SITO n. 18 “I MEANDRI DI GRUGNO”

(S. Perego)

 

 

Accessibilità

 

Il sito, meglio apprezzabile da fotografie aeree (FIGURA 1), è facilmente accessibile da Viarolo attraverso la pista ciclabile che sale sull’argine destro del F.Taro; al sito si giunge anche da Grugno, in sinistra Taro, attraverso la strada che, dalla chiesa del paese, si dirige verso sud-est al sistema arginale, distante solo 150 m.

 

 

Descrizione del sito

 

In questo sito si vuole descrivere la morfologia del tratto di F. Taro compreso tra il ponte dell’Autostrada del Sole (A1) e il ponte di San Secondo (FIGURA 2), tipica di un alveo di pianura a meandri, evidenziando nel contempo la rapida evoluzione che lo stesso tratto fluviale ha subito nell’ultimo secolo.

I percorsi sulla sommità arginale tra Viarolo e Ronco Campo Canneto e sulle strade sterrate dell’area golenale del fiume, permettono l’osservazione di un ambiente fluviale tipico di pianura. L’alveo del F. Taro presenta in questo tratto un canale ristretto, delimitato da sponde verticali alte mediamente 5 metri, costituite da depositi ghiaioso-sabbiosi, localmente intercalati a livelli limo-sabbiosi, ben evidenti nel lato concavo dei meandri (FIGURE 3,4). Molti tratti di sponda sono attualmente protetti da scogliere in massi che ne salvaguardano la stabilità ed evitano l’evoluzione dei meandri con conseguente erosione delle aree coltivate adiacenti. La sponda convessa dei meandri, più degradante, presenta abbondanti depositi ghiaiosi misti a sabbie, che costituiscono le classiche barre di meandro, parzialmente vegetate (FIGURE 5,6,7).

Il dislivello esistente tra il fondo alveo e l’area golenale è il risultato di un modesto approfondimento dell’alveo e di un contemporaneo innalzamento di quota dei terrazzi golenali durante gli eventi di piena.

Tale fenomeno, comune nei tratti fluviali di pianura della Provincia di Parma, è conseguenza della decantazione del materiale solido in sospensione durante la fase di decrescita delle piene. Le acque di piena cioè, non più contenibili nel ristretto canale di magra, escono nell’area golenale che viene completamente o parzialmente sommersa; durante la fase di decrescita, il materiale in sospensione si deposita nella golena innalzandone la quota. Spesso, proprio per questo motivo, gli argini devono essere innalzati e rinforzati e tutta l’area al loro interno diviene pensile rispetto al piano campagna circostante. Le quote della golena, in corrispondenza dei meandri del F. Taro, risultano in alcuni punti uguali e in altri maggiori di 1-2 metri rispetto a quelle della pianura extra-arginale (FIGURE 8,9).

 

Il tratto d’alveo descritto ha subito in pochi decenni, tra i secoli XIX° e XX°, la trasformazione da una tipologia a canali intrecciati (tipo “braided”) ad una tipologia monocursale “a meandri”. La cartografia storica del 1828 (Regione Emilia-Romagna, 1999) (FIGURA 10) mostra l’alveo del Taro, fino a Ronco Campo Canneto, ampio e sostanzialmente rettilineo, i primi meandri sono infatti indicati in corrispondenza e a valle di tale località.

L’alveo, ancora ampio e multicanale, rappresentato nelle carte storiche IGM del 1881 (FIGURA 11) si è evoluto progressivamente in un alveo ristretto, a canale unico e meandriforme, come riportato nelle carte del 1958 (FIGURA 12), ulteriormente ristretto e canalizzato in epoche successive (FIGURA 2). L’alveo del 1881 presentava un materasso alluvionale ghiaioso che si sviluppava fino oltre Grugno; la presenza di ghiaie sui terrazzi golenali è tuttora testimoniata nei solchi di aratura in golena, dove affiorano ciottoli fluviali dell’antico alveo “braided” (FIGURE 13,14).

Nella cartografia del 1958 (FIGURA 12) l’alveo si presenta molto ristretto e nettamente meandriforme rispetto al 1881. La conformazione del thalweg in quest’epoca lascia supporre la presenza, in questo tratto fluviale, di depositi sabbioso-limosi di bassa pianura che avevano sostituito in parte le alluvioni ghiaiose. Nella cartografia del 1973 (FIGURA 12) l’alveo appare ulteriormente e rapidamente evoluto; le sponde concave dei meandri risultano infatti arretrate di circa 100 m rispetto al 1958.

L’evoluzione fluviale del Taro, unica nel territorio parmense in tempi così rapidi, è da mettere in relazione con un alterato equilibrio portata liquida-portata solida del fiume, conseguenza dei pesanti interventi antropici operati in alveo nella prima metà del XX° secolo e relativi soprattutto all’estrazione di inerti. Il prelievo di ghiaie dal letto fluviale, particolarmente intenso nel periodo 1950-1970, ha causato, nel tratto d’alveo in esame, la riduzione delle alluvioni grossolane e un aumento dell’energia netta della corrente fluviale, condizioni favorevoli alla formazione di meandri.

 

 

Motivo della scelta

 

Il sito permette, attraverso l’osservazione della situazione attuale, di valutare le forme fluviali di un corso d’acqua di bassa pianura; inoltre, il confronto con le rappresentazioni cartografiche storiche pone l’attenzione sulla rapida evoluzione che un alveo fluviale può subire nel breve periodo.

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR: Tavola 181 SE “Parma nord-ovest”, scala 1:25.000

          Tavola 181 NE “San Secondo Parmense”, scala 1:25.000

 

IGM: Sezione 181 II “Parma nord”, scala 1:25.000

          Tavoletta 73 I NO “San Secondo Parmense “

          Tavoletta 73 I SO “Baganzola”