SITO n. 1 “IL LIVELLO CHEMIOSINTETICO DEL TORRENTE STIRONE”

(P. Monegatti e G. Raineri*)

* Direttore delle Riserva regionale del Piacenziano e Referente Scientifico del Parco regionale del Torrente Stirone

 

 

Accessibilità

 

L’emergenza geologica è ubicata nel Parco Fluviale Regionale dello Stirone nei pressi della località Farfanara, ma è più facilmente raggiungibile dalla strada salsediana (PR57) che collega Salsomaggiore Terme a Castelnuovo Fogliani (FIGURA 1).

Partendo da Fidenza, la località si raggiunge percorrendo la strada provinciale (SP359) che sale verso Salsomaggiore Terme sino a che, oltrepassata la località “Ponte Ghiara”, si devia sulla destra imboccando la strada provinciale SP92 che conduce a San Nicomede e a Scipione Ponte, dove la provinciale si immette nella strada salsediana. Raggiunto Scipione Ponte si continua verso Castelnuovo Fogliani e, passato il ponte sullo Stirone, si prosegue per circa 800 metri sino ad incontrare sulla destra una carrareccia (FIGURA 2) che conduce alla porzione di affioramento ubicata in sponda sinistra del torrente.

 

 

Descrizione del sito

 

Il sito è parte integrante e pregnante del Parco Fluviale Regionale dello Stirone che comprende 14 chilometri di fascia fluviale dell’omonimo torrente territorialmente pertinenti ai comuni di Fidenza e Salsomaggiore Terme, in provincia di Parma, e di Vernasca ed Alseno, in provincia di Piacenza.

L'area protetta venne istituita dalla Regione Emilia-Romagna nel 1988 per tutelare l’enorme interesse geo-paleontologico delle successioni sedimentarie affiorate in alveo come diretta conseguenza dell’intensa erosione di fondo indotta dalle escavazioni di ghiaia degli anni '50 e '60, il cui ricco contenuto di fossili è di fondamentale importanza per comprendere l’evoluzione paleoclimatica e paleogeografica del Bacino Padano durante il Neogene. Il Parco dello Stirone inoltre tutela habitat e specie vegetali e animali di interesse comunitario e per questo è inserito all'interno del SIC (Sito di Importanza Comunitaria) "Torrente Stirone", nell'ambito della Rete Natura 2000.

L’emergenza geologica è una “chemioerma”, un livello costituito da blocchi carbonatici cementati di varie dimensioni (FIGURA 3), con aspetto brecciato e cariato (FIGURA 4), e da piccole concrezioni carbonatiche disperse nelle adiacenti peliti (Monegatti et alii, 2001). I blocchi contengono numerosi resti fossili per lo più riferibili a bivalvi appartenenti alla famiglia dei Lucinidi, spesso ancora con valve articolate (FIGURA 5).

Questo livello è intercalato in una successione di sedimenti argillosi contenenti faune marine profonde relativamente diversificate e databili, in prossimità della chemioerma, al tardo Pliocene inferiore (all’incirca 3.6 Ma, Taviani et alii, 1997); al di sopra di esso si osserva una fitta successione di lamine biancastre subparallele (FIGURA 6) costituite da gusci di microrganismi silicei (diatomee e radiolari) che proprio per questo prendono il nome di “diatomiti” .

Le peculiarità paleontologiche, sedimentologiche e geochimiche del livello né indicano la genesi in corrispondenza di ambienti marini profondi scarsamente ossigenati caratterizzati dalla presenza di emissioni fluide ricche di idrogeno solforato (H2S) e metano (CH4) nonché di abbondanti solfobatteri, organismi che ancor oggi prosperano in tali ambienti ricavando nutrimento dalla chemiosintesi (un processo che a differenza della fotosintesi clorofilliana governata dall'energia solare, sfrutta l’energia che si libera da alcune reazioni inorganiche per produrre composti organici).

Questi batteri favoriscono inoltre la precipitazione di un “cemento carbonatico autigeno” che di fatto accelera la diagenesi e la litificazione precoce dei sedimenti emipelagici favorendone la rapida colonizzazione da parte di organismi epifaunali sessili (che vivono cioè cementati a substrati duri oppure saldamente ancorati al substrato con un peduncolo o un bisso) come i coralli del genere Coenocyathus (coloniale) e Caryophillia (solitario) ed i bivalvi dei generi Spondylus (FIGURA 7), Neopycnodonta e Chama, (Raineri, 2007).

 

 

Motivo della scelta

 

L'importanza del sito, oltre che per l’abbondanza di fossili appartenenti a specie chemiosintetiche, è notevole perché rappresenta il migliore affioramento di chemioerma riconosciuto finora nel Pliocene inferiore – medio dell’Appennino emiliano.

Infatti situazioni analoghe sono relativamente frequenti nelle successioni, soprattutto mioceniche, dell’Appennino padano. Secondo Taviani et alii (1997), le emissioni di fluidi che le hanno generate, paiono strettamente correlate e coeve con alcune delle più intense fasi orogenetiche che contribuìrono al sollevamento della catena appenninica.

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR Tavola 180 SE “Salsomaggiore Terme” scala 1:25.000