SITO n. 20  “I PALEOMEANDRI DEL F. TARO”

(S. Perego, C. Tellini)

 

 

Accessibilità

 

Il sito è facilmente osservabile, nel suo complesso, solo da fotografie aeree (FIGURA 1), ma il paleotracciato è ricostruibile anche dalla lettura della carta topografica. Per una ricognizione diretta, si possono raggiungere i paleomeandri attraverso la normale viabilità, da Roccabianca, Sissa, Trecasali e San Secondo Parmense (FIGURA 2). L’antico percorso del F.Taro a SW di San Secondo si può osservare dalla strada che da Castellaicardi costeggia il “Canalazzo dei Tari morti” verso ovest e poi verso sud fino alla località “Campo della Casa”.

 

 

Descrizione del sito

 

L’attuale conformazione del tratto di pianura che fiancheggia il F.Taro, qui considerato da San Secondo alla confluenza nel F.Po (FIGURA 2), è il risultato di un’evoluzione lunga e complessa, protratta per centinaia di  migliaia di anni, in condizioni climatiche caratterizzate dall’alternanza di fasi glaciali ed interglaciali più calde. Negli ultimi 10.000 anni (Olocene), in condizioni climatiche non molto dissimili da quelle attuali, la bassa e media pianura, attraverso le continue variazioni di percorso dei fiumi e la deposizione dei loro sedimenti, assume l’aspetto attuale.

L’analisi altimetrica dell’area di pianura adiacente l’asta fluviale del Taro (Castiglioni (coord.), 1997; Perego, 1994) ha permesso di riconoscere forme di microrilievo, difficilmente visibili sul terreno ma importanti per interpretare l’evoluzione dell’area (FIGURA 3). Tra le forme più interessanti si possono riconoscere i “dossi”, aree nastriformi sopraelevate rispetto alla pianura circostante che, in genere, corrispondono ad antichi percorsi fluvio-torrentizi, testimonianza delle tappe di costruzione della pianura (FIGURE 3,4) (Catarsi Dall’Aglio et alii, 1989). La presenza di paleoalvei, inoltre, può essere indicata dall’andamento anomalo di alcune isoipse; un esempio di questo tipo si ritrova nell’area a SW di San Secondo Parmense, dove si può ricostruire il percorso a meandri del F.Taro in epoca romana (FIGURA 4).

Studi archeologici e storici su quest’area di pianura, testimoniano un corso del F.Taro spostato ad occidente rispetto a quello attuale; lo spostamento del Taro nella posizione odierna doveva comunque essersi già verificata nel IX secolo, dato che una citazione in un documento dell’894 parlava dell’esistenza, nei pressi di San Secondo, di un “lacus”, verosimilmente corrispondente ad un’area di pertinenza del fiume di età romana (Catarsi Dall’Aglio et alii, 1989). A valle di Sissa, documenti di epoca medioevale mostrano che, nel XIII secolo, il Taro, anziché scorrere verso il Po in direzione meridiana come oggi, piegava verso NE, sfociando nel Po a Coltaro (Caput Tari), località che il corso d’acqua raggiungeva da San Secondo piegando verso est (FIGURA 4).

Tra i numerosi antichi percorsi fluviali dell’area ad occidente dell’attuale Taro, si segnala quello tra Fontanellato e San Secondo, ancora delimitato a tratti dalle ripe originali (FIGURA 5), che denota un alveo a meandri, con anse ampie e ben definite. La presenza del “dosso” di Fontanellato e di ghiaie subaffioranti testimoniano questo antico tracciato del Taro, che si snoda in corrispondenza del “Canalazzo dei Tari morti” (FIGURE 4,6). Il confronto tra l’altimetria e la litologia di superficie evidenzia che frequentemente vi è una corrispondenza tra alti morfologici e litologie grossolane rispetto ai depositi pelitici di intercanale, sedimentati nelle aree più depresse. Questo fatto si spiega con il meccanismo deposizionale del corso d’acqua: in fase di esondazione, l’abbandono del carico grossolano avviene nelle immediate vicinanze dell’alveo, con costruzione di argini naturali pensili, mentre la deposizione del materiale fine, limo-argilloso, avviene per decantazione nelle aree depresse circostanti.

