SITO n.4  “GLI INOCERAMI DEL FLYSCH DI M. CASSIO”

(P. Monegatti)

 

 

Accessibilità

 

Il sito si raggiunge percorrendo la strada statale 62 verso il Passo della Cisa. Alcuni km prima dell’abitato di Cassio si devia a sinistra per la strada che porta a Castello di Casola, poi si scende per Villa (FIGURA 1). Qui si lascia l'automezzo e si prosegue a piedi lungo il sentiero che scende in direzione sud-est. Il sentiero, facilmente percorribile, oltrepassa i canali Rio del Giarole e Rio della Marmazza e arriva ai piedi di un’imponente scarpata rocciosa (FIGURE 2,3) .

 

 

Descrizione del sito

 

L’emergenza geologica è data da un’imponente successione di rocce ricche di inocerami appartenenti alla formazione del Flysch di M. Cassio, unità litostratigrafica del Cretacico dell’Appennino settentrionale (Papani e Zanzucchi, 1970). Il Flysch di M. Cassio, che si estende dall’Appennino Vogherese al Modenese con una potenza variabile tra 1200 e 1500 metri, ha la sua area tipo in Val Baganza (FIGURA 4) e comprende i rilievi di Monte Cassio e Monte Scaletta fino al M. Montagnana. La sezione tipo è stata ubicata e descritta da Papani e Zanzucchi (1969; 1970), in quattro spezzoni parziali affioranti lungo la sponda sinistra della Val Baganza. L’unità è costituita da una successione monotona e regolare di sequenze torbiditiche di arenarie calcaree grigie passanti verso l’alto a marne grigio chiare con degradazione a scagliette globulari cui seguono argilliti marnose scure. Il Flysch di M. Cassio poggia con un brusco passaggio concordante sui Conglomerati dei Salti del Diavolo e passa con gradualità alle “Argille di Viano”. Il contenuto fossilifero dell’intera formazione è molto scarso. In base ad un’associazione a nannofossili calcarei nella sezione tipo, è stato comunque possibile attribuire la formazione al Cretacico superiore (Barbieri e Panicieri, 1968). Tra i macrofossili, ad eccezione di un’associazione ad ammoniti rinvenuta da Pelosio e Pinna (1963) in un’area (M. Vidato) al di fuori dell’area tipo, gli unici fossili rinvenuti sono esemplari di inocerami, molto frequenti alla base dei livelli più grossolani.

Il sito è caratterizzato da una ripida scarpata di difficile accesso (FIGURA 5), ai piedi della quale si sono comunque accumulati blocchi ricchi di numerosi esemplari di inocerami (l’ubicazione dei blocchi più significativi è indicata con asterisco in FIGURA 1). Nelle FIGURE 6,7,8,9 ne sono fotografati alcuni esempi.

Gli inocerami sono molluschi bivalvi estinti, vissuti nel Giurassico e nel Cretacico, per circa 130 milioni di anni. Questi erano organismi bentonici fissati tramite bisso o cementati al substrato e per questo si rinvengono con valve a differente sviluppo (inequivalve). Peculiare caratteristica di questi organismi riguarda proprio la loro distribuzione. Gli inocerami sono i soli macrofossili relativamente comuni nei flysch cretacici dell’Appennino e nei depositi coevi di altre località italiane e straniere, associati, in alcuni casi, a qualche rara ammonite. La maggior parte delle rocce in cui si rinvengono gli inocerami testimoniano un ambiente di deposizione scarsamente ossigenato, testimoniato anche dall’assenza di altri organismi bentonici. Tali condizioni anossiche avrebbero infatti impedito, come succede nei mari attuali, la vita sul fondo di organismi bentonici ad eccezione di organismi chemiosintetici. Questi traggono il loro sostentamento dalla simbiosi con solfobatteri, in grado di sintetizzare sostanza organica attraverso particolari reazioni chimiche dei composti dello zolfo in assenza di ossigeno, svolgendo il ruolo che, negli ambienti ossigenati, è svolto dai vegetali. Seguendo questa ipotesi quindi gli inocerami sono stati organismi chemiosintetici del Mesozoico e il loro ritrovamento dà importanti indicazioni ambientali. Una conferma a questa ipotesi viene dalla morfologia delle valve degli inocerami (FIGURE 10,11,12). Il grande sviluppo della parte posteriore delle valve, infatti, potrebbe indicare la presenza in vita di una cavità palleale (dove, nei bivalvi, vengono svolte dalle branchie l’attività di respirazione e acquisizione del cibo) molto sviluppata, in cui i batteri chemiosintetici potevano vivere, permettendo a loro volta la vita agli inocerami. Gli inocerami, in quest’ottica, non avrebbero avuto competitori ne’ predatori occupando una nicchia ecologica del tutto esclusiva.

 

 

Motivo della scelta

 

L’affioramento è particolarmente importante non solo per l’abbondanza di inocerami, che sono tra i più importanti organismi chemiosintetici delle associazioni del Cretacico, ma soprattutto perché rappresenta uno dei giacimenti a inocerami migliori e facilmente accessibili. Infatti questi organismi estinti, che hanno assunto oggi un nuovo e peculiare significato paleoambientale, sono molto frequenti nelle formazioni dei flysch cretacici, ma sono spesso difficilmente analizzabili, oltre che per il loro cattivo stato di conservazione, per la difficoltà a raggiungere gli affioramenti.

 

 

Cartografia di riferimento

 

CTR  Tavola  217 NO “Cassio”, scala 1:25.000

          Elemento n. 217011 “Ravarano”, scala 1:5.000