SITO n. 2 “LE CALCARENITI DEL TORRENTE STIRONE”

(P. Monegatti)

 

 

Accessibilità

 

Il sito si trova all’interno del Parco Fluviale Regionale dello Stirone nei pressi dell’abitato di San Nicomede. Partendo da Fidenza, la località si raggiunge percorrendo la strada provinciale (SP359) che sale verso Salsomaggiore Terme sino a che, oltrepassata la località “Ponte Ghiara”, si devia sulla destra imboccando la strada provinciale SP92 che conduce a San Nicomede e a Scipione Ponte (FIGURA 1).

Appena prima dell’affascinante chiesetta di San Nicomede, risalente al IX secolo, si trova sulla destra un parcheggio da dove, lasciata l’auto, si arriva al cimitero di San Nicomede e, costeggiandone il lato sinistro, si imbocca il sentiero attrezzato (FIGURA 2) che conduce all’alveo del torrente Stirone. Oltrepassata l’area attrezzata, il sentiero costeggia la sponda destra del torrente inoltrandosi in un boschetto di pioppi neri, roverelle, sanguinelli e sambuchi dalle cui radure si possono ammirare le scarpate del canyon scavato dal torrente. Da qui si raggiunge in breve l’area attrezzata in località "Le Cascatelle" (FIGURA 3) e l’adiacente sito.

 

 

Descrizione del sito

 

Il sito è parte integrante e pregnante del Parco Fluviale Regionale dello Stirone che comprende 14 chilometri di fascia fluviale dell’omonimo torrente, territorialmente pertinenti ai comuni di Fidenza e Salsomaggiore Terme, in provincia di Parma, e di Vernasca ed Alseno, in provincia di Piacenza.

L'area protetta venne istituita dalla Regione Emilia-Romagna nel 1988 per tutelare l’enorme interesse geo-paleontologico delle successioni sedimentarie affiorate in alveo come diretta conseguenza dell’intensa erosione di fondo indotta dalle escavazioni di ghiaia degli anni '50 e '60, il cui ricco contenuto di fossili è di fondamentale importanza per comprendere l’evoluzione paleoclimatica e paleogeografica del Bacino Padano durante il Neogene. Il Parco dello Stirone inoltre tutela habitat e specie vegetali e animali di interesse comunitario e per questo è inserito all'interno del SIC (Sito di Importanza Comunitaria) "Torrente Stirone", nell'ambito della Rete Natura 2000.

La calcarenite affiorante in località “Le Cascatelle” (FIGURA 4), in particolare, è compresa nel tratto fluviale denominato “museo all’aperto”, caratterizzato dalla presenza di un “canyon” sulle cui alte scarpate affiora una potente successione sedimentaria plio-pleistocenica particolarmente ricca di reperti fossili marini in ottimo stato di conservazione tra cui emergono, per interesse scientifico e bellezza, molluschi, brachiopodi, coralli, crostacei, alghe calcaree, briozoi ed echinodermi. Tale successione sedimentaria, descritta per la prima volta da Papani e Pelosio (1963) è stata nel tempo oggetto di numerosi studi stratigrafici e paleontologici (vedi Dominici et alii, 1996 per la bibliografia) che hanno permesso di correlare le più importanti variazioni litologiche e faunistiche della successione con i principali eventi geologici e climatici che hanno interessato a scala regionale il Bacino Padano o alla scala globale tutto l’emisfero settentrionale quali le fasi di sollevamento dell’Appennino settentrionale e il raffreddamento climatico dell’emisfero settentrionale causato dalla formazione della calotta artica.

L’insieme di strati che compone la “calcarenite delle cascatelle” (FIGURE 5,6) possiede uno spessore di 20 m ed è caratterizzata dal susseguirsi di sabbie medie e corpi bioclastici stratificati in modo irregolare. Alcuni sono gradati ed hanno una base netta, mentre altri posseggono una struttura omogenea probabilmente riconducibile, oltre che al processo di sedimentazione, all’intensa bioturbazione operata dagli organismi che popolavano tale substrato. La pelite risulta più abbondante negli strati inferiori e scompare gradualmente verso l’alto. Il contenuto fossilifero è caratterizzato da un’elevata biodiversità e risulta per lo più distribuito in modo omogeneo nel sedimento; non mancano comunque evidenti livelli di concentrazione conchigliare, lateralmente discontinui, riferibili all’azione di correnti trattive sul fondo. I fossili più frequenti e facilmente osservabili nel sedimento sono i bivalvi Aequipecten opercularis, Pecten jacobeus, Glycymeris inflata (FIGURA 7), Lutraria lutraria, i gasteropodi Bolma rugosa, Diodora italica, Gibbula spp., Jujubinus spp, i brachiopodi appartenenti ai generi Terebratula e Aphelesia, i coralli dei generi Caryophyllia e Cladocora oltre ad alghe calcaree, resti di echinoidei regolari ed irregolari, briozoi incrostanti, foraminiferi ecc.... L’associazione faunistica indica, in relazione all’ambiente di deposizione di tale corpo bioclastico, un habitat costiero di modesta profondità e ad elevato idrodinamismo ubicabile nell’ambito della porzione superiore della piattaforma continentale (piano circalitolare).

Il tetto della calcarenite segna convenzionalmente il limite Pliocene–Pleistocene (datato a circa 1,81 milioni di anni) poiché immediatamente al di sopra degli ultimi livelli bioclastici sono stati ritrovati rari esemplari di Arctica islandica (Pelosio e Raffi, 1974) (FIGURA 8), il più noto tra gli ospiti boreali migrati nel Mediterraneo durante il Pleistocene. Questo dato per altro ben concorda con quanto emerso dagli studi palinologici effettuati da Lona e Bertoldi (1972) che in corrispondenza della comparsa di A. islandica hanno registrato un netto declino di specie vegetali arboree appartenenti al gruppo delle Taxodiacee, declino correlabile con l’instaurarsi di un regime climatico ad alta stagionalità così come confermato nel record isotopico atlantico (Shackleton et alii, 1984) e nella curva paleo climatica di Zagwjin (1975).

 

 

Motivo della scelta

 

L’affioramento in questione è particolarmente importante non solo per la ricchezza di fossili e la sua elevata valenza didattica (FIGURA 9) ma soprattutto perché rappresenta una delle migliori esposizioni facilmente accessibili dei corpi calcarenitici che caratterizzano le successioni del Pliocene medio superiore della parte occidentale Bacino Padano. Questi livelli che rappresentano superfici di massima trasgressione possono essere messe in relazione con il sollevamento della catena appenninica (Monegatti et alii, 2001). Altro motivo di interesse è la variazione faunistica nel record fossile imputabile all’instaurarsi di un’alta stagionalità in corrispondenza del limite Plio-Pleistocene, che nel bacino del Mediterraneo determina la scomparsa delle associazioni faunistiche ad affinità tropicale (rinvenibili nei sedimenti a monte delle Cascate) e l’arrivo degli "ospiti boreali”, rinvenibili nei sedimenti a valle, provenienti dalle fredde acque atlantiche a nord del Golfo di Biscaglia (dove per altro ancora oggi vivono).

 

 

Riferimenti cartografici

 

CTR Tavola 180 SE “Salsomaggiore Terme” scala 1:25.000