SITO n. 4  “LE CONCHE LACUSTRI DEI LAGHI GEMINI (LAGONI)”

(C. Tellini)

 

 

Accessibilità

 

Si giunge di fronte al Lago Gemio inferiore, nell’alta Val Parma, percorrendo con l’auto la strada provinciale (SP106) che porta a Bosco di Corniglio, seguendo poi le indicazioni, segnalate poco prima di entrare in paese, per Lagdei-Lagoni. La ripida strada asfaltata, che si snoda principalmente entro gli antichi depositi glaciali, sale per circa 4 km ed arriva all’ingresso della Riserva forestale (Cancelli). Dall’ingresso dei Cancelli, svoltando a sinistra, dopo circa 4 km di strada sterrata, si arriva al piazzale antistante il L. Gemio inferiore posto a 1340 m di quota, dove é sito il Rifugio Lagoni (FIGURA 1). Per raggiungere il sovrastante Lago Gemio superiore (quota 1365 m), occorre percorrere a piedi, per poco meno di mezzo chilometro, il facile sentiero posto in sponda destra del lago inferiore. Dopo aver attraversato l’emissario si può salire sulle rocce montonate e godere la bellezza della conca.

 

 

Descrizione del sito

 

I due Laghi Gemini sono incastonati nella Formazione geologica del “Macigno”, di età oligocenica superiore, la cui pendenza verso NE si accentua progressivamente per formare la classica anticlinale coricata (in parte anche rovesciata) a contatto con l’unita Subligure di Canetolo (Zanzucchi, 1980). Le forme di esarazione glaciale più evidenti del glacialismo appenninico, modellate nei contrafforti del “Macigno”, sono i circhi, i gradini, le rocce montonate e le conche di sovraescavazione glaciali (Losacco, 1982; Federici e Tellini, 1983; GNGFG-CNR, 1988). Entro queste morfologie depresse, una volta liberate dal ghiaccio, si sono potute raccogliere le acque di ablazione, quelle meteoriche di drenaggio del bacino sovrastante e/o quelle sorgentizie, formando i tipici laghi di genesi glaciale disseminati presso il crinale modellato dai ghiacciai (Moroni, 1962; Moroni e Bellavere, 1991).

Alcuni di questi laghi hanno mantenuto, nel corso del tempo, lo specchio d’acqua originario, altri sono stati parzialmente interrati dai depositi torrentizi diventando conche palustri, altri ancora completamente riempiti di sedimenti (glaciali, fluvio-lacustri e palustri) sino alla soglia di sbarramento della conca, diventando un ripiano erboso (come Lagdei, per esempio).

I “Lagoni” rientrano nel primo caso (FIGURA 2), con una propensione a sedimentare nello specchio lacustre i materiali alluvionali grossolani, soprattutto per quanto riguarda il L. Gemio sup. che non gode, come il lago Gemio inferiore, di una depressione che possa fungere da bacino di sedimentazione/decantazione del materiale solido trasportato dall’immissario.

Le conche dei laghi Gemini sono impostate entro le sequenze torbiditiche del “Macigno” in un tratto di vallone relativamente poco acclive, sottostante al gradino roccioso completamente levigato dal ghiaccio, impostato sugli strati inclinati di circa 30° verso NE e che sostiene la conca ospitante il L. Scuro (FIGURA 3). Il più alto dei laghi si trova a quota 1357 m ed il sottostante a quota 1341 m; sono tra loro separati da una soglia in roccia contraddistinta da splendide montonature glaciali modellate in strati molto potenti di “Macigno” (FIGURA 4).

Il L. Gemio sup. ha forma irregolare ed é profondo al massimo 5,5 m, occupa un’area di ~ 35.700 m2 e conserva un volume d’acqua di ~ 68.000 m3, per la maggior parte proveniente dal Rio che drena il Vallone del L. Scuro. Le sue rive sono rocciose sui lati SO e N, mentre ad E e SE sono di natura detritica.

Il L. Gemio inf. presenta una forma allungata, nel senso della direzione degli strati del “Macigno”, cioé NO-SE e le sue rive sono prevalentemente coperte da detrito glaciale; esso risulta profondo 7,4 m, occupa un’area di ~ 32.500 m2 e contiene ~ 75.650 m3 d’acqua. Tre tipi di immissari lo alimentano: uno perenne proveniente dal lago gemello sovrastante, un secondo da sorgenti di stillicidio che sono alimentate dal lago Gemio sup. e un terzo da un rio stagionale in sponda sinistra (Moroni e Bellavere, 2001).

Geneticamente i Laghi Gemini sono legati all’azione di sovraescavazione glaciale da parte del ramo di ghiacciaio discendente dal Vallone del L. Scuro, ben evidente sia nella levigatura delle superfici di strato (liscioni) che dei fronti di strato. L’azione esaratrice del ghiacciaio si é esplicata sulle sequenze torbiditiche delle Arenarie del “Macigno”, alcune delle quali molto potenti e per questo dalle forme ben conservate.

 

 

Motivo della scelta

 

Le valli dei Torrenti Parma e Cedra, dominate nella parte alta dal “Macigno”, permettono di osservare le morfologie più spettacolari e didattiche dell’antico glacialismo dell’Appennino settentrionale. In particolare il vallone del ramo dei Lagoni che si immette nel T. Parma di Badignana, evidenzia sia le forme di deposito pleniglaciali che stadiali ed é ricco anche di forme di esarazione del substrato roccioso a partire da quote prossime al L. Gemio inf. e sino oltre il L. Scuro.

I depositi glaciali della massima espansione hanno contribuito alla formazione della poderosa lingua morenica di Bosco di Corniglio; i depositi tardiglaciali più antichi hanno ricoperto il tratto intermedio del Vallone di Badignana, dal Prolo ai Lagoni, mentre i depositi tardiglaciali finali, dal cordone frontale posto poco a SO del Rifugio Lagoni si portano presso il L. Scuro e poi si perdono nel circo M. Matto - M. Paitino.

Inoltre, i depositi lacustri-palustri della conca di Lagdei rappresentano, in questo tratto di versante appenninico, una delle successioni più significative per la comprensione delle vicende vegetazionali del tardo Quaternario.

 

 

Cartografia di riferimento

 

CTR Tavola 217 SO “Corniglio” scala 1:25.000

        Tavola 234 NO “Monte Sillara” scala 1:25.000