SITO n.12 “La successione del margine appenninico padano

(S. Perego, P. Vescovi)

 

 

Accessibilità

 

La descrizione della successione stratigrafica del margine appenninico padano può partire da una osservazione in panoramica del versante sinistro della Val Baganza, nel tratto compreso tra Marzolara e Sala Baganza. Il punto di osservazione migliore si trova circa 500 m a sud del Castello di Felino, sulla strada che da Felino conduce a Barbiano (FIGURA 1).

Altre osservazioni più puntuali sugli affioramenti di questa successione, qui descritti, si possono effettuare risalendo il versante sinistro del T. Baganza con strade secondarie che conducono a Lesignano Palmia e Neviano de’ Rossi.

 

 

Descrizione del sito

 

Nel tratto di Val Baganza qui descritto, compreso tra Marzolara e Sala Baganza (FIGURA 2), viene intaccata dall’erosione una successione stratigrafica autoctona che ricopre le unità rocciose appenniniche alloctone (Di Dio e Zanzucchi, 2005).

Questa successione inizia la sua deposizione con depositi continentali messiniani, quando per la prima volta il corrugamento appenninico emerge dal mare (Iaccarino e Papani, 1980).

La generalizzata emersione messiniana è la conseguenza di un importantissimo fenomeno che ha praticamente prosciugato l’intero Mediterraneo, rimasto in questo periodo privo di collegamenti con l’Oceano Atlantico.

I depositi continentali messiniani, ben esposti nella valle del Torrente Sporzana ed in Val Baganza, per uno spessore massimo di 90 m, iniziano con conglomerati (S. Vitale Baganza) riconducibili ad un ambiente di conoide alluvionale e talora di pianura con canali intrecciati. A questi depositi grossolani si sovrappongono arenarie poco cementate e argille grigie che contengono fossili tipici d’ambiente salmastro (lagunare) e registrano quindi la tendenza all’ingressione marina.

Circa 5,3 milioni di anni fa si ripristina la comunicazione con l’oceano Atlantico e il Mediterraneo ritorna ad essere un mare profondo. Con questo fenomeno, che accompagna l’inizio di una nuova epoca geologica (Pliocene), la ‘paleovalle padana’, in precedenza profondamente erosa dai fiumi del Messiniano che avevano scavato incisioni vallive simili a canyons, ritorna ad essere dominio del mare profondo.

Le rocce sedimentate nel Pliocene si caratterizzano per la presenza di depositi argillosi, potenti quasi un migliaio di metri, localmente sovrapposti a conglomerati ed arenarie, attribuibili alle parti frontali di apparati deltizi che invadevano il golfo padano (evidenze si riscontrano a Palmia, in Val Sporzana e a Vernasca).

Alla fine del Pliocene inferiore si realizza un’altra importante fase di sollevamento che porta ad un ulteriore avanzamento del fronte della catena appenninica, con scivolamenti gravitativi di ammassi rocciosi incoerenti (frane sottomarine) nel bacino pliocenico padano. Successivamente sedimentano depositi argilloso-sabbiosi di ambiente marino di piattaforma (profondità compresa da 100 a 200 m circa), che vengono progressivamente sostituiti da depositi fini lagunari, come si può osservare nei calanchi ad ovest di Maiatico.

All’inizio del Quaternario (Pleistocene inferiore) l’ambiente marino mostra una chiara tendenza verso ambienti deposizionali via via sempre meno profondi che divengono poi stabilmente continentali.

Le coltri sedimentarie quaternarie di questo settore padano, durante gli ultimi 800.000 anni vengono depositate in ambiente continentale, sotto gli effetti delle variazioni climatiche cicliche e del contemporaneo, lento sollevamento del margine e delle pieghe sepolte. Così i depositi fluviali continentali quaternari (ciottolami, ghiaie, sabbie e limi), nelle zone dove la tettonica ha sollevato antiche superfici dell’originaria pianura, oggi mostrano un’intensa alterazione pedogenetica e un caratteristico colore rossastro, dovuto a processi di ossidazione. La zona dove meglio si osservano questi antichissimi processi di pedogenesi (paleosuoli) è senz’altro il terrazzo dei Boschi di Carrega.

