SITO n.2   “LE CONCHE DELL’ALTA VAL MANUBIOLA”

(S. Perego, P. Vescovi)

 

 

Accessibilità

 

Il sito è raggiungibile a piedi attraverso un sentiero che inizia dalla SS62 presso il Passo della Cisa, in direzione est, nel punto in cui esiste la segnalazione verso M. Valoria; si prosegue lungo il sentiero, in direzione E e NE, verso M. Formigare, per scendere poi verso la depressione denominata Lago Capello e da qui alle conche di quota più bassa (FIGURA 1). Il geosito può anche essere raggiunto partendo dall’ostello della Casa Cantoniera posta tra il K60 e il K61 della SS62 della Cisa e risalendo a ritroso il percorso già indicato (FIGURA 1).

Il sentiero non presenta difficoltà e offre scorci panoramici interessanti, soprattutto presso M. Valoria, dove si possono anche osservare gli antichi cippi di demarcazione che, all’inizio del 1800, separavano il Granducato di Toscana dal Ducato di Parma e Piacenza (FIGURE 2,3).

La lunghezza complessiva del percorso è di circa 3 km, con un dislivello totale di 270 m circa.

 

 

Descrizione del sito

 

Il sito vuole porre in evidenza alcune morfologie depresse chiuse presenti nell’alta Val Manubiola, valle posta sulle pendici settentrionali della dorsale del Passo della Cisa ed estesa fino al fondovalle del F. Taro.

Il sito vuole evidenziare, tra le numerose morfologie presenti nell’alta valle (Perego e Vescovi, 2005), tre forme depresse di diversa dimensione, poste a breve distanza l’una dall’altra, nel settore più orientale (FIGURA 4).

Quella posta a quota più elevata (1110 m), denominata Lago Capello, mostra una forma ellittica allungata 90 m in direzione E-W e una larghezza di 50 m (FIGURE 5,6). La depressione ospita una vegetazione idrofila e uno specchio d’acqua che si mantiene in parte anche nella stagione estiva. I depositi presenti nella parte più bassa di questa conca sono stati analizzati con un sondaggio che ha evidenziato depositi torbosi fino a 2,55 m di profondità e depositi argillosi lacustri fino a 3,65 m. L’analisi pollinica di questi ultimi ha evidenziato uno sviluppo vegetazionale tipico del Postglaciale (Bertoldi et alii, 1986).

La seconda conca, a quota 1050 m, si raggiunge scendendo da Lago Capello sulla cresta, in direzione NW; essa si presenta  allungata in direzione NW-SE per circa 100 m, parallelamente al crinale sovrastante (FIGURE 7,8,9). L’intera conca è occupata da una torbiera già evoluta, con l’intero specchio paludoso occupato da Phragmites communis, facilmente riconoscibile perché nettamente contrastante con la vegetazione circostante (FIGURA 10). Il contenuto pollinico dei sedimenti lacustri più antichi, posti a 4 m di profondità, prova che lo sviluppo a deposito lacustre è avvenuto, come per la conca precedente, nel Postglaciale.

La terza conca, denominata Lago Fransone, a quota 946 m, appare attualmente come una zona quasi pianeggiante allungata in direzione W-E per circa 250 m, con larghezza massima di circa 50 m. La morfologia del luogo lascia supporre l’esistenza di un antico lago, oggi completamente colmato; la vegetazione palustre è presente solo nella porzione centrale della piana, che appare più depressa (FIGURA 11).

Le tre conche, che si sviluppano con asse allungato parallelamente al crinale, sono testimonianza di una dinamica gravitativa che ha coinvolto i versanti in cui sono ubicate; le depressioni trovano infatti origine in processi gravitativi di vaste proporzioni che hanno coinvolto in blocco intere porzioni di versante. I movimenti gravitativi sarebbero stati favoriti a loro volta dalla fratturazione tettonica delle masse rocciose e dalla giacitura degli strati, favorevole allo scivolamento. La dislocazione in blocco di vaste porzioni di versante avrebbe originato contropendenze e aree depresse, successivamente interessate dall’apporto di depositi argillosi per ruscellamento; il processo avrebbe nel tempo impermeabilizzato le aree più depresse, consentendo l’impostazione di laghi, evoluti poi in torbiere.

 

Motivo di ulteriore interesse in questo sito è la presenza di clasti arenacei e calcarei molto corrosi, con spigoli arrotondati e profonde scanalature poste in corrispondenza delle fratture, ricementate da calcite (FIGURE 12,13,14). Questi particolari clasti, posti lungo il sentiero che porta alle conche descritte, nel detrito colluviale che localmente ricopre alcune aree, hanno subito una profonda degradazione in condizioni climatiche diverse da quelle attuali, presumibilmente di tipo glaciale; essi sarebbero quindi testimoni residui di una coltre detritica molto antica, oggi in gran parte erosa.

 

 

Motivo della scelta

 

Il sito vuole evidenziare alcune morfologie depresse chiuse poste nell’alta Val Manubiola che testimoniano l’evoluzione subita dai versanti in cui sono ubicate e permettono la ricostruzione di un paleoambiente, evoluto in condizioni climatiche diverse da quelle attuali.

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR  Sezione 216120 “Passo della Cisa” scala 1:10.000

          Tavola 216 SE “Passo della Cisa” scala 1:25.000

IGM  Sezione 216 II “Passo della Cisa” scala 1:25.000