SITO n.16 “LE SALSE DI TORRE”

(S. Perego)

 

 

Accessibilità

 

Le salse di Torre sono poste nel Comune di Traversetolo, presso la località C. Cantini (FIGURA 1); il sito è raggiungibile in auto da Traversetolo seguendo la SP98 in direzione sud e svoltando a destra verso Torre circa 1,5 km dopo il bivio per Castione Baratti. Alle salse si accede a piedi partendo da C. Cantini e proseguendo verso sud per circa 150 m, lungo il sentiero che conduce nel versante sottostante (FIGURA 2).

Altre salse si trovano a breve distanza, nel Comune di Lesignano de’ Bagni, sui versanti ai lati della strada comunale che congiunge Rivalta a “il Salso”, circa 1 km ad est del centro abitato di Rivalta (FIGURA 1).

Molti toponimi, presenti nella cartografia vecchia e nuova dell’area, testimoniano la presenza del fenomeno delle salse: “il Salso”, “i Barbugli”, Rio Barbogli, Petroliera (FIGURE 1,3).

 

 

Descrizione del sito

 

Le salse di Torre di Traversetolo costituiscono un’interessante manifestazione endogena dell’Appennino parmense. Le salse sono emissioni di acqua ricca in sali, gas metano e tracce di altri idrocarburi (bitume), che raggiungono la superficie attraverso un condotto di risalita; durante il percorso viene trascinata verso l’alto una quantità più o meno rilevante di fango che deriva dalla fluidificazione delle rocce argillose attraversate.

In corrispondenza delle emissioni sono visibili sul terreno forme diverse (apparati lutivomi), in base alla quantità di materiale in uscita, al ritmo di attività della salsa ed alle condizioni meteorologiche dell’area. Per questi motivi le salse possono presentarsi come semplici depositi fangosi a livello del suolo o come veri e propri coni sopraelevati rispetto al terreno. La diversa forma degli apparati dipende essenzialmente dalla combinazione di due fattori: la quantità di acqua e la pressione del gas in risalita. Se l’acqua è abbondante e il gas che si libera dal sottosuolo ha poca pressione non si forma un cono a causa del rapido deflusso del fango, mentre se l’acqua è scarsa e il gas ha pressione si può formare un apparato conico, tanto più alto quanto più il fango è viscoso (Tellini, 1985). La denominazione di “vulcani di fango” utilizzata nel passato per la descrizione del fenomeno era legata alla forma che l’apparato lutivomo produceva in superficie, molto simile a quella di un vulcano.

Il gas proveniente dal sottosuolo è formato principalmente da metano, subordinatamente da anidride carbonica, azoto, ossigeno, idrocarburi insaturi. L’acqua che viene intercettata dal gas in uscita è principalmente di origine vadosa, come dimostrato dal fatto che le salse sono più attive dopo un periodo piovoso; le acque salate sono invece comunemente legate a giacimenti di idrocarburi, mentre il fango deriva dalla diluizione delle rocce argillose e marnose attraversate. Spesso ai componenti citati sono associate modeste quantità di sostanze bituminose, facilmente riconoscibili per il velo iridescente che lasciano sul terreno. Nelle salse di Torre si possono rinvenire tutte le sostanze citate.

Le diverse tipologie di idrocarburi che caratterizzano le manifestazioni superficiali dell’Appennino tosco-emiliano, sottoposte ad analisi isotopiche denunciano una genesi legata a condizioni termodinamiche relativamente profonde, con una conseguente lunga migrazione verso l’alto. Informazioni più dettagliate a riguardo si possono avere consultando i lavori di Capozzi e Picotti (2002) e Borgia et alii (1986) che presentano una trattazione completa del fenomeno, su tutta l’area appenninica.

 

Le salse di Torre, come quelle di Rivalta, sono conosciute da oltre tre secoli e mezzo. La prima descrizione risale al 1615 ad opera del medico Gerolamo Zunti. Successivamente furono descritte da P. Strobel (1888) che analizzò anche l’acqua salsa; sono citate inoltre nel lavori di Biasutti (1907) e nella nota geologica di Anelli del 1915 (De Marchi, 1997). Dai lavori di G. Barbieri (1947) si evince che le salse di Torre erano contraddistinte nel passato da aperture a quote superiori rispetto a quelle odierne (FIGURE 4,5,6), con deflusso dei fanghi verso il Rio Barbogli, a sua volta affluente del T. Termina.

Le salse di Torre, fortemente rimaneggiate nella prima metà del secolo scorso (Regione Emilia-Romagna, 1985), si presentano attualmente come ridotti coni dai quali trabocca il fango (FIGURE 7,8), oppure come piccoli laghi prodotti dall’erosione legata alla continua attività (FIGURE 9,10,11). Nel versante a sud di C. Cantini si possono osservare senza difficoltà i numerosi punti di risalita del gas (FIGURA 12) e verificare l’attività delle salse che si manifesta con continui gorgoglii sulla superficie delle pozze esistenti (FIGURE 13,14); le sostanze bituminose in uscita inoltre sono facilmente visibili per la particolare colorazione (FIGURA 15). La posizione di fuoriuscita dei materiali inoltre cambia nel tempo, come testimoniato da una salsa in formazione (ottobre 2008), presente in un campo arato di recente (FIGURE 16,17).

 

Cause del fenomeno

La genesi delle salse, come s’è detto, è da imputare alla risalita di acqua e gas sotto pressione che, nel loro movimento, coinvolgono argille fluidificate dall’acqua. Tali dinamiche sono possibili dove deformazioni tettoniche fragili (fratture o faglie) mettono in comunicazione zone del sottosuolo che si trovano a profondità diverse e che contengono quindi fluidi a pressione diversa. Le salse emiliane sono allineate lungo una fascia che attraversa la zona marginale appenninica con direzione NW-SE, particolarmente sviluppata nel reggiano e nel modenese (Castaldini et alii, 2003), molto meno evidente nel bolognese e nel parmense (FIGURA 18).

Nel caso delle salse di Torre e di Rivalta può aver giocato un ruolo importante la faglia ad andamento NW-SE riportata sulla Carta Geologica della Provincia di Parma (FIGURA 19). Questa dislocazione sembra delimitare un blocco sud-occidentale rialzato rispetto a quello nord-orientale. Nel primo blocco affiora estesamente l’unità caotica delle “argille scagliose”, mentre nel secondo prevale la Formazione di Bismantova di età miocenica media. Quest’ultima unità ricopre stratigraficamente l’unità caotica e sigilla quindi un importante evento di frana sottomarina, prodotto nel bacino miocenico, durante le prime fasi di deformazione tettonica che preludono alla strutturazione della catena appenninica.   

 

 

Motivo della scelta

 

Il sito è testimonianza dell’attività endogena legata alla presenza di idrocarburi nel sottosuolo e permette l’osservazione di un fenomeno non comune nella provincia di Parma.

 

 

Cartografia di riferimento

 

CTR Tavola 199 SE “Langhirano” scala 1:25.000

        Tavola 200 SO “Bibbiano” scala 1:25.000