A. Artoni)

 

 

Accessibilità

 

Il sito è facilmente visibile in una bellissima panoramica sia dalla strada provinciale 308 - fondovalle Taro, dal km 11 al ponte che attraversa il F. Taro, situato circa 500m ad ovest del paese di Solignano (tratto a in blu, FIGURA 1), sia dall’autostrada A15 Parma-La Spezia tra le uscite di Fornovo Taro e Borgotaro in corrispondenza del ponte F. Taro 3° (tratto b in rosso FIGURA 1); la panoramica è localizzata sulla sponda sinistra del F. Taro (FIGURA 1).

 

 

Descrizione del sito

 

Il Flysch di Solignano appartiene all’insieme dei Flysch ad Elmintoidi che sono unità torbiditiche, caratteristiche dell’Appennino settentrionale e depostesi durante il Cretacico superiore all’interno dell’oceano Ligure-Piemontese. Queste torbiditi hanno ricoperto il prisma d’accrezione generato dalla subduzione di parte della crosta oceanica e conseguente accrezione dei sedimenti oceanici dell’oceano Ligure-Piemontese. In particolare, nella sezione stratigrafica affiorante in corrispondenza del sito, il Flysch di Solignano è di età Maastrichtiano inferiore (Rio e Villa, 1983).

 

In corrispondenza del sito, il Flysch di Solignano è spesso circa 500 m ed è caratterizzato dalla presenza di strati biancastri molto spessi che spiccano nella panoramica (FIGURA 2). In questo sito, la sezione stratigrafica, studiata in dettaglio da Fontana et alii (1990) e Zanzucchi (1961) a cui si rimanda per ulteriori dettagli, mostra una marcata ritmicità della stratificazione. Tali ritmi iniziano con gli strati biancastri più spessi e proseguono con strati con colorazioni più scure (nere, grigio, grigio-nocciola, giallastre) e con spessori molto minori via via che si avvicinano al successivo strato, molto spesso biancastro. L’alternarsi delle colorazioni corrisponde all’alternarsi delle varie litologie presenti: gli strati biancastri sono dominati da litologie carbonatiche, mentre gli strati a colorazione più scura sono dominati da rocce silicoclastiche (arenarie, argille e marne). La ritmicità e le caratteristiche litologiche sono del tutto simili a quelle evidenziate in depositi torbiditici coevi dell’Appennino modenese nella Formazione di Monte Venere (Abbate e Sagri, 1970) e dei Flysch ad Elmintoidi in genere (Abbate e Sagri, 1970, Fontana et alii, 1994). La sezione stratigrafica del sito è dominata dagli strati torbiditici silicoclastici che, in effetti, compaiono anche alla base degli strati più spessi biancastri, a dominante componente carbonatica; questi ultimi pertanto sarebbero da classificare come strati a composizione mista (Fontana et alii, 1990) e non calcarenitica. Le analisi petrografiche hanno evidenziato che gli strati silicoclastici arenitici contengono rari resti di origine biologica (locali concentrazioni di frustoli vegetali), mentre contengono abbondanti clasti arcosici e arcosico-litici che, molto probabilmente, provengono da un basamento di crosta continentale localizzata in un’area sorgente, localizzabile nel blocco Sardo-Corso (Fontana et alii, 1990, 1994). Le torbiditi carbonatiche o miste (strati spessi biancastri) sono essenzialmente delle micriti con subordinata frazione detritica silicoclastica che decresce verso il tetto dello strato (Fontana et alii, 1990, 1994). Le micriti contengono frammenti di foraminiferi planctonici, rari fossili bentonici di ambiente di piattaforma tra cui bivalvi detti Inoceramus e, localmente, abbondanti tracce fossili quali Chondrites. Le micriti, quindi, dovrebbero derivare dalla risedimentazione di fanghi carbonatici pelagici coevi o più probabilmente più vecchi dei Flysch ad Elmintoidi (Fontana et alii, 1990).

Poiché questi strati a dominante carbonatica sono molto spessi, molto estesi arealmente ed hanno clasti con una provenienza “mista” (contengono sia fanghi pelagici che areniti arcosiche) sono stati interpretati come sismotorbiditi (Mutti et alii, 1984), ossia eventi catastrofici che hanno causato la risedimentazione dei sedimenti deposti ai margini e/o sopra gli alti intrabacinali che bordavano e/o erano presenti all’interno del prisma d’accrezione. Tali eventi catastrofici si ipotizza siano stati innescati da terremoti ai quali si potevano associare onde anomale (tsunami) che spazzavano le aree marine attorno e soprastanti al prisma d’accrezione presente nell’oceano Ligure-Piemontese.

 

Pertanto, il Flysch di Solignano preserva il registro sedimentario di torbiditi sedimentate all’interno di bacini marini profondi, molto probabilmente confinati e al di sotto della CCD (Fontana et alii, 1990, 1994), localizzati al di sopra del prisma d’accrezione ligure del Cretacico superiore; ritmicamente, la sedimentazione era rappresentata dalla deposizione di torbiditi carbonatiche di volume molto maggiore innescate da eventi sismici (sismotorbiditi di Mutti et alii (1984) legati al processo di subduzione oceanica.

 

 

Motivo della scelta

 

I Flysch ad Elmintoidi sono molto diffusi nell’Appennino settentrionale; quelli che affiorano in questo sito hanno il pregio di aver preservato caratteristici depositi di mare profondo legati a processi catastrofici ed episodici che hanno causato la risedimentazione di sedimenti marini in seguito a probabili paleo-eventi sismici.

Il sito permette ricostruzioni sedimentologiche e la ricostruzione della paleogeografia cretacica della catena appenninica, nonché dei processi sedimentari che agivano durante il Cretacico.

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR Elemento 198162 “Solignano”, scala 1: 5.000;

        Tavola 198 SE “Varsi”, scala 1: 25.000.