SITO n. 9 “LA FRANA DI M. CERVELLINO (VAL BAGANZA-PARMA)”

(C. Tellini)

 

 

Accessibilità

 

Si arriva alla grande frana di M. Cervellino (Val Baganza, provincia di Parma) percorrendo la SP n.15 della Val Baganza che da Calestano porta a Berceto (FIGURA 1). Prima di giungere alla frana in questione, presso la Costa di Casaselvatica si può osservare una frana di colata, quasi sempre attiva, che si origina principalmente dalle Argille a palombini e scende sino al T. Baganza. Pochi chilometri oltre, subito dopo la località “I Boschi”, si arriva alla grande frana complessa di M. Cervellino (o di Fugazzolo, località vicina al dissesto) (FIGURA 1) lunga oltre 3 km e larga mediamente 350 m (FIGURA 2).

La frana scende dalle pendici occidentali del monte, attraversa la SP n.15, la quale ha subito danni rilevanti (ponti, canali drenanti e sede stradale), arrestandosi contro uno sprone di Flysch di M. Caio che ha impedito alla frana di arrivare al torrente. Dalla SP n.15 si può esplorare la parte medio-bassa della frana inoltrandosi nel bosco sconvolto, mentre, risalendo il sentiero che parte dalla stessa strada (lato sinistro della frana) ed incrociando una stradina sterrata che porta a Cà Frassano-Castago, si può osservare il settore medio-alto del dissesto.

 

 

Descrizione del sito

 

La frana, riattivatasi nel Novembre 2000 a causa di intense precipitazioni autunnali, si trova nella media Val Baganza (Parma) e prende origine dal versante NO di M. Cervellino (1492 m), rilievo che durante l’Ultimo Massimo Glaciale (UMG) poteva sostenere sotto la sua scarpata occidentale una massa glacio-nivale (se non addirittura un piccolo ghiacciaio), come sembrano suggerire i depositi e le forme d’ambiente periglaciale rinvenute al di sotto della vetta (Montanarini C., A.A. 2002-03).

La frana, apparentemente, si sviluppa solo nella Formazione del Flysch di M. Caio, Unità Ligure che domina tettonicamente questa zona di media montagna (assieme all’analoga Unità Ligure di M. Cassio).

La tettonica della zona circostante la frana evidenzia, nel Flysch sovrascorso, una sinclinale rovesciata che disegna un motivo antiforme, deducibile dall’andamento dell’asse della piega in FIGURA 3, con asse orientato NW-SE, proprio come l’orientazione della frana. Poiché nei detriti di frana si individuano Argille a blocchetti e frammenti di litologie legate alle ofioliti, si può dedurre che la frana raccolga tali materiali in profondità, sintomo di un’azione erosiva che si produce in coincidenza dell’asse dell’antiforme.

La frana di M. Cervellino ha riattivato una parte cospicua di un antico corpo di frana quiescente, danneggiando boschi, fossi e rii di scolo, la SP 15 e i ponti, distruggendo una sola casa (Casa Cozzo) per retrocessione dell’appendice franosa in destra frana (FIGURA 4). 

Fortunatamente il piede della massa franata ha trovato ostacolo in uno sprone di Flysch di M. Caio che ha impedito che la massa raggiungesse il T. Baganza. Un’indagine geoelettrica svolta dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Parma ha evidenziato, in corrispondenza della strada provinciale, una profondità di 25 m.

La grande frana si può classificare come un movimento complesso e composito, riattivato e caratterizzato da crolli (modesti), scivolamenti traslativi e rotazionali, nonché colate di terra (Cruden e Varnes, 1996).

 

Di seguito si forniscono le principali caratteristiche morfometriche della frana:

 

Pendenza media                       10°

Quota coronamento                   1270 m

Quota del piede                        690 m

Dislivello                                   590 m

Lunghezza massima                 3200 m

Larghezza max-min.                  480÷270 m

Profondità (presso SP 15)          25 m

Area di frana                             1,26 x 106m2

Volume presunto                       50 x 106m3                   

 

Proprio dalla colata di terra del lato sinistro del corpo di frana (FIGURA 5), sono emersi numerosi reperti lignei e resti di tronchi di Abies alba ed altri tipi di alberi (FIGURA 6) che danno testimonianza di un paesaggio vegetazionale antico molto diverso dall’attuale.

