SITO n.7 “LA LINGUA MORENICA DI BOSCO DI CORNIGLIO (ALTA VAL PARMA)”

(C. Tellini)

 

 

Accessibilità

 

Si giunge al ripiano su cui sorge Bosco di Corniglio percorrendo la strada provinciale SP106 che da Corniglio porta all’alta valle, in cui l’abitato rappresenta la località più importante. Altri piccoli paesi, quali Cirone, Staiola, Brea, Sesta, Mossale e Polita, fanno da corona alla poderosa lingua morenica valliva. La recente strada che da Miano di Corniglio porta a Bosco seguendo per un buon tratto il fondovalle del T. Parma, ha ridotto i tempi di percorrenza e favorito l’osservazione dei caratteri geologici e morfologici dell’area, molto particolari ed interessanti. Da Bosco si può risalire agli altri siti già descritti (n. 3, n. 4, n. 5 e n.17) seguendo le indicazioni stradali per Lagdei-Lagoni e per Monchio delle Corti (FIGURA 1).

 

 

Descrizione del sito

 

Assieme con la contigua Val Cedra, la Val Parma conserva le tracce più belle e didattiche del glacialismo tardo quaternario nell’ambito del quale le forme relative all’Ultimo Massimo Glaciale (UMG), culminato circa 20.000 anni fa, sono le più caratteristiche e varie, sia per quanto riguarda le forme di esarazione che quelle di deposito (Anelli, 1908; Losacco, 1982; Federici e Tellini, 1983; GNGFG.CNR, 1988). Per le forme ancora più antiche (solo di deposito glaciale) si veda la problematica di M. Navert (sito n. 5) (FIGURA 2).

L’antico sistema glaciale della Val Parma era alimentato dalle masse di ghiaccio che si raccoglievano nei cinque valloni in cui si articolava la testata valliva. Tali flussi glaciali scendevano (con lingua duplice o singola) nelle valli dei T. Parma del L. Santo, T. Parma delle Guadine e T. Parma di Badignana riunendosi poi per formare una sola lingua, insinuata nel fondovalle principale per alcuni chilometri. In definitiva si trattava di un tipo di ghiacciaio che si può definire “confluente”, ossia un ghiacciaio vallivo composto (Desio, 1951).

La produzione di materiale arenaceo proveniente dal crioclastismo del “Macigno” doveva essere, nel periodo di culminazione della Fase Val Parma (Pellegrini et alii, 1998), molto abbondante e con tessitura decisamente eterometrica; quasi certamente, nel tratto vallivo principale, la lingua glaciale doveva essere un “ghiacciaio nero” (debris-covered glacier), cioé ricoperto da detrito supraglaciale, come gli attuali ghiacciai del Miage e Brenva, sotto il M. Bianco.  Presso Ponte di Cogno ed i ripiani del Prolo, le lingue di ghiaccio si univano formandone una sola, larga 1,25 km e spinta nel fondovalle per più di 3 km sino oltre Staiola: nella massima espansione glaciale il ghiacciaio vallivo era lungo complessivamente poco più di 8 km, risultando il maggiore dell’Appennino settentrionale.

La lingua morenica di Bosco appare ben definita sul fianco di sinistra, dove un evidente cordone laterale (Costa Banciola) la delimita a partire dalle pendici NE di M. Fosco sino al paese (FIGURA 3); il fianco destro appare più articolato ed adattato alla morfologia del versante, con un andamento tipicamente di appoggio laterale, con pochi tratti marcati da un modesto cordone laterale (come ad es. tra Mossale e Polita).

Negli affioramenti il deposito glaciale evidenzia la sua tessitura eterometrica con massi, blocchi e clasti a supporto di matrice limo-sabbiosa, tipica del deposito glaciale appenninico (FIGURA 4). Alcuni grandi massi, provenienti dalle potenti sequenze arenacee del “Macigno”, sono poggiati superficialmente sulla lingua di Bosco e mostrano un volume notevole (FIGURA 5).

Localmente vi sono i segni di rimaneggiamento da parte delle acque fluvioglaciali, come nei terrazzi del Prolo e fra Sesta e Mossale (FIGURA 6).

In periodo tardi–postglaciale, la morena di Bosco é stata incisa profondamente dal T. Parma che ha creato delle scarpate alte circa 80 m, facendo affiorare l’Unità di Pracchiola (U. Toscana) in una piccola finestra tettonica presso il ponte della SP che attraversa il T. Parma, preludio di quella ancor più spettacolare incisa dal torrente qualche chilometro a nord (finestra tettonica di Marra).

 

 

Motivo della scelta

 

Le valli dei Torrenti Parma e Cedra conservano le morfologie più spettacolari e didattiche dell’antico glacialismo dell’Appennino settentrionale. In particolare nell’alta Val Parma, durante l’UMG, si era impostato il maggiore dei ghiacciai vallivi composto dell’intero Appennino Emiliano, la cui lingua invadeva per oltre 3 km il fondovalle. La quota minima della fronte glaciale, collocata a circa 710 m di quota, suggerisce un limite nivale dell’epoca, prossimo ai 1250 m di elevazione, confermato anche dalla quota di uscita del cordone della Costa Banciola; probabilmente era il limite più basso dell’Appennino settentrionale (Federici e Tellini, 1983).

 

 

Cartografia di riferimento

 

CTR Tavola 217 SO “Corniglio” scala 1:25.000

       Tavola 234 NO “Monte Sillara” scala 1:25.000

 

Foglio 218 “Castelnovo ne’ Monti”  scala 1:50.000

          234 “Collagna”  scala 1:50.000