SITO n. 5  “L’ANTICO DEPOSITO GLACIALE DI M. NAVERT”

(C. Tellini)

 

 

Accessibilità

 

Il M. Navert, alto 1654 m, é un rilievo costituito da rocce calcareo-marnose che si trova circa mezzo chilometro a NE del Passo della Colla di Valditacca (1467 m), dove inizia lo spartiacque tra i Torrenti Parma ed Enza; dalle sue pendici nord-orientali nasce il T. Bratica, che si immette nel T. Parma a Corniglio (FIGURA 1). Per osservare il deposito glaciale che ricopre la sua piatta dorsale (da cui Pian del Freddo e Pian del Monte) occorre risalire la strada di Bosco per Lagdei, indi, all’incrocio dei Cancelli si svolta per il Rifugio Lagoni e, proseguendo, si arriva sino al Passo della Colla dove si può lasciare l’auto (FIGURA 2). Dalla strada un ripido sentiero risale il dislivello di circa 187 m ed in circa 20 minuti si arriva alla sommità impostata in bancate calcareo-marnose del Flysch di M. Caio e ricoperta dal deposito morenico.

 

 

Descrizione del sito

 

L’originalità del sito nasce dal fatto che nell’Appennino settentrionale le testimonianze relitte di una glaciazione precedente l’Ultimo Massimo Glaciale (UMG), chiamato Fase Val Parma per la significatività e bellezza delle forme (Pellegrini et alii, 1998), sono state riscontrate in pochi luoghi. Già dalla fine dell’ '800 e all’inizio del ‘900 rilevatori attenti come Zaccagna (1898) ed Anelli (1908), avevano individuato dei depositi glaciali in posizione morfologica anomala e la morena di M. Navert (caratterizzata, come la lingua morenica di Bosco di Corniglio, da massi e blocchi di Arenarie di Macigno) era uno di questi siti. Per i restanti siti con analoghe caratteristiche si veda Gr. Naz. Geogr. Fis. e Geomorfologia-CNR (1988) e Gr. Ric. Geomorfologia (1982).

Il deposito glaciale ricopre in modo uniforme la spianata di M. Navert per quasi due chilometri estendendosi a tutto Pian del Monte ed in parte a Pian del Freddo, mentre piccoli lembi residui si trovano sul crinale tra T. Bratica e T. Colla (FIGURA 3). Il deposito é separato dalla dorsale M. Paitino - M. Pumaciolaccio dalla sella della Colla mediante un dislivello pari a circa 187 m e chiaramente la sua collocazione appare incongrua con l’andamento e la disposizione dei depositi glaciali della Fase Val Parma, nettamente collocati nei fondovalle attuali.

Quindi, essendo assai improbabile che una duplice massa di ghiaccio potesse elevarsi sino alla quota di  M. Navert dirottando i flussi glaciali in Val Parma e Val Cedra, ed essendo il deposito indubbiamente di origine glaciale, resta da capire la sua collocazione cronologica. Federici (1977, 1980) ritiene che la messa in posto della morena sia connessa alla penultima glaciazione (= Riss delle Alpi) e anche le successive ricerche hanno sostenuto questa ipotesi (Federici e Tellini, 1983; Chelli e Tellini, 2002).

Da rilevare che alla testata della Val Bratica permangono chiare forme glaciali di esarazione (circhi) e di deposito (morene) legate alla Fase Val Parma (UMG). In particolare quest’ultimo deposito é costituito sia da litologie di arenarie del “Macigno” che da calcari marnosi derivanti dal Flysch. Quindi si può ragionevolmente dedurre che la vetta della montagna ha subito due fasi di glaciazione (FIGURA 4).

Tale condizione morfologica, vale a dire un deposito antico posto su una dorsale, viene detta “inversione di rilievo” e si realizza mediante un’evoluzione geomorfologica del territorio lunga decine di migliaia di anni. Le antiche forme del paesaggio progressivamente scompaiono ad eccezione di poche forme residuali, tuttavia sufficienti per interpretare la storia del paesaggio.

 

Cause del fenomeno

Dal punto di vista genetico si tratta di un deposito di origine glaciale relativo ad una glaciazione precedente l’UMG: si ritiene che essa sia riferibile all’evento Riss delle Alpi anche perché, al suo margine, sono rimasti i segni di un modellamento glaciale posteriore ritenuto dell’UMG (= Würm alpino). La tessitura del deposito glaciale appare costituita da blocchi e massi di arenaria “Macigno” in matrice sabbioso-limosa di colore bruno-chiaro ed é perfettamente analoga a quella della morena würmiana (FIGURA 5).

Sul deposito glaciale che ricopre Pian del Monte si rinviene un suolo bruno spesso circa un metro a testimonianza di un lungo periodo di alterazione (FIGURA 6), anche in condizioni morfoclimatiche non proprio favorevoli alla pedogenesi.

Il lungo periodo di modellamento, dopo la sua messa in posto, ne fa un deposito residuale che testimonia l’inversione del rilievo che si é determinata nell’area di crinale; infatti, attualmente di fronte a M. Navert non si evidenzia un vallone da cui scendeva un ghiacciaio che ha abbandonato la morena su una zona depressa (ora corrispondente alla vetta del monte), bensì una dentellata dorsale prevalentemente in “Macigno” (FIGURA 7).

 

 

Motivo della scelta

 

Per quanto detto in precedenza, il sito mostra il più esteso affioramento relativo ad un deposito glaciale ritenuto appartenente ad una glaciazione precedente l’UMG, culminato, come noto, circa 20.000 anni fa. Nell’Appennino settentrionale gli altri due luoghi affini per genesi ed evoluzione si trovano su M. Mongiardonda e M. della Stetta, entrambi nel reggiano, bacino del F. Secchia (Gr. Ric. Geomorfologia, 1982). Quindi M. Navert rappresenterebbe la testimonianza di una seconda fase glaciale che avrebbe interessato l’Appennino settentrionale e negata da alcuni autori (Losacco, 1982). Le condizioni morfologiche di rinvenimento del deposito suggeriscono che la sua messa in posto sia avvenuta in un paesaggio completamento diverso da quello glaciale della fase Val Parma e che l’evoluzione morfologica subita dal deposito sia stata talmente lunga da creare la sua inversione di rilievo.

 

 

Cartografia di riferimento

 

CTR Tavola 217 SO “Corniglio” scala 1:25.000

         Tavola 234 NO “Monte Sillara” scala 1:25.000