SITO n. 15   “L’ALVEO DEL F. TARO A GIAROLA”

(S. Perego)

 

 

Accessibilità

 

L’alveo del F. Taro antistante Giarola fa parte di un tratto fluviale lungo circa 20 km, tra Fornovo di Taro e la Via Emilia (SS9), appartenente al Parco Fluviale Regionale del Taro (www.parcotaro.it) (FIGURA 1). All’alveo si può accedere a piedi seguendo i sentieri segnalati che, da località Giarola, si snodano parallelamente al corso d’acqua, sia verso monte che verso valle. A Giarola si arriva in auto percorrendo la strada che si stacca  in direzione ovest dalla SS62, circa 2 km dopo Collecchio procedendo da Parma verso Fornovo di Taro (FIGURA 2).

 

 

Descrizione del sito

 

L’alveo del F. Taro si trova a breve distanza dalla sede del Parco del Taro, ubicata dal 1999 alla “Corte di Giarola”, antico complesso monastico risalente al Medioevo (www.parcotaro.it) (FIGURE 3,4,5,6).

Nel tratto fluviale compreso tra Fornovo di Taro e la via Emilia, meglio osservabile nel suo complesso da foto aeree, si può osservare il passaggio graduale attraverso le tipologie d’alveo che caratterizzano i tratti d’alta pianura dei corsi d’acqua emiliani.

Il tratto d’alveo tra Fornovo e Giarola (FIGURA 7) si presenta ampio e caratterizzato da numerosi canali intrecciati che scorrono all’interno di abbondanti alluvioni ghiaiose eterometriche, miste a sabbie (FIGURA 8); localmente, queste ultime possono assumere rilevanza, in connessione con depositi di stanca lungo canali secondari (FIGURA 9). Le alluvioni ghiaiose, molto eterogenee, sono spesso disposte a costituire barre longitudinali al cui contorno si dispongono i canali di magra. La coltre ghiaiosa cambia spesso forma e organizzazione, soprattutto durante le piene, ed è costituita da ciottoli di diversa natura, prevalentemente calcarea ed arenacea, solo sporadicamente ofiolitica. I ciottoli hanno forma appiattita, superficie liscia e levigata e si dispongono in modo embricato, cioè si appoggiano l’un l’altro con debole inclinazione verso monte, offrendo così maggiore resistenza alla forza trattiva della corrente fluviale (Gelati, 2004). Tale configurazione d’alveo è riconducibile al tipo “braided”, tipica di corsi d’acqua in condizioni di alta energia, con portate variabili e con notevole disponibilità di materiali; l’alveo si presenta di conseguenza ampio e relativamente poco profondo, con bassa sinuosità e con forte trasporto solido grossolano (FIGURA 10).

Nel tratto a valle di Giarola l’alveo è molto più inciso e tende ad assumere andamento sinuoso, divagando da una sponda all’altra con ampie curve, tra le quali si sviluppano ampie aree ghiaioso-sabbiose (barre), sopraelevate di 1-3 m sul canale di magra. La concentrazione della corrente in canali più profondi e meglio definiti porta ad una configurazione dell’alveo riconducibile al tipo “wandering” (FIGURE 10,11). Le scarpate fluviali diventano in questo tratto più alte e sono soggette a fenomeni di erosione, soprattutto durante gli eventi di piena (FIGURE 12,13).

 

Evoluzione dell’alveo

L’alveo del F. Taro è stato intensamente sfruttato, soprattutto negli anni ’50-’70, per l’estrazione di materiale ghiaioso, in concomitanza con la realizzazione di importanti opere viarie; ciò ha provocato un abbassamento della quota d’alveo e conseguentemente un suo restringimento e una maggiore estensione dei terrazzi recenti laterali. Il confronto fra le edizioni cartografiche del 1881, 1959 e 1976 (FIGURA 14) mostra con chiarezza il forte restringimento della sezione trasversale dell’alveo, soprattutto in sinistra, dove l’autostrada Parma-La Spezia (A15) corre in corrispondenza dell’antico thalweg; in destra si nota un restringimento nel tratto Fornovo-Qualatico, dove l’ampio terrazzo recente, parzialmente antropizzato, è attualmente sfruttato a fini agricoli (Perego, 1994). Dal confronto risulta interessante notare come l’evoluzione del corso d’acqua avvenuta nei 78 anni che separano le edizioni cartografiche del 1881 e 1959, risulti eguagliata, se non superata, da quella più incisiva dei 17 anni successivi (1959-1976) che hanno visto la realizzazione del tratto autostradale Parma-La Spezia (A15). Il tratto fluviale odierno, a valle di Giarola, si presenta fortemente incassato come dimostrano le scarpate laterali, alte mediamente 6 m, che delimitano l’alveo attuale.

L’erosione dell’alveo inoltre, negli ultimi decenni, ha portato alla luce una potente successione costituita da materiale siltoso e argilloso di colore grigio, screziato di giallo-ocra, ad elevata plasticità (Gelati, 2004) (FIGURA 15); l’affioramento si estende nell’alveo per circa 2 km, parzialmente ricoperto dalle alluvioni grossolane attuali del corso d’acqua ed è visibile solo nei periodi di magra del corso d’acqua (FIGURA 16). Le argille continentali affioranti, datate al Pleistocene inferiore, farebbero parte di una sezione di ambiente transizionale (Menozzi, 1987), nella quale è bene esposto il passaggio tra ambiente marino e continentale, già descritto in altre sezioni dell’Emilia occidentale (T. Stirone, T. Crostolo,…) (Bertolani Marchetti et alii, 1979; Pelosio e Raffi, 1973). Presso Giarola, l’abbassamento della quota d’alveo ha dunque riportato alla luce un substrato, normalmente ricoperto da depositi più recenti; il fenomeno non è unico, ma si ripropone per altri corsi d’acqua appenninici che hanno subito profondi rimaneggiamenti ad opera dell’uomo.

 

 

Motivo della scelta

 

Il sito permette l’osservazione di configurazioni dell’alveo ascrivibili al tipo “braided” e “wandering”, caratteristiche delle aree di alta pianura dei fiumi emiliani; l’evoluzione fluviale avvenuta nell’ultimo secolo e descritta attraverso la comparazione cartografica, è comprovata, poco a valle di Giarola, dall’affioramento in alveo del substrato argilloso datato al Pleistocene inf.

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR 199 NE “Parma sud-ovest”, scala 1:25.000

        199 NO “Medesano”, scala 1:25.000