In corrispondenza della Val Baganza la successione messiniano-pleistocenica del margine padano risulta molto rientrante verso SO (FIGURA 3). Inoltre, si nota un’evidente discontinuità strutturale nelle sottostanti unità alloctone: in sinistra Baganza l’alloctono risulta deformato da strutture tettoniche orientate NO-SE, in destra invece sembra più avanzato verso la pianura, con strutture orientate OSO-ENE. Tale discontinuità tettonica lungo questo tratto di Val Baganza ha portato ad ipotizzare l’esistenza di una faglia (Istituto di Geologia di Parma, 1964) che sembrerebbe traslare le unità alloctone con un rigetto di tipo trascorrente sinistro. Ricerche di carattere strutturale hanno però messo in evidenza che ben difficilmente la struttura può essere interpretata in questo modo. Infatti la posizione più avanzata verso la pianura delle unità alloctone di destra Baganza si può giustificare con un loro maggiore sollevamento rispetto a quelle del versante opposto e il movimento trascorrente, se esiste, sembra assere di tipo destro (Bernini e Papani, 1987) (FIGURA 4).

La successione messiniano-pleistocenica del margine risulta discordante sulle unità appenniniche alloctone più esterne che si possono osservare in panoramica dalla strada per Barbiano (FIGURA 5). Lungo il versante sinistro del Baganza si riconosce il rilievo di M. Bosso formato dal Flysch di M. Sporno (Barbieri e Petrucci, 1966; Fontana et alii, 1998). Questa formazione, quando presenta alternanze calcareo-marnose, dà origine a morfologie evidenti con versanti acclivi che fanno da substrato a coperture boschive, quando invece presenta litologie più argillose, la formazione risulta morfologicamente meno evidente (FIGURA 6). Il Flysch di M. Sporno è ricoperto dalle Marne di M. Piano che, a loro volta, sono seguite dalla Formazione di Ranzano. Quest’ultima, in queste aree, mostra litologie a sottili alternanze che la rendono riconoscibile anche morfologicamente e creano contesti di maggiore stabilità dove sono ubicate le poche unità abitative (FIGURA 6).

Nella parte centrale della panoramica di FIGURA 5 risulta evidente un altro rilievo con copertura boschiva; per osservare direttamente questa zona è utile passare in sinistra Baganza con il ponte presso Marzolara e risalire la strada che porta a Case Bosso (FIGURA 7). Da qui, osservando verso N, in direzione di Torricella, è evidente il rilievo formato dai depositi continentali messiniani che ricoprono in discordanza le formazioni epiliguri coinvolte da una faglia (FIGURA 8). Nelle formazioni epiliguri più pelitiche si impostano versanti molto instabili, dove, in corrispondenza delle nicchie di distacco dei movimenti franosi, possono essere osservate le rocce del substrato (FIGURA 9). I depositi continentali messiniani nella zona di San Vitale occupano tutto il versante fino ai ripiani delle alluvioni terrazzate (FIGURA 10), qui infatti essi risultano inclinati a NE (Bernini, 1986), costituendo il substrato delle argille plioceniche (FIGURA 11).

Tornando ad una visione panoramica più generale, si può osservare che la morfologia collinare a N di Maiatico assume una impressionante regolarità con lo sviluppo della superficie terrazzata dei Boschi di Carrega, dolcemente inclinata a NE (FIGURA 12). A Maiatico infatti affiorano depositi marini pleistocenici di ambiente poco profondo (FIGURA 13) che ricoprono le argille plioceniche, mentre, subito a N, iniziano i depositi continentali quaternari terrazzati.

 

 

Motivo della scelta

 

La valle del T. Baganza consente l’osservazione della successione messiniano-pleistocenica del margine padano in condizioni molto favorevoli. Qui, infatti, una particolare situazione strutturale ha localmente prodotto un minore sollevamento tettonico, preservandp dall’erosione formazioni che altrove sono state erose.

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR Tavola 199 SE “Langhirano”, alla scala 1:25.000

         Tavola 199 NE “Parma sud-ovest”, scala 1:25.000