SITO n.8  “LA FRANA DI CORNIGLIO”

(C. Tellini)

 

 

Accessibilità

 

Il sito si colloca nell’alta Val Parma ed é raggiungibile percorrendo la SP 13 della Val Parma sino a Corniglio e poi, un breve tratto della SP 40 per Bosco, porta ad attraversare la parte media de’ “La Lama” di Corniglio (vecchio toponimo della frana) in corrispondenza della località Lago (FIGURA 1). Il movimento franoso origina dalle pendici settentrionali della dorsale di M. Aguzzo (1323 m) arrivando a chiudere il Torrente Parma. Un’ottima visione d’insieme della frana si ha dal versante sinistro del T. Parma, percorrendo la nuova strada per Bosco e sostando in una delle piazzole panoramiche poste di fronte.

 

 

Descrizione del sito

 

“La Lama” di Corniglio è un vasto e potente corpo di frana di tipo intermittente, la cui attività, documentata sin dal VI secolo d. C., si riflette sulla stabilità della dorsale rocciosa su cui poggia Corniglio, antico borgo medioevale (FIGURA 2). In particolare, alcune riattivazioni dell’intero corpo di frana sono documentate storicamente nel 1612, 1740 e 1902 e dall’estimo catastatale del 1559, nel quale è citato il termine Lama, si ha precedente notizia della frana. I movimenti più antichi (VI e VII sec d.C.) derivano da datazioni radiocarbonio effettuate su resti di legni rinvenuti nella massa franata (FIGURA 3).

Le attuali dimensioni della frana sono rilevanti (FIGURA 4): la riattivazione totale del 1996, generata da intense piogge autunnali e da shock per terremoto, ha movimentato una massa di oltre 3 km di lunghezza, 1,1 km di larghezza e con una profondità massima della superficie di rottura di circa 120 m. La zona di coronamento si sviluppa a partire dalla quota di 1150 m, mentre il piede si trova a 550 m, sull’alveo del torrente Parma.

Gli ammassi di terreno coinvolti direttamente o indirettamente dal movimento de’ La Lama sommano a circa 200•106 m3, di cui 116•106  m3 relativi alla frana principale.

Le formazioni presenti al contorno del corpo di frana, costituite da “rocce deboli” di struttura e litologia complesse, deformate per tettonizzazione e fortemente alterate da processi di degradazione meteorica, appartengono alle Successioni Liguri e Subliguri dell’Appennino Settentrionale. Esse sono costituite da flysch calcarei (Unità di M. Caio) ed arenacei (Arenarie di Ponte Bratica), argilliti a struttura caotica (Argille e calcari, Mélange di Lago) e coperture detritiche quaternarie di varia origine, alcune molto antiche (FIGURA 5).

In pianta, la forma della grande frana assume l’aspetto definitivo di una grande colata di terra triangolare, anche se essa é caratterizzata da vari tipi di movimenti (crolli, colate e scivolamento) che la classificano di tipo complesso e composito (Larini et. alii, 2001)

 

Principali parametri morfometrici della frana:

Quota del coronamento 1160 m;

Quota del piede 550 m;

Dislivello: 600 m;

Pendenza media area di svuotamento: 23°;

Pendenza media zona di accumulo: 8°;

Lunghezza: 3150 m;

Larghezza: 1120 m;

Superficie de’ la Lama: 1,7 km2

 

Evoluzione del sito

Il movimento originale della frana di Corniglio non é conosciuto e con tutta probabilità si é determinato a seguito del deterioramento climatico connesso all’ultimo episodio glaciale dell’Appennino settentrionale, come lascia supporre l’età pleniglaciale della vicina frana di Carobbio (~ 25.000 anni dal presente). Come suaccennato, l’evoluzione della frana di Corniglio ha registrato nel corso dei secoli numerosi movimenti che a partire dal XVI sec. si riattivano con ricorrenza circa secolare.

Le riattivazioni maggiormente documentate sono quelle del 1740 (Boccia, 1804), quella del 1902 (Almagià, 1907; Anelli, 1905) e, ovviamente, l’ultima del biennio 1994-96 (Tellini e Vernia, 1996; Pellegrini et alii, 1998, Larini et alii 2001).

Ogni evento di riattivazione sconvolge completamente il paesaggio del corpo di frana e delle aree circostanti inducendo nel paesaggio delle modificazioni morfologiche significative. Le più evidenti riguardano le modificazioni superficiali indotte dal lento movimento della massa che simula il movimento delle onde adattandosi alla superficie di scorrimento più profonda: in tal modo si originano numerosi laghetti di conca di frana effimeri, frequentemente poco profondi ma qualcuno anche di notevole profondità. In occasione di tale evento si originò anche un temporaneo laghetto di sbarramento a causa di un conoide accumulato dal Rio Lumiera nell’alveo del Parma.