Dopo il XIII secolo il corso d’acqua ha assunto un andamento simile all’attuale e ha iniziato una fase di sovralluvionamento che lo ha portato ad innalzare la propria quota, fino ad una condizione di pensilità rispetto alla pianura circostante.

A valle di Sissa, negli ultimi secoli, il Taro ha modificato più volte la forma e la posizione dei suoi meandri, spesso sotto l’azione di un “agente morfogenetico” che ha assunto un’importanza determinante nella definizione dell’assetto fluviale: l’uomo. Alcune di queste variazioni, ancora riconoscibili dall’altimetria del terreno e dalla particolare disposizione topografica dei canali e della rete viaria, sono ascrivibili al XVII secolo (FIGURA 4).

Particolare significato può assumere il confronto tra la cartografia attuale e la cartografia del Ducato di Parma e Piacenza del 1828 (Regione Emilia-Romagna, 1999) (FIGURE 2,7); il confronto mostra con chiarezza che il Taro aveva, nel tratto a valle di Sissa, un andamento diverso dall’attuale, più corto e meno articolato, con anse molto meno accentuate. Tale percorso derivava anche da una diversa posizione del F.Po, spostato più a sud rispetto alla posizione odierna (FIGURE 4,7).

 

I meandri attuali del F. Taro

Alcuni meandri attuali del F.Taro presentano raggi di curvatura particolarmente accentuati e un canale ristretto, delimitato da nette scarpate laterali. Molto particolare è la forma del meandro presso la confluenza nel F.Po, nel quale si osserva una direzione della corrente fluviale verso NW nella parte occidentale e verso SE nella parte orientale del meandro stesso (FIGURA 8). Il raffronto della quota di fondo alveo nel collo del meandro (24-25 m), rispetto alla quota della golena nella stessa sezione (mediamente 32 m), evidenzia l’altezza della scarpata fluviale, pari a 7-8 m.

Un aspetto importante riguarda l’attuale pensilità dell’area golenale rispetto alla quota della pianura esterna al sistema arginale. Come si evince dalla Carta topografica e dalla Carta altimetrica (FIGURE 2,3), la golena presenta quote di 32-34 m, mentre la pianura circostante ha quote comprese tra 29 e 31 m. La pensilità della golena, che inizia a valle della via Emilia, è legata al deposito del materiale in sospensione durante gli eventi di piena; tale materiale ha contribuito, nel tempo, all’innalzamento della quota dei terrazzi ed ha costretto a ricorrenti lavori di rialzo degli argini per il contenimento delle piene.

L’evoluzione più recente dei meandri è fortemente legata all’intervento dell’uomo che, soprattutto negli ultimi due secoli, è intervenuto a più riprese per regimentare il corso d’acqua, a salvaguardia dei centri abitati e delle aree coltivate circostanti; molti lavori di rialzo e rinforzo degli argini e di protezione delle sponde fluviali per evitarne l’arretramento, infatti, sono stati eseguiti dopo i più importanti eventi di piena.

 

 

Motivo della scelta

 

Il sito vuole evidenziare i resti della morfologia a meandri di un alveo, caratteristica del tratto di pianura di molti corsi d’acqua appenninici parmensi. Gli antichi percorsi fluviali possono essere riconosciuti attraverso l’attenta lettura del microrilievo, lo studio della rete naturale ed antropica e la ricostruzione storica degli eventi che nel tempo si sono succeduti nell’area.

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR Tavola 181NE “San Secondo Parmense”, alla scala 1:25.000

        Tavola 163 SE “Roccabianca”, alla scala 1:25.000

        Tavola 181 SE “Parma nord-ovest”, alla scala 1:25.000.