SITO n. 3  “LE CONCHE DI LAGDEI E DEL LAGO SANTO PARMENSE”

(C. Tellini)

 

 

Accessibilità

 

Si giunge alla piana di Lagdei, nell’alta Val Parma del L. Santo, percorrendo con l’auto la strada provinciale (SP106) che da Corniglio porta a Bosco di Corniglio, seguendo poi le indicazioni stradali per Lagdei-Lagoni, poco prima di entrare in paese. La strada asfaltata, che si snoda principalmente entro gli antichi depositi glaciali, sale per circa 4 km ed arriva all’ingresso dei Cancelli. Proseguendo sulla destra, si percorre la strada sterrata per circa 1 km e si arriva alla conca di Lagdei, posta a 1250 m di quota, servita da ampio parcheggio e rifugio (FIGURA 1). Per raggiungere a piedi il sovrastante Lago Santo, posto a 1507,5 m di quota, dal parcheggio occorre ritornare verso nord per un centinaio di metri ed imboccare il sentiero 723A che passa davanti alla Casermetta del Forestale e porta, in circa 45 minuti di cammino, al lago ed al Rifugio “G. Mariotti” del CAI.

 

 

Descrizione del sito

 

Queste due concavità sono poste altimetricamente una sopra l’altra: la più bassa è il risultato del colmamento di un lago glaciale, mentre la più alta è tuttora  caratterizzata da uno splendido specchio lacustre che colma una conca glaciale. Esse rappresentano stadi diversi dell’evoluzione morfologica di antiche depressioni glaciali, ossia profonde conche di sovraescavazione generate dall’intensa attività di esarazione della lingua glaciale che, circa 20.000 anni fa, al culmine della Glaciazione appenninica, modellava le rocce di questo vallone e degli altri del sistema glaciale delle alte valli dei torrenti Parma e Cedra (FIGURA 2) (GNGFG-CNR, 1988; Losacco, 1982).

Lagdei é un magnifico ripiano erboso, in parte ancora paludoso, ospitante grandi cespugli di salice e circondato da boschi naturali e d’impianto. Su tre lati della conca, appena più in alto del fondovalle, i versanti si raccordano ad anfiteatro, mediante l’interposizione di depositi glaciali e falde detritiche, ai circostanti crinali arenacei di “Macigno” dei M. Sterpara e M. Fosco (Anelli, 1908; Zanzucchi, 1980).

L’attuale spianata deriva da intervento antropico, ma lo sbarramento di valle é naturale e causato da un cordoncino morenico e dal “Macigno” a strati verticalizzati (FIGURA 3); al di sotto dei riporti antropici la stratigrafia dei depositi della conca rivela, con continuità, la storia morfologica, climatica e vegetazionale degli ultimi 12.000 anni circa. Infatti, la profondità della conca è notevole, documentata da due sondaggi (uno manuale e l’altro meccanico) eseguiti per scopi scientifici (inerenti studi paleo-vegetazionali), che hanno raggiunto la profondità di -12,5 m dal p.c.; tuttavia non è risaputo se questa profondità corrisponda effettivamente al fondo della conca (Bertoldi, 1980; 1986) (FIGURA 4).

Sicuramente più profondo risulta il fondo del Lago Santo che arriva a - 22,5 m. A suo tempo il ghiacciaio ha utilizzato al meglio le debolezze lito-strutturali che le sequenze torbiditiche del “Macigno” mostrano in corrispondenza del lago (intensa fratturazione, torbiditi sottili, strati ricchi di peliti), scavando un solco tra i più profondi di tutti quei laghi appenninici che hanno la stessa origine. Di forma a triangolo isoscele il L. Santo é alimentato da rii che raccolgono le acque del bacino superiore (R. di Sterparo, R. Braiola e R. Lago Padre); l’emissario é unico e si trova sulla destra dello sbarramento frontale, costituito in parte da deposito glaciale e in parte da roccia.

 

Cause del fenomeno

La genesi delle conche é da ricollegare all’azione di esarazione glaciale che avviene al contatto fra il ghiaccio e la roccia. Il fenomeno é certamente favorito dai detriti basali arenacei, di natura abrasiva, incorporati alla base del ghiaccio e dalle condizioni litostrutturali del substrato roccioso, in questo caso gli strati di Macigno (come espressione di potenza, giacitura e fratturazione degli strati), ma dipende anche dallo spessore del ghiaccio al cui flusso, indotto dalla gravità, non si oppongono nemmeno le conche in contropendenza. Anzi, l’azione di esarazione del ghiaccio, che si esplica attraverso l’abrasione, il distacco di blocchi basali e la rottura di asperità rocciose del fondo, accentua l’approfondimento delle depressioni stesse. Queste conche di sovraescavazione sono conosciute anche come “ombelichi glaciali” e caratterizzano i tipici “salti” del profilo longitudinale delle valli di origine glaciale.

