SITO n.6 “La dorsale del Macigno a sud del Lago Verde

(S.Perego, P.Vescovi)

 

 

Accessibilità

 

Al Lago Verde e al tratto di crinale sovrastante si giunge percorrendo l’alta Val Cedra fino a Trefiumi,  seguendo poi le indicazioni per il lago Ballano. Da qui si prosegue a piedi seguendo il sentiero n.707 che risale verso il lago Verde. Dal lago si può poi proseguire, sempre seguendo il sentiero 707, verso S e SW, fino al Passo Giovarello, dove si incrocia il sentiero 00GEA di crinale (FIGURA 1).

Il lago Verde appartiene al Parco Regionale di crinale, Alta Val Parma e Cedra, dove rappresenta un’Oasi inserita in molte escursioni (http://parchi.parma.it/page.asp?IDCategoria=286&IDSezione=1665&ID=45840).

 

 

Descrizione del sito

 

Il lago Ballano e il lago Verde sono due bacini artificiali realizzati a scopo idroelettrico, sbarrati da due dighe a gravità realizzate nei primi anni del 1900 e successivamente consolidate in due fasi di lavori negli anni ’30 e all’inizio degli anni ’50. Dopo questi ultimi lavori di consolidamento i bacini lacustri hanno funzionato a pieno regime con scopo idroelettrico fino al 1963, quando la catastrofe del Vajont, per varie ragioni, ha portato a mantenere sempre basso il livello di questi laghi (FIGURA 2). Anche se i bacini lacustri si presentano oggi come laghi artificiali sono ampiamente conservati gli elementi geomorfologici che testimoniano la loro genesi glaciale e tettonica.

Le due conche lacustri si trovano sul versante emiliano della dorsale appenninica la cui morfologia è impostata con un deciso controllo strutturale. Qui, infatti, affiora con grande continuità la formazione del Macigno, regolarmente immergente a NE. Questo assetto, conseguenza di un piegamento in anticlinale rovesciata (FIGURA 3), conferisce un profilo decisamente asimmetrico al rilievo (FIGURA 4), con il fianco emiliano moderatamente inclinato e quello toscano a reggipoggio, ripidissimo (FIGURA 5) (Federici e Tellini, 1983). Sulla evoluzione morfologica della scarpata principale che si affaccia sul versante toscano esercita un evidente controllo strutturale la tettonica estensionale, responsabile di faglie normali orientate NO-SE che ribassano il settore della Lunigiana (Bernini e Papani, 2002), dove affiorano estesamente le coltri alloctone liguri (FIGURA 6).

Sul versante emiliano sono ancora molto evidenti le morfologie legate a processi glaciali e crionivali che si possono riconoscere a monte del lago Verde (FIGURA 7); queste morfologie sono state modellate durante il periodo di massima espansione dei ghiacciai quando la copertura glaciale occupava completamente l’area di crinale, lasciando emergere solo le cime dei rilievi più elevati.

Il lago Verde occupa il fondo di un circo glaciale, compreso tra i rilievi di M. Bragalata e M. Torricella (il circo è indicato con linea e triangoli azzurri in FIGURA 8); a monte del lago, ampie superfici strutturali (tratteggio obliquo marrone in FIGURA 8), messe in evidenza dal ritiro delle lingue glaciali, permettono di osservare rocce montonate, talora ricoperte da depositi morenici sparsi. Le scarpate che delimitano il lago Verde sono prevalentemente costituite da materiale detritico, derivante da piccole frane (FIGURA 8) o da detrito di falda proveniente dalle pendici dei rilievi circostanti (FIGURA 9).

Poco sopra quota 1700m, sotto il M. Bragalata la testata del circo è interrotta da un gradino allungato in direzione NO-SE, sulla prosecuzione di un lineamento molto evidente nelle carte topografiche in scala 1:10.000 (FIGURA 10). Questo gradino è occupato dalla conca di lago Martino (Lago Martini nella vecchia cartografia), una pozza che può raggiungere la profondità di 1,60 m, sbarrata dalle testate di strato del Macigno (FIGURA 11); queste sono arrotondate dalla esarazione glaciale, la cui azione sarebbe stata orientata,verso NO, lungo la direzione di fatturazione tettonica che ne condizionava l’andamento (FIGURA 12). Lo stesso controllo può essere evidente anche tra M. Losanna e M. Sillara dove si trovano i laghi Sillara, a quota 1730m (FIGURA 1);  essi occupano il fondo di una conca glaciale, ma presentano un chiaro allungamento in direzione analoga a quella del lago Martino. Anche qui si ritiene che l’esarazione glaciale non abbia svolto un ruolo fondamentale, se non nell’arrotondamento della soglia rocciosa (Schiroli e Tellini, 1988).

 

 

Motivo della scelta

 

Questo sito è particolarmente indicato per evidenziare il controllo che la struttura geologica esercita sull’evoluzione morfologica della dorsale appenninica tosco-emiliana e sull’impostazione delle conche lacustri modellate dai processi glaciali nel Pleistocene.

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR Tavola 234 NO “Monte Sillara“, scala 1:25.000

         Elemento 234012 “Monte Sillara“, scala 1:5.000

         Elemento 234023 “Prato Spilla“, scala 1:5.000