Prima dell’evento 1994-96 alcune di queste forme costituivano l’eredità della precedente riattivazione del 1902, descritta da Almagià (1907), sebbene parzialmente rimodellate dall’uomo al fine di mitigare il danno e recuperare l’area alle cure boschive e agricole.

La frazione di Linari fu semidistrutta e le case coloniche limitrofe molto danneggiate, così come fu danneggiato il cimitero di Corniglio appena finito di essere edificato. La frana distrusse campi e boschi, ma non chiuse completamente l’alveo del torrente Parma. Il ponte della Strada Provinciale e uno minore sul Rio Gerassa furono distrutti obbligando a salire a Corniglio lungo il T. Bratica. Alla fine degli anni 20’ il Corpo Forestale dello Stato attua una sistemazione idraulico-forestale che si protrae a lungo nel tentativo di mitigare il grande dissesto: un esteso bosco di conifere, una rete regimante le acque superficiali e la sistemazione del Lago Busset, sito nella parte sinistra del coronamento di frana, costituiscono i lavori di mitigazione più importanti. Nella seconda metà degli anni 70’ l’ingannevole dolcezza del declivio rimodellato de’ La Lama e la perdita di memoria storica dell’evento di inizio XX secolo, condusse alla scelta di costruire sul corpo di frana quiescente un vasto insediamento di abitazioni e cinque grandi stabilimenti per la lavorazione e stagionatura del Prosciutto di Parma. In tale contesto socio-economico si attivano i movimenti degli anni 1994-96 che portano alla completa distruzione di tutto ciò che era sul corpo di frana (case, stabilimenti, strade, allevamenti, boschi, campi, idrografia e tutte le briglie sul T. Parma).

 

Cause del fenomeno

Le cause della frana vanno ricercate sia in situazioni morfoclimatiche che hanno agito nel lungo periodo alla predisposizione del fenomeno franoso, sia in fenomeni sviluppatisi nel breve periodo che lo hanno scatenato. Mentre le prime derivano dai cambiamenti indotti dalle variazioni climatiche del Tardo Pleistocene (alternanza di periodi glaciali a periodi di miglioramento climatico, intenso crioclastismo d’ambiente periglaciale, alterazione progressiva delle rocce con conseguente decadimento delle caratteristiche geomeccaniche, scarsa protezione dei versanti da parte della vegetazione, ecc.), le seconde, di natura più immediata, vanno ricercate nell’aumento delle sottospinte idrauliche conseguenti a periodi di piovosità particolarmenti intensi.

Nel contesto geologico dell’alto crinale, anche la sismicità può essere un significativo motivo d’innesco della riattivazione di una massa franosa in equilibrio precario: tale causa scatenante ha determinato la ripresa di movimento de’ La Lama la notte del 31.12.1995, innescando la mobilizzazione totale dell’inverno 1996.

 

 

Motivo della scelta

 

Dopo la frana del Vajont del 1963, quella di Corniglio é una delle maggiori frane che ha colpito il territorio nazionale in tempi recenti ed è anche fra le più seguite e controllate dai tecnici regionali per vari motivi. I principali sono: l’evoluzione morfologica del versante e dell’alveo; il controllo della stabilità della dorsale su cui poggia il centro abitato; i danni importanti inferti all’economia locale legata alla lavorazione del Prosciutto di Parma ed al turismo stagionale cui la zona era dedita.

Infatti il movimento della grande frana induce dei fenomeni non trascurabili ai suoi margini: scorrendo verso il basso fa da richiamo alla frana composta da blockslides della Colonia Montana creando tensioni nella parte meridionale di Corniglio; le spinte al piede tendono a chiudere l’alveo che solo l’opera dell’uomo e l’erosione delle piene ha sinora evitato; il cambiamento della morfologia superficiale sui lati della frana, operato da colate di terra poco profonde, stravolge la rete drenante con l’ostruzione dei torrenti laterali, con pericolo di tracimazione delle colate in zone abitate (come Cà Pussini) o di fluidificazioni rapide con sbarramento del T. Parma (sul lato del Rio Lumiera).

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR Regione Emilia-Romagna:

-                       - Sezione 217100 “Corniglio” alla scala 1:10.000

-                       - Sezione 217090 “Roccaferrara” alla scala 1:10.000

-                       - Tavola 217 SO “Corniglio” alla scala 1:25.000

IGM  Foglio 217 “Tizzano Val Parma” scala 1: 50.000