Usualmente le conche ospitano specchi d’acqua (FIGURA 5), ed é questa la genesi di tanti laghetti appenninici di crinale (Moroni, 1962; Moroni e Bellavere, 2001); tuttavia, con il passare del tempo ed in funzione delle condizioni di erodibilità del bacino sovrastante, nonché la profondità del lago, i torrenti o i ruscelli portano sedimenti nel lago stesso che progressivamente si interra da monte verso valle riducendo il volume idrico del lago. Tale fase di senescenza conduce il lago a trasformarsi in area palustre e torbosa e poi in piana erbosa occasionalmente acquitrinosa.

 

Emergenze stratigrafiche e paleobotaniche del deposito di Lagdei

Il ripiano di Lagdei rappresenta il progressivo riempimento, principalmente postglaciale (ed in parte tardiglaciale), di una grande conca di esarazione glaciale da parte di sedimenti torrentizi e di piana palustre, dopo che la lingua glaciale del T. Parma del L. Santo si era ritirata a livello della conca del Lago Santo e poi risalita definitivamente sino al crinale (Federici e Tellini, 1983).

Di forma all’incirca circolare, la depressione di Lagdei, una volta liberata dal ghiacciaio, ha modificato rapidamente la sua fisionomia, ad opera di corsi d’acqua fluvio-glaciali e poi solo torrentizi. L’apporto di sedimenti alluvionali, sottoforma di piccole conoidi ghiaiose, ha occupato progressivamente le sponde meridionali del lago e, con l’avanzante interrimento, lo specchio lacustre si é ridotto a pozza palustre nella quale si formava uno spesso livello di torba. La stratigrafia della conca ricavata dal sondaggio, eseguito circa 70 m a NO del Rifugio, mostra la seguente successione:

0,00 – 0,90 cm riporto

0,90 – 2,40 cm alluvioni ghiaioso-sabbiose

2,41 – 7,50 cm torba con silt e sabbia fine

7,51 – 9,10 cm ciottoli, sabbie e limi e rari blocchi arenacei

9,11 - 12,5  cm probabile morena di alloggiamento.

 

é noto che l’ambiente lacustre/palustre, dove si forma la torba, registra le condizioni e le variazioni delle essenze vegetali che vivono in quell’areale, attraverso la pioggia di pollini e spore che viene intrappolata nei sedimenti. Questi depositi, pertanto, sono una miniera di informazioni sull’evoluzione ecologica del bosco e, indirettamente, sulle caratteristiche climatico-ambientali del luogo. La torba di Lagdei ha fornito, sotto questo punto di vista delle informazioni interessantissime (La flora pollinica di Lagdei) (Bertoldi, 1980; Bertoldi, 1986; Bertoldi et alii, 2007). Prima di tutto risulta che i quasi 5 m di deposito torboso si sono deposti tra 9900 e 6840 a. B.P., cioé praticamente dall’inizio dell’Olocene sino al periodo Atlantico (8.000-5.000 anni fa): ciò ha consentito di precisare nella successione il limite Olocene-Pleistocene. La successione verso il basso registra gli eventi vegetazionali anche del periodo tardiglaciale-glaciale a partire da circa 40.000 anni, seppure interrotta da due lacune sedimentarie (una nel Tardiglaciale e l’altra nell’ultimo Glaciale, a causa del passaggio del ghiacciaio sulla conca), mentre verso l’alto la deposizione della conca chiude la sua storia vicino ai giorni nostri.

Il diagramma vegetazionale di FIGURA 6 rappresenta, mediante curve sintetiche, gli elementi forestali principali, quali pino, abete bianco, querceto misto (querce, olmi, tigli, aceri, frassini), nocciolo, faggio e l’insieme delle piante erbacee e gli elementi steppici (Artemisia + Ephedra).  Questo diagramma mette bene in luce la successione vegetazionale dopo il ritiro della lingua glaciale dell’UMG (ultimo massimo glaciale) dall’alta Val Parma e le successive oscillazioni stadiali ed interstadiali. Il ritiro del ghiacciaio, durante la IIª fase tardiglaciale, dalla conca di Lagdei, sbarrata da un modesto cordone morenico, determina la formazione di uno specchio d’acqua, che nella sua parte centrale poteva essere profondo circa 13 m. Questo evento si può ragionevolmente porre circa 15.000 anni fa (Cronologia della sequenza vegetazionale e climatica di Lagdei).

 

 

Motivo della scelta

 

Le valli dei Torrenti Parma e Cedra conservano le morfologie più spettacolari e didattiche dell’antico glacialismo dell’Appennino settentrionale. In particolare il Vallone del T. Parma del Lago Santo evidenzia sia le forme di deposito pleniglaciali, che portano alla poderosa lingua morenica di Bosco di Corniglio, sia i depositi tardiglaciali che da Lagdei si portano attorno al L. Santo e poi si perdono nei circhi più riparati.

Inoltre, i depositi lacustri-palustri della conca di Lagdei rappresentano una delle successioni più significative per la comprensione delle vicende vegetazionali del tardo Quaternario in questo tratto di versante appenninico.

 

 

Cartografia di riferimento

 

CTR Tavola 217 SO “Corniglio” scala 1:25.000

       Tavola 234 NO “Monte Sillara” scala 1:25.000

 

Foglio 218 “Castelnovo ne’ Monti”  scala 1:50.000

          234 “Collagna”  scala 1:50.000