Alcuni resti lignei sono stati datati mediante radiocarbonio ed un tronco é stato studiato anche dal punto di vista dendrocronologico-paleoclimatico (Tellini e Chelli, 2002; Tellini, 2005).

L’interpretazione delle datazioni ottenute consente di dedurre almeno 6 eventi antichi di riattivazione e di rilevare un preoccupante intervallo di tempo, di quasi 2000 anni, fra la penultima riattivazione e quella del 2000 (Tab. 1). La maggior parte degli antichi eventi si collocano nel periodo Subboreale (2500÷5000 a B.P.), come registrato in altre grandi frane riattivate dell’Appennino Emiliano (Bertolini e Tellini, 2001) e nell’arco Alpino (Soldati et alii, 2006).

 

 

Tab. 1 – Elenco delle date radiocarbonio ottenute dai resti organici inglobati

nel corpo di frana di M. Cervellino.

 

Frana di M. Cervellino

(Val Baganza, PR)

T= tronco  WR= resto di legno

Tipo

 

Profondità

campione

(m)

Laboratorio

Radiocarbonio e Codice

Età 14C

(a. B.P.)

Età Cal. a. B.P.  (Stuiver et al., 1998)

M. Cervellino 1                (T)

 

M. Cervellino 2                (T)

M. Cervellino 3                (T)

 

 

C.Cozzo =

M. Cervellino 4              (WR)

 

M. Cervellino 5x              (T)

M. Cervellino 5c              (T)

 

 

M. Cervellino 6                (T)

 

M. Cervellino 7                (T)

 

 

M. Cervellino 8                (T)

 

 

 

 

 

 

 

Complessa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Superficie

 

 

 

 

 

 

 

 

Beta 154610

 

Beta 166795

Beta 166796

 

 

 

Beta 178883

 

Beta 197893

Beta 197894

 

 

Beta 196310

 

   Beta 197892

 

 

Beta 233226

 

4.130±50

 

1.940±60

4.640±70

 

 

 

5.730±50

 

2.710±70

2.600±60

 

 

4.090±60

 

2.070±60

 

 

4.310±70

4.465-4.450

 

2.000-1.730

5.580-5.520

5.490-5.270

5.170- 5.070

 

6.410-6.650

 

2.740-2.950

2.500-2,630

2.710-2.790

 

4.420-4.830

 

1.890-2.160

2.270-2.290

 

5.040-5.000

4.760-4.650

 

 

Cause del fenomeno

La principale causa scatenante del movimento di riattivazione della frana é da ricondursi alle precipitazioni autunnali che si sono abbattute nella zona, le quali, ragionevolmente, sono comprese tra 600-700 mm nel periodo 3 Ott. - 14 Nov. 2000, come si può dedurre dalle registrazioni delle stazioni di Marra C.le e Calestano, rispettivamente a SE e a N della zona franosa (FIGURA 7). Le cause predisponenti nel medio termine, invece, sono da ricercare nella litologia detritica della massa franosa, nella piovosità pregressa degli anni ’90, negli strati a franapoggio localizzati alla testata della frana e nella diffusa fratturazione delle formazioni geologiche; a lungo termine nelle condizioni periglaciali che hanno alterato le caratteristiche fisico-meccaniche delle rocce.

 

 

Motivo della scelta

 

La scelta della frana di M. Cervellino trova giustificazione nei seguenti aspetti:

  1. si tratta della seconda grande riattivazione di frana, dopo quella della Lama di Corniglio, nel territorio parmense. Fortunatamente i danni sono stati socialmente poco rilevanti perchè il versante era praticamente disabitato;
  2. sembra che tale riattivazione sia cronologicamente molto lontana dalla precedente (in mancanza di ulteriori datazioni si tratta di quasi 2000 anni);
  3. la frana ha restituito tronchi e legni che, sottoposti a datazione radiocarbonio, hanno consentito di avere un quadro, seppure incompleto, delle ricorrenze della frana negli ultimi 5.600 anni;
  4. vi é testimonianza di una diffusa copertura vegetazionale ad Abies alba nel nostro Appennino, nel periodo Subboreale.

 

 

Cartografia di riferimento

 

CTR Foglio n.217 “Neviano degli Arduini”, alla scala 1: 50.000

        Tavola 217 NO “Cassio”, alla scala 1:25.000