SITO n. 10  LA FRANA DI SIGNATICO”

(S. Perego)

 

 

Accessibilità

 

Il sito è facilmente raggiungibile tramite la strada secondaria che si stacca dalla SP13 della Val Parma dopo l’abitato di Beduzzo e risale il versante verso Costa Venturina e Signatico (FIGURA 1). A Costa Venturina un ponte sospeso permette di osservare la sezione mediana della frana, mentre nel vecchio paese di Signatico si può osservare la nicchia di distacco. Proseguendo invece lungo la SP13 si passa sulla zona di accumulo e si costeggia l’area occupata dall’antico lago fino al ponte sul Rio Lucconi e la deviazione per Ghiare. Belle panoramiche dell’intera frana si hanno invece dal versante opposto della valle, nei pressi di Casola.

 

 

Descrizione del sito

 

La frana è ubicata nel Comune di Corniglio e si sviluppa per una lunghezza complessiva di circa 3,5 km sul versante sinistro della media Val Parma, raggiungendo l’alveo del torrente omonimo (FIGURE 1,2). La frana, di tipo complesso, si è evoluta con una serie di movimenti regressivi di tipo roto-traslativo della zona di testata che hanno coinvolto, a più riprese, anche l’abitato di Signatico; a valle del paese il movimento franoso si è sviluppato con una serie di colate che si sono, in epoche successive, sovrapposte alle precedenti e che hanno formato nell’alveo del T. Parma un vasto accumulo (Annovi e Simoni, 1993; Perego, 1992) (FIGURE 2,3,4,5,6). La zona di accumulo si presenta a forma convessa con una netta scarpata verticale che delimita l’alveo per un tratto di circa 1,25 km; la scarpata, alta mediamente 5 m, è soggetta ad incisione e scalzamento da parte del corso d’acqua, anche se alcune opere recenti in alveo ne salvaguardano la stabilità.

 

Principali parametri morfometrici della frana:

quota del coronamento della nicchia 900 m,

quota del piede della zona di accumulo 430 m,

lunghezza massima del corpo di frana 3500 m,

larghezza massima 400 m,

larghezza minima 100 m,

superficie dell’area in frana 1,25 . 106 m2.

 

Evoluzione storica della frana

La frana di Signatico, già menzionata in un documento dell’879 d.C. (Dall’Olio, 1975), è caratterizzata da un’attività intermittente; tra le riattivazioni più importanti si possono ricordare quelle del 1710, 1836, 1879, 1896, anno in cui si formò un ampio lago di sbarramento nell’alveo del T. Parma (Almagià, 1907; Boccia, 1804). Nel 1906 un’ulteriore riattivazione creò danni alle abitazioni e alla Chiesa di Signatico e nel 1945 un’ingente massa di detrito ostruì il T. Parma creando un nuovo lago di sbarramento che occupò il tratto vallivo a monte della frana per una lunghezza di oltre 2 km; il lago perdurò per alcuni anni e fu meta di curiosi e di appassionati di pesca (FIGURE 7, 8). In occasione di questo evento la nicchia della frana arretrò di oltre 100 m e il materiale argilloso fluidificato raggiunse l’alveo del T. Parma sotto forma di una lunga colata. La presenza di un lago di frana nel 1947 è testimoniata, oltre che da documenti storici, anche da depositi pelitici pseudovarvati, affioranti lungo la scarpata fluviale e ben documentati negli anni ‘90 (FIGURE 9,10,11,12,13,14,15); tali depositi risultano ora completamente rimaneggiati o mascherati da opere di difesa spondale recentemente realizzate in alveo. Dopo un’ulteriore riattivazione nel 1957, si giunse poi all’ultima e più recente del gennaio 1977. Il movimento ebbe inizio i primi giorni del mese e si accentuò nei giorni successivi; in seguito al movimento principale, evoluto con movimenti regressivi in testata e con colate di materiale argilloso confluenti nel corpo franoso già esistente, si manifestarono frane laterali indotte, soprattutto sul lato sinistro della frana. Durante tale riattivazione fu coinvolto gran parte dell’abitato di Signatico, per il quale si rese necessaria la ricostruzione in un’area ritenuta più stabile. Il vasto accumulo, tuttora presente nell’alveo del T. Parma, restringe notevolmente la sezione fluviale, riducendone la larghezza a pochi metri (FIGURE 16,17).

Dopo il 1977, la frana non ha più presentato riattivazioni totali, ma solo locali movimenti legati a periodi con abbondanti precipitazioni. Nel 2000 e nel 2002 due eventi alluvionali importanti hanno provocato una locale regressione della nicchia e alcuni movimenti gravitativi al piede.

 

Cause del fenomeno

Tra le cause predisponenti il movimento franoso si possono annoverare le caratteristiche geolitologiche e giaciturali delle formazioni coinvolte e la situazione strutturale del versante che vede la presenza di importanti dislocazioni tettoniche. Stress tettonici hanno infatti indotto una profonda fratturazione nelle rocce più rigide appartenenti all’Unità Cassio, poste al tetto di formazioni più argillose e marnose dell’Unità Caio. Nella dinamica del fenomeno hanno avuto importanza anche fattori idrogeologici, legati alla diversa permeabilità delle formazioni coinvolte.

 

 

Motivo della scelta

 

Il sito costituisce un bell’esempio di movimento franoso storico, di vaste dimensioni, in grado di modificare non solo la morfologia del versante in cui scorre, ma anche la forma dell’alveo ad opera del materiale di accumulo. Il tratto d’alveo a monte della frana è stato infatti interessato in passato da laghi di sbarramento che hanno occupato non solo l’alveo attivo, ma anche i terrazzi adiacenti, in particolare quello su cui sorge l’abitato di Ghiare (FIGURA 18) (Clerici et alii, 1996).

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR: Sezione 217060 “Carobbio” scala 1:10.000

          Tavola 217 NO “Corniglio“ scala 1:25.000