sito n.3  “le tracce fossili di isola di palanzano”

(P. Monegatti)

 

 

Accessibilità

 

Il sito si raggiunge percorrendo la strada provinciale SP665 verso Monchio. Oltrepassato l’abitato di Palanzano, poco prima della frazione Isola di Palanzano, si incontra il ponte sul Torrente Cedra (FIGURA 1). Poco prima del ponte si lascia la macchina e si prosegue a piedi lungo la carraia a destra che porta al campo sportivo e nell’alveo del torrente dove, a valle del ponte, affiora per diversi metri la Formazione di Canalgrande (FIGURE 2,3,4,5).

 

 

Descrizione del sito

 

L’emergenza geologica è data da una successione di rocce, ricche di icnofossili, appartenenti alla Formazione di Canalgrande, unità litostratigrafica di età paleocenica, appartenente alla successione subligure di Canetolo (Cerrina Feroni et alii, 1991; Cerrina Feroni et alii, 2002). Lungo l’alveo del Torrente Cedra questa formazione è esposta in giacitura rovesciata (FIGURA 2), in concordanza angolare con le Arenarie di Scabiazza geometricamente sovrastanti (Cerrina Feroni e Vescovi, 2002) che affiorano a monte del ponte. La Formazione di Canalgrande è costituita da arenarie litiche a grana fine e siltiti marnose in strati torbiditici sottili e medi, intercalati da livelli di argille scure e di calcilutiti; le litologie arenitiche sono caratterizzate da patine ocracee di alterazione (FIGURE 2,3,4,5).

 

La successione affiorante è caratterizzata da una abbondante e diversificata associazione di icnofossili, cioè non di resti più o meno completi di organismi, ma di tracce dell'attività biologica prodotte dagli organismi durante la loro vita. Gli icnofossili, o più semplicemente la tracce fossili, sono costituti da orme di vertebrati, piste della locomozione di invertebrati, gallerie scavate da invertebrati per procurarsi il cibo o per cercare riparo all'interno di sedimenti non ancora consolidati e così via e rientrano a tutti gli effetti nella definizione di fossili. Gli icnofossili hanno assunto una notevole importanza negli studi paleontologici poiché in molte rocce gli icnofossili sono i soli fossili a disposizione del paleontologo e risultano particolarmente significativi nelle ricostruzioni  paleoambientali in quanto sono, se presenti, sempre autoctone (ritrovate nello stesso luogo dove sono state prodotte). Inoltre è importante ricordare che molte successioni dell'Appennino Settentrionale di età compresa tra il Cretacico e il Miocene sono ricche di icnofossili. Alcuni dei più famosi icnogeneri come Paleodictyon Meneghini 1850, Zoophycos Massalaongo 1855, Paleomeandron Peruzzi, 1881, Taphrhelminthopsis Sacco 1888, Urohelminthoida Sacco 1888, e Lorenzinia Gabelli 1900 furono proposti da paleontologi italiani più di un secolo fa proprio sulla base di esemplari trovati nell'Appennino Settentrionale. Le difficoltà maggiori nello studio delle tracce riguardano la loro classificazione che non può essere la stessa degli altri tipi di fossili. Infatti difficilmente alla traccia si trova associato l’organismo che l’ha lasciata, organismi diversi possono lasciare tracce uguali e uno stesso organismo può lasciare tracce diverse durante la sua vita. Per questo le tracce vengono classificate in uno schema di classificazione a se stante che le raggruppa, in base al comportamento etologico che le ha prodotte (spostamento, abitazione, pascolo e così via), in nove categorie contraddistinte da un nome latino (per un approfondimento dell’argomento si rimanda a Raffi e Serpagli, 1993). Nel sito è possibile riconoscere sulle superfici di strato affioranti, numerose tracce ben conservate legate allo spostamento alla nutrizione e al riposo di invertebrati marini (FIGURE 6,7,8,9,10). Queste tracce non sono mai state oggetto di dettagliati studi paleontologici e risultano in alcuni casi di difficile interpretazione. Si possono, comunque riconoscere: Fodinichnia (tracce prodotte da organismi depositivori che scavano nel sedimento alla ricerca di cibo) simili al genere Chondrites (FIGURA 11) caratterizzate dal tipico sviluppo a miniera; Repichnia (piste o tracce di spostamento lasciate sul substrato dagli organismi) che mostrano andamenti sinuosi e forma bilobata caratteristica di vermi e gasteropodi (FIGURE 12,13); Pascichnia (tracce prodotte da organismi in cerca di nutrimento sulla superficie del substrato) con tipico andamento  meandriforme che non si incrociano mai, prodotte da molluschi o anellidi (FIGURE 14,15,16).

 

 

Motivo della scelta

 

L’affioramento in questione è importante per l’abbondanza e la diversificazione degli icnofossili e per la facile accessibilità dell’affioramento. Da non sottovalutare inoltre il peculiare significato paleoambientale che tale caratteristica paleontologica assume come unica testimonianza della presenza di vita. Infatti nella successione non sono mai stati trovati resti scheletrici di organismi, gli icnofossili permettono di individuare alcune caratteristiche ambientali (livello di ossigeno, materia organica sul e nel sedimento, ecc.) per l’ambiente di deposizione.

 

Riferimenti cartografici

 

CTR  Tavola 217SE ‘Ramiseto’, scala 1